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La Zumba di Renzi

di Davide Amerio

Cielo azzurro e limpido, sole leonino; su e giù per queste colline trovi girasoli ritti e orgogliosi come soldatini ubbidienti alle direttive del sole; altrove filari di uva; poi una popolazione smisurata di ulivi e frutteti d’ogni bontà; i soli pendii brulli sono quelli già accarezzati dalla trebbiatrice che ha lasciato dietro di sé enormi covoni di fieno. Così si presenta questa ricca e fertile terra d’Abruzzo. Quando scendi giù in fondo alle colline finisci in riva al mare e ci trovi la spiaggia e l’acqua aspra di sale ma limpida e trasparente. Fiumi di olio e cremi solari attraversano i filari di ombrelloni; qui, tra una spalmata e l’altra, ci trovi gli Italiani, e la Zumba.

Così si chiama l’ultima moda estiva, il solito tormentone di musiche afro-brasileo-metal-elettronico che invita trasbordanti pancette figlie del benessere a ondeggiare, sobbalzare, oscillare, nella vana promessa di qualche etto in meno ma di un sicuro divertimento. Tutti in fila a seguire l’animatore: appetibile ‘figaccione’ per signore più o meno attempate cui la Zumba regala la prima fila dello spettacolo di muscoli magistrali che dominano la scena; l’insegnante ha più o meno l’età del loro figlio, ma sono dettagli insignificanti; l’immagine del tizio è utile da ricordare quando alla sera si troveranno nel letto il meritato consorte cui la tartaruga addominale è ribaltata e giace morta da un pezzo.

Le file non sono piene di gente (sarà la crisi?), tranne il fine settimana: l’epoca in cui giungono le orde dei vacanzieri barbari, quelli che devono divertirsi a tutti i costi, sopra tutto se giovani (o se si credono ancora tali). Quindi via alle baldorie, e la spiaggia diventa il loro territorio di conquista. Gare a chi urla più forte, a chi perde il pargoletto per primo, a quello che si fa male, a quello che rompe di più i vicini alzando bufere di sabbia con la paletta;  a chi si ubriaca prima, a chi riesce tatticamente ad occupare più ombrelloni oltre a quello che ha regolarmente pagato; a chi riesce meglio disturbare quelli che si ostinano a credere che la spiaggia dovrebbe anche essere un luogo di riposo stando seduti ad ammirare il mare, il cielo, le nuvole, ascoltando il rumoreggiare delle onde oramai prevaricate dalla Zumba o, in assenza, da una musica gracidante trasmessa dallo stesso altoparlante degli annunci, sicché il risultato è un disturbo sonoro nemmeno degno di un mangiadischi degli anni ’60.

Tutto mi richiama alla mente (forse sono malato!) e le sue ‘opere’ delle quali leggo tristemente notizia sfogliando qualche giornale. Nessuna sostanza ma molto rumore. Mi domando quanto le persone che saltellano tra le sdraio sulla sabbia bollente si rendano conto del mondo che ci circonda, del sistema paese che scellerati e improvvisati riformisti quarantenni, in combutta con oligarchi ottuogenari e pregiudicati, stanno preparando: svendono asset, creano disoccupazione; costringono giovani e imprese a fuggire all’estero e quelli che rimangono ad accettare ogni sopruso possibile; mantengono inalterati vergognosi privilegi mentre anziani sopravvivono con la pensione minima e cinquantenni ancora rigogliosi fanno acrobazie per sbarcare qualche soldo; smontano una tra le più belle e nobili costituzioni democratiche del mondo; creano mostri istituzionali e giuridici anticostituzionali che non saranno più tali nel momento in cui saranno riusciti nell’intento di demolire i paletti di controllo e di contrappeso della Carta.

Però si balla. Tutti a ballare la Zumba di Renzi, – giornalisti compiacenti in testa, –  che è tanto caruccio e a modino, in fondo. Basta che ci si muova, che ci sia qualcuno che ‘fa e agisce’ (la cultura del ‘fare’ ci affascina sempre!); non importa come e per cosa  e con quali conseguenze. Ci si accontenta dell’illusione. Il finto leader come il trainer della spiaggia: regalaci oggi l’illusione quotidiana che la nostra trippa scomparirà e diventeremo tutti belli, fusti, aggraziati e magri. Nel frattempo continueremo a mangiare male (e con schifezze quotidiane che ci uccidono) ma nell’illusione ci addormenteremo tranquilli, prima di risvegliarci dentro un incubo.

D.A. 12.07.14