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La triste storia di Adelina abbandonata dallo Stato e suicida per disperazione

La storia di Adelina Sejdini abbandonata dalle istituzioni, da quello Stato cui si era affidata per denunciare i suoi aguzzini è l'emblema del fallimento di questa politica immorale e vile che agisce contro i deboli

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di Davide Amerio

Trovo davvero angosciante questa storia. La sintesi de La Stampa di Torino sulla vicenda di Adelina Sejdini, di origini albanesi:

Era disperata dopo che nel suo permesso di soggiorno era stato tolto lo stato di apolide e indicata la cittadinanza albanese. Per questo si è tolta la vita Adelina Sejdini, ex prostituta nata a Durazzo che ha fatto arrestare i suoi sfruttatori: grazie alle sue rivelazioni sono state arrestate 40 persone e denunciate altre 80, in gran parte appartenenti alla mafia albanese che controllava lo sfruttamento della prostituzione in tutta Italia. 

Già un appello nel 2018 al ministro di disgrazie e ingiustizie, tale Matteo Salvini, era caduto nel vuoto. Recentemente anche un appello a quell’altra disgrazia di Presidente della fu Repubblica Mattarella, non è stato preso in considerazione. Chiedeva a gran voce, oltre tutto dopo essersi ammalata di cancro (e con una invalidità del 100%), di poter rimanere in Italia, onde evitare di essere brutalmente uccisa per vendetta, se fosse stata costretta a ritornare in Albania. Si è tolta la vita lanciandosi da un ponte ferroviario.

Si manifesta sempre di più, quotidianamente, davanti a noi, per quanti non hanno gli occhi foderati da qualche tifoseria politica, uno “Stato” debole con i forti, ma tremendamente forte con i deboli. Uno Stato incapace di difendere chi ha il coraggio di denunciare, di passare dalla parte delle istituzioni. Uno Stato che disprezza le minoranze e che abbandona chi è in difficoltà; che giunge persino a non ammettere più chi contesta il magnifico e glorioso “governo dei migliori”.

Non ho mai creduto che la Legge Merlin fosse utile per fermare il fenomeno della prostituzione. Nessuna legge che proibisce una scelta personale (prostituzione, droga, alcol, fumo) ha realmente efficacia: la storia dovrebbe insegnare qualche cosa. Ciò non significa che, nel caso della prostituzione, questa debba essere accettata con rassegnazione. 

Il compito di uno Stato (serio e realmente sociale) dovrebbe essere quello di creare le condizioni per cui nessuna donna sia costretta a ricorrere alla prostituzione per sopravvivere. Se lo fa per libera e consapevole scelta, ovvero preferisce guadagnare di più facendo quel tipo di vita, piuttosto che un altro lavoro, è un conto: in tal caso lo Stato dovrebbe assicurare il profilo sanitario necessario, il pagamento delle tasse (come qualunque attività), e assicurare che il “mestiere” avvenga senza ricatti o costrizioni da parte di qualcuno.

Se invece lo Stato, ubbidendo alle disposizioni politiche e morali dell’art. 3, volesse davvero preoccuparsi della prostituzione, dovrebbe adoperarsi per rimuovere le cause che costringono le donne alla mercificazione del proprio corpo, della propria vita.

Quando poi una sventurata, come in questo caso, aiuta le istituzioni e viene abbandonata, siamo di fronte al fallimento dello stato di diritto e sociale. Facile fare del moralismo benpensante sulla prostituzione, quando non ci si preoccupa delle cause che stanno all’origine, e in questo, violando il dettame della Costituzione che impegna lo Stato a rimuovere le cause che impediscono lo sviluppo della persona umana.

Mentre esistono uomini e donne impegnate ogni giorno per difendere la Libertà, la Democrazia, e lo Stato di Diritto, la politica partitocratica vaneggia, promuove Daspo a uomini miti come Puzzer, con sommo disprezzo del ridicolo, perseguita e minaccia chi non si allinea al pensiero unificato, e abbandona le persone in difficoltà, o che si sono affidate allo Stato credendo nelle istituzioni.

Credevamo di aver visto la Notte della Repubblica con le stragi, le bombe, i gruppi terroristici, ma ci sbagliavamo: non è la violenza delle armi a creare il buio della democrazia ma il logoramento della verità, lo svilimento delle Costituzioni Liberali e Democratiche, l’accettazione supina degli “onesti” del mondo capovolto, della violenza sul diverso, sul minoritario, l’abbandono impietoso dell’emarginato, e l’ostilità sistematica contro il dubbio.

(D.A. 10.11.21)