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La Valsusa rifiuta le misure cautelari

Un'assemblea di quelle che non si vedevano da un po, il polivalente strapieno rimanda al mittente le misure cautelari

di Valsusa Report

Inizia in orario l’assemblea del movimento No Tav della Valsusa, in tribuna Alberto Perino, Lele Rizzo e Nicoletta Dosio. L’ordine del giorno dell’assemblea prevedeva un’organizzazione per l’estate che sta arrivando in Valsusa, campeggi, passeggiate e il Festival dell’Alta Felicità. Gli ultimi avvenimenti hanno portato l’attenzione sulle imposte ad appartenenti del movimento No Tav, fatti del 28 guigno del 2015. “Una grande giornata che ha visto decine di migliaia di persone cingere il cantiere-fortino prima partendo da Exilles, sulla strada dell’Avanà e poi dall’abitato di che ha visto abbattere le recinzioni”, dicono dal palco i No Tav. Era una giornata che aveva le caratteristiche di ricorrenza alle giornate dello sgombero della Maddalena e l’Assedio del 3 luglio successivo.

Il movimento arrivava alla ricorrenza dopo 4 anni di continui spostamenti delle recinzioni del cantiere che man mano si era allargato fino a ricoprire terreni non propri per la sussistenza dei lavori del tunnel geognostico, i cosiddetti “di sicurezza”. “Una giornata che nella volontà doveva dimostrare l’allargamento del cantiere e le misure restrittive – che nei 4 anni hanno colpito il movimento trasversalmente – non savrebbero riuscite ad intimidire nessuno”, di fatto quel giorno nella mattinata da un lato il movimento non riuscì ad incidere il dispositivo messo a guardia, ma nel pomeriggio dal lato del torrente, con alcune corde gli abitanti della Valsusa riuscirono a far cadere due recinzioni che scatenarono lo scontro con le forze in divisa.

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Ad un anno di distanza giusto quei fatti producono misure cautelative giudicate dal palco nei vari interventi come misure “fantastiche che non stanno ne in cielo ne in terra”. E’ così che prendono forma gli episodi del futuro processo, la Nicoletta ultrasessantenne, “viene ripresa mentre passa la corda che tirerà giù i jersey” di fatto non la tirerà, riceve la misura cautelare dell’obbligo di firma; Giuliano, ultraquarantenne “viene visto prendere un lacrimogeno e lanciarlo al di là del prato, viene identificato come appartenente ad un progetto complessivo che aiutava chi tirava la fune a sopportare il gas”, riceve gli arresti domiciliari; Marisa, ultrasettantenne con problemi alle ginocchia invece “chiede un passaggio al furgone che tiene l’audio del corteo, fa parte così dell’apparato di logistica che interviene a supporto dei partecipanti al tiro della fune”, ha l’obbligo di firma alle 8 di mattina. Misure cautelari che senza un giudizio di una corte, prendono già il via, impedendo di fatto, ai colpiti, il movimento all’interno della valle.

La proposta così prende piede nei vari interventi e quindi, Nicoletta dichiara che “non andrà a chiedere scusa tutti i giorni ai Carabinieri e che se la misura diventerà restrittiva degli arresti domiciliari – dice – che la sua casa è così bella che non assomiglia di certo ad una prigione, lei uscirà di casa come nella consuetudine di tutti i giorni e continuerà a conservare il piacere di ritornarci alla sera per riposarsi” . Giuliano, già colpito dagli arresti domiciliari dichiara che “nessuna restrizione potrà bloccargli la libertà in attesa di un processo”.

Queste dichiarazioni trovano conferma nella nuova legge applicativa che definisce il campo dei tempi in cui le restrizioni possono essere applicate ovvero “nell’immediato” come afferma l’avvocato Novaro intervenuto su richiesta del pubblico e quindi non a distanza di un anno dai fatti “sono misure che devono aiutare il processo ed impedire così l’inquinamento delle prove. Per questo vengono applicate agli indagati. Persone colpite non possono comunicare e circolare liberamente”. Oltre a questo ci sono i due ragazzi che sono detenuti in carcere e con lo stesso principio non possono parlare con un familiare e nemmeno tramite il loro avvocato “misure che non ricevono nemmeno i mafiosi” si sente dal pubblico, “se hanno così paura, potrebbero mettere i jersey alla Chiusa di San Michele così fanno una riserva e non ci rompono ……..” si sente uscendo dal Palanotav di .

In ultimo l’assemblea decide che chi dei colpiti dai termini restrittivi voglia affrontare la pericolosità della scelta di disubbidire a questo tipo di restrizione senza un giudizio di una corte di primo grado, sarà moralmente e praticamente sostenuto dal movimento. Intanto dal sito ufficiale del movimento si legge “Il movimento notav ha indetto per Giovedì 24 Giugno alle h.21 una Fiaccolata notav in solidarietà con tutti i notav colpiti dalle misure restrittive in questi giorni. Partecipiamo numerosi!”

V.R. 22.6.16