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La guerra messa fuorilegge? Funziona!

Nel 1929 venne firmato un patto tra 93 nazioni per mettere fuorilegge la guerra? Ha funzionato? Un articolo del NYT ne racconta storia e implicazioni.

Patto Kellogg-Briand
di Davide Amerio

Un mondo pieno di , conflitti, tensioni, lo vediamo tutti i giorni. Ma può la essere messa fuorilegge? Ha senso? Ha qualche efficacia? Nel 1928 fu firmato un patto, tra 93 nazioni, per mettere la fuorilegge. Una follia? Secondo gli studiosi Oona A. Hathaway e Scott J. Shapiro tutt’altro. Lo hanno documentato in questo articolo, che vi proponiamo tradotto, nel 2017 sul The New York Times. Buona lettura.


Se vi state domandato qual’è il nome del più insolito trattato mai firmato nella storia, ci sono buone probabilità che sarebbe quello denominato del 1928. Il patto, che fu sottoscritto da 63 nazioni, metteva fuorilegge la guerra. Porre fine alla guerra è un traguardo assurdamente ambizioso. Si può pensare di realizzarlo con un trattato? Può apparire non solo assurdo, ma anche pericolosamente ingenuo.

E le critiche sembrerebbero aver ragione. Appena una decade successiva, tutte le nazioni che firmarono il patto, con eccezione dell’Irlanda, erano in guerra. Non solo il patto non fermò la II Guerra Mondiale, ma questo fallì nel fermare la guerra Coreana, il conflitto Arabo-Israeliano, le guerra Indo-Pachistane, la guerra del Vietnam, la guerra civile Iugoslava, e i recenti conflitti in Ucraina, e Yemen.

Ma le critiche sono sbagliate. Anche se il patto non ha posto fine a tutte le guerre, ha chiaramente messo fine alla principale ragione per la quale i paesi entrano in conflitto: la conquista. 
Questa ipotesi è supportata da un’analisi empirica che recentemente abbiamo condotto su tutti i casi conosciuti di acquisizione territoriale, durante i conflitti militari dal 1816 a oggi.

In primo luogo analizziamo alcuni contesti. Prima del 1928, i paesi avevano il diritto legale di promuovere una guerra. Se uno stato dichiarava di essere vittima di un altro, la legge internazionale gli permetteva di usare la forza per raddrizzare il torto.

Inoltre, la legge internazionale, concedeva ai paesi il diritto di conquista; ciò significava che essi potevano beneficiare dalla guerra delle predazioni dei territori e, in alcuni casi, anche delle persone. Il diritto di conquista era indipendente dalle ragioni del conquistatore. Indipendentemente dal fatto che dichiarasse di essere stato una vittima, nessun argomento indeboliva il principio; il conquistatore era il nuovo sovrano legale. È facile immaginare come il diritto di muovere guerra poteva, ed era, abusato.

Quando la guerra fu posta fuorilegge, il Patto Kellogg-Briand cambiò le regole che gli stati avevano seguito per secoli. Ma più importante fu che gli stati non potevano più stabilire diritti, giustizia, o titoli attraverso la forza bruta. Perché ora la guerra era illegale, eccetto nel caso di auto difesa, gli stati perdevano il diritto alla conquista. Certo, un aggressore poteva ancora prendere una città con la forza, ma, facendolo, questo non era più protetto della Legge, egli era solo più un aggressore di città.

Quindi il Patto Kellogg-Briand, cambiò la Legge. Ma questo cambiò il comportamento? Si, come mostrano i nostri dati.

Con l’aiuto di 18 studenti di Legge dell’Università di Yale come assistenti ricercatori, abbiamo scoperto che dal 1816 fino alla firma del Patto nel 1928, c’erano, in media, approssimativamente un territorio conquistato ogni 10 mesi. In altri termini, durante questo periodo, uno Stato aveva 1,33% di possibilità di essere vittima di una conquista in ogni anno del periodo esaminato.

Ad una prima impressione, questo sembrerebbe una buona probabilità. Ma non lo è: un paese con una probabilità del 1,33% all’anno di essere conquistato significa che può essere oggetto di conquista almeno una volta nella durata della vita di una persona. E queste conquiste non erano piccole. La grandezza media dei territori occupati tra il 1816 e il 1928 era di 114.088 miglia quadrate per anno.

Dopo la II Guerra Mondiale, le conquiste ebbero uno stop. La media delle conquiste per anno precipitò drasticamente – al 0,26% per anno, ovvero una ogni quattro anni. La grandezza media dei territori occupati diminuì a 5,772 miglia quadrate per anno. E la probabilità che qualsiasi Stato individuale soffrisse di una conquista, in un anno, precipitò – dal 1,33% allo 0,17%, ovvero una o due volte in un millennio.

Inoltre, i nostri dati suggeriscono che nei due decenni dopo  l’entrata in vigore del Patto Kellogg-Briand – dal 1929 al 1948 – avvenne un radicale cambiamento nel comportamento degli Stati. Le conquiste non si fermarono durante questo periodo. Ma queste erano reversibili. Ampie quantità di territori che furono occupati prima del 1948 furono restituite ai paesi che li possedevano in origine.

Qui c’è un fatto ancora più importante: i territori restituiti non furono semplicemente quelli occupati dopo l’inizio della II Guerra Mondiale, nel 1939, bensì quelli depredati una decade prima: nel 1928. Così, non solamente Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia non ottennero nuovi territori per sé, dopo la guerra (a parte un aggiustamento dei confini tra Francia e Italia); gli Alleati restituirono la Manciuria alla Cina, liberarono l’Etiopia dall’Italia, e restituirono i territori conquistati in Europa dalla Germania.

Unica eccezione fu l’Unione Sovietica, tra gli alleati, che guadagnò importanti territori dopo la guerra. J. Stalin insistette per ottenere alcuni territori conquistati, come prezzo per la pace. Gli altri Alleati videro queste concessioni come una deplorevole deviazione dalla Legge condivisa, che non avrebbe dovuto costituire un precedente per il futuro.

L’annessione illegale della Crimea da parte della Russia nel 2014 potrebbe sembrare che ci siamo sbagliati. Ma la dimensione della Crimea è l’eccezione che prova la regola, precisamente di quanto siano rare le conquiste ai nostri giorni. Consideriamo che prima del 1928, la quantità di territori conquistati ogni anno era uguale, approssimativamente, a 11 Crimee. Inoltre tutti i paesi nel mondo hanno considerato l’annessione del 2014 come illegale, rifiutando di riconoscere la Crimea come parte della Russia.

Dando credito al Patto Kellog-Briand nell’aver cambiato il comportamento degli stati, non neghiamo l’importanza delle molte altre cause che hanno contribuito alla fine delle conquiste e al declino della guerra, come l’avvento delle armi nucleari, e la notevole crescita del libero mercato. Ma queste spiegazioni sono incomplete perché assumono l’idea che il patto non abbia più efficacia.

Vediamo che l’idea più considerata è quella per cui le armi nucleari fungono da deterrente per le aggressioni, più che per conquistare territori. I paesi ricorrono alle sanzioni, anziché alle pallottole, riconoscendo che il commercio è più profittevole del ricorso all’annessione di territori.

L’elemento mancante in tutte queste spiegazioni, in altre parole, è la messa fuorilegge della guerra. Forse il Patto Kellogg-Briand non era così una pazzia, dopo tutto. 

Note:
Oona A. Hathaway and Scott J. Shapiro are professors of law at Yale and the authors of the forthcoming book “The Internationalists: How a Radical Plan to Outlaw War Remade the World.”

Fonte : The New York Times