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La riforma dell’ESM un pericolo per l’Italia

Si torna a discutere di clausole dell'ESM (Meccanismo di Stabilità) europeo, ma i pericoli insiti in questi accordi, sempre in favore della Germania, sono un pericolo per l'Italia

di Scenarieconomici.it

Nel Dicembre 2018 Fabio Lugano, autore di Scenarieconomici, scriveva questo articolo in cui illustrava i pericoli del (European Stability Mechanism) europeo. Una lettura per rinfrescare la memoria a quanti scoprono solo oggi il perverso meccanismo che può creare seri problemi al paese. Buona lettura.


La Germania è letteralmente terrorizzata dalla possibilità che, prima o poi, come è successo in ogni altra parte del mondo all’interno dei processi di unificazione, qualcuno la chiami a rispondere del proprio enorme surplus commerciale verso le altre aree dell’unione con trasferimenti di carattere fiscale.

Prendendo l’esempio dell’Italia, quella della crescita terminata con il 1990, vi era un sistema che funzionava e garantiva benessere diffuso perché il Nord industriale vendeva i propri prodotti al Sud che li pagava in parte con trasferimenti pubblici, in parte con un proprio lento sviluppo ed in parte fornendo manodopera alle fabbriche del Nord. Una simbiosi non ottimale, ma che 30 anni ha garantito un benessere al Nord ed al Sud.

Un’evoluzione del genere è impensabile per la Germania: tutte le prospettive e le  analisi provenienti dai think tank tedeschi, compresi quelli di CesIFO, che avete potuto leggere su Scenari Economici indicano come questa prospettiva viene vista da evitare ad ogni costo, letteralmente terrorizzante, così negativa da prospettare piuttosto la rottura dell’ area. 

Il problema è che, nello stesso tempo, la Germania pretende di essere la guida politica ed economica dell’unione, in una modalità quasi imperiale: basta ascoltare le parole della Merkel recentemente pronunciate a proposito del Migration Compact , con le quali si afferma che tutti i paesi dovranno accettare le nuove  norme anche contro la propria volontà democratica, per capire l’ideologia imperiale che ne è alle spalle.

Una posizione egemonistica ed imperiale però mal si sposa con il rifiuto per un aiuto alle “Province” più deboli, leggasi Spagna, Francia, Italia etc. Cosa fare a questo punto? L’idea è stata eccellente dal punto di vista germanico: si è creata una “Seconda Lega Anseatica” composta da staterelli del Nord , e dai Paesi Bassi, la cui somma della popolazione non è pari neppure a quella spagnola, con il compito di portare avanti la riforma degli strumenti di assistenza finanziaria europea in modo tale che la prospettiva di un trasferimento fiscale NON sia neppure pensabile.

Si è quindi lasciato a politici espressi da stati confrontabili, come PIL e popolazione , a province italiane il compito di svolgere il lavoro sporco  di bloccare qualsiasi evoluzione politica europea.

Ora i criteri che sono stati individuati dall’Eurogruppo come guida per il futuro utilizzo del ESM, European Stability Mechanism, che dovrebbe trasformarsi in un European Monetary Fund, e per un intervento sono:

  • imposizione di clausole CAC single Limb che permetterebbero al fondo di tagliare e ridurre l’indebitamento in modo molto più semplice
  • l’accesso al ESM/EFM dovrebbe essere preceduto dalla riduzione del debito al di sotto del 60% o da una riduzione del 5% in un singolo esercizio;
  • per accedere al fondo è necessario che non si superi il rapporto deficit PIL del 3%;
  • per accedere al fondo il 3% non deve essere superato neanche nel caso di recessione, senza misure fiscali strutturali (cioè senza fare nulla);
  • a questi criteri quantitativi si aggiungono tre criteri qualitativi, cioè che non devono esserci eccessivi sbilanci nel bilancio dello stato, non devono esserci procedure di violazione in corso, ed il debito deve essere sostenibile.

Quindi ammettiamo che l’Italia per una crisi di liquidità o di collocamento del debito pubblico chiedesse di accedere al ESM/EFM, questa dovrebbe:

  • tagliare il debito di oltre il 50%; oppure ridurlo di 115 miliardi in un anno;
  • sottoporsi alla “Probatio diabolica” per cui anche di fronte ad una recessione il rapporto debito /PIL non dovrebbe superare il 3% SENZA FARE POLITICA ECONOMICA.
    Si tratta di clausole scritte esattamente per NON rendere conveniente l’utilizzo del fondo steso per nessun motivo.

Infatti :

  • un creditore preferirebbe l’uscita dall’euro, perché comunque la svalutazione sarebbe inferiore al 50% anche nel peggiore dei casi;
  • 115-120 miliardi di manovra in un esercizio sono tagli dell’ordine del 13 del bilancio dello stato, il che significherebbe tagli enormi ai servizi ed allo stato sociale. Se pensiamo che il reddito di cittadinanza e quota 100 assieme sono 9 miliardi, che genere di tagli possono essere quelli per 115 ?
  • Inoltre queste misure NON dovrebbero incidere sul rapporto deficit PIL. Come dire che smettere di mangiare per due settimane NON dovrebbe incidere sul peso corporeo. Logico, no?


La riforma del ESM è stata disegnata in modo tale che nessuno, soprattutto l’Italia, ma anche Francia, Spagna e Portogallo, possa mai accedervi. La cosa divertente è che anche l’Italia vi ha aderito, segno che:

a) non abbiamo capito cosa implicasse;

b) siamo tanto folli da adeguarci all’impossibile;

c) siamo matematicamente sicuri di uscire dall’Eurozona, e forse dall’Unione, che non ci interessano più le regole che dovrebbero regolarla.

In realtà le regole per l’ESM; disegnate dalla “Nuova Lega Anseatica”, non sono che la strada aperta per l’euroexit dei paesi più deboli. Un cammino disegnato dalla Germania, ovvio, ed appoggiato da una sere di paesi che pensano di essere più furbi degli altri, come la Polonia nel 1938 a Monaco. Senza rendersi conto che, economicamente, faranno la fine di quel paese.