La Mappa delle battaglie ecologiste nel mondo

Uno studio condotto a livello mondiale promosso dalla Comunità Europea mette in luce i numerosi conflitti ambientali sul nostro pianeta

di Davide Amerio

Proponiamo la traduzione di un interessante articolo apparso su Le Monde nel quale viene illustrato uno studio effettuato a livello mondiale e finanziato dalla Comunità Europea per documentare i conflitti ambientali in corso.

La fuoriuscita di petrolio sulla Deepwater Horizon nel Golfo del Messico verso gli Stati Uniti, lo sfruttamento delle sabbie bituminose in Alberta, Canada, le miniere di Rio Tinto in Madagascar o ancora la deforestazione nello stato del Pará in Brasile: martedì 19 marzo il progetto europeo EJOLT (Environmental Justice Organisations, Liabilities and Trade – Organizzazione per la giustizia ambientale, debiti e commercio) ha pubblicato il suo atlante mondiale della giustizia ambientale, una mappa interattiva che identifica quasi 1.000 i nel mondo.

Questa mappa, che permette di fare ricerche e documentarsi per paese, società materie prime o tipo di conflitto (nucleare, combustibili fossili, acqua, biodiversità, ecc.), è stata sviluppata nell’arco di tre anni da 23 università e ONG appartenenti a 18 paesi differenti, che hanno ricevuto un finanziamento di 3,7 milioni di euro da parte dell’Unione Europea.

Questo dimostra che i conflitti ambientali sono in crescita in tutto il mondo“, dichiara Leah Temper una delle coordinatrici del progetto e ricercatrice presso l’istituto di scienze ambientali e delle tecnologie dell’università di Barcellona. “Poiché la maggior parte delle persone conosce solamente alcuni casi presentati dai media, questa mappa mostra che gli impatti ambientali fanno parte del normale funzionamento dell’economia e che l’estrazione delle risorse comporta dei costi ecologici che sono pagati dalle popolazioni più emarginate e povere: gli autoctoni e sopratutto le donne e i bambini“.

Questa mappa mette inoltre in evidenza delle tendenze inquietanti come la frequente impunità delle aziende colpevoli di crimini contro l’ambiente e la persecuzione continua di militanti ecologisti. Malgrado tutto, delle vittorie sono state conseguite davanti ai tribunali e alcuni progetti sono stati annullati.” Il 17% dei casi analizzati con la mappa sono considerati come delle “vittorie in favore dell’ambiente”, secondo i ricercatori del progetto EJOLT.

Per scegliere e documentare i conflitti, i ricercatori hanno lavorato con una rete di associazioni che lavorano da diversi anni all’interno dei paesi dove le lotte sono in corso. Ma al momento, la mappa è ancora lontana dall’essere completata. 104 casi si riferiscono all’India, 72 alla Columbia, 58 al Brasile e Nigeria e persino 48 in Equador. Al contrario, in Cina, dove la contestazione ecologista è oramai largamente condivisa dopo i ripetuti scandali ambientali, sono stati analizzati solamente due conflitti: l’avvelenamento da piombo degli abitanti presso l’officina di una fabbrica di pile nella provincia di Fujian (situata nel sud-est del paese) e il progetto di prolungamento del treno a sostentamento magnetico di Shanghai.

In Francia solamente sei progetti che suscitano l’opposizione sono messi in luce dalla grafica: il reattore ITER a Cadarache (Bouches-du-Rhone), la linea  ad alta velocità tra Bordeaux e la Spagna, la “Eco Valley” a Nizza, il centro di stoccaggio di scorie nucleari a Bure (Meuse), i lavori del futuro stadio dell’Olympique lyonnais e il nuovo collegamento stradale Pau-Oloron. Nulla si dice delle lotte a riguardo del progetto dell’aeroporto a Notre-Dame-des-Landes, della linea ferroviaria Lione-Torino, della ricerca di petrolio (bitumoso) nel bacino di Parigi e ancora della fattoria “mille vacche” a Picardie.

La mappa non è ancora esaustiva ne rappresentativa di tutti i conflitti ambientali più emblematici nel mondo”, racconta Leah Temper. “Questo perché  invitiamo i ricercatori e le ONG a entrare in contatto con noi al fine di arricchirla. Il nostro obiettivo è di raggiungere oltre 2000 conflitti documentati entro il prossimo anno.”