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L’Argentina si prepara a svoltare alle prossime elezioni

L'argentina si prepara ad un cambio di rotta alle prossime elezioni di ottobre. Proponiamo due articoli per conoscere la questione.

L’ cambia corso. Il presidente in carica Mauricio Macrì ha incassato una pesante sconfitta alle primarie, preludio delle prossime elezioni di ottobre. Ritorna in auge la figura di  Cristina Kirchner probabile prossima vice-presidente. Il tentativo è quello di riportare lo Stato a giocare il ruolo di mediatore all’interno di regole democratiche e dei principi di solidarietà sociale.

Introduciamo, di seguito, due articoli che trattano l’argomento, il primo di Raffaele Piras per Affarinternazionali.it, e il secondo di Livio Zanotti pubblicato su Treccani.it. Buona Lettura.


di Raffaele Piras per Affarinternazionali.it

Il presidente in carica dell’Argentina Mauricio Macri ha incassato una pesante sconfitta nelle primarie presidenziali di domenica 11 agosto, che hanno invece sancito il ritorno in auge delle forze peroniste-kirchneriste rappresentate dall’alleanza tra Alberto Fernandez e Cristina Kirchner. Viste come una prova generale per le elezioni presidenziali di ottobre, le primarie hanno fatto registrare un capovolgimento dei rapporti di forza in Argentina che, qualora confermato, avrebbe importanti ripercussioni sull’intera regione latino-americana.

Il sistema delle primarie presidenziali – primarias abiertas, simultáneas y obligatorias (Paso) – fu introdotto nel 2009 dall’allora presidente Cristina Kirchner. Prevede che tutti i partiti che intendano partecipare alle presidenziali presentino almeno un candidato, che dovrà a sua volta ottenere quantomeno l’1,5% dei voti per potere poi correre alle elezioni. Avendo tutte le formazioni elettorali già individuato aspiranti presidenti e vicepresidenti, non è prevista a questo giro alcuna competizione interna ai partiti e – considerate come vere e proprie “pre-elezioni” – le Paso rappresentano di fatto un sondaggio nazionale obbligatorio.

Volti e numeri
L’attuale presidente di centrodestra Mauricio Macri – intenzionato a candidarsi per un secondo mandato – e il suo vice Miguel Angel Pichetto hanno ottenuto il 33% dei voti su 33 milioni di argentini chiamati alle urne. Un risultato pessimo per Macri e per la sua coalizione Juntos por el Cambio, che sconta la grave crisi economica nel Paese e le conseguenti misure di austerità adottate per farvi fronte.

Il leader dell’opposizione peronista Alberto Fernandez – professore di diritto penale all’Università di Buenos Aires e già capo di gabinetto durante la presidenza di Nestor Kirchner – e la sua vice ed già first lady e presidente Cristina Kirchner hanno raccolto il 48% dei voti, assicurando alla loro coalizione Frente de Todos ben 15 punti di distacco rispetto a quella dell’attuale inquilino della Casa Rosada.

Sono quattro i “ticket presidenziali” che hanno raggiunto il quorum per il prossimo turno elettorale. Oltre alle coppie Macri-Pichetto e Fernandez-Kirchner, parteciperanno alle elezioni del 27 ottobre anche la coalizione di centro Consenso Federal (8,6%) e il Frente de Izquierda y de los Trabajadores (2,9%).

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di Livio Zanotti.

L’autore della giocata vincente che porta Cristina Kirchner a un passo dalla vicepresidenza argentina e dunque a un trionfo inimmaginabile solo qualche mese addietro è Alberto Fernandez, l’ex primo ministro del marito scomparso, che ha distribuito le carte e deciso l’avvio della partita.

Dimostrando intelligenza politica e tempismo sufficienti a prefigurarlo come un capo di stato accorto, abilissimo nel combinare cautela strategica con audacia tattica. Alleanze larghe e risolutezza nel condurle, costruite su un programma necessariamente elastico ma fermo nell’ancoraggio a un capitalismo disposto a investire in cambio di forti garanzie e a un ruolo mediatore dello stato rispettoso delle regole della democrazia e dei principi della solidarietà sociale.

Obbligatoria per legge, quella di domenica scorsa avrebbe dovuto essere soltanto una consultazione interna ai partiti, pur se aperta a tutti i cittadini in età di voto. 

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