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Le tante facce della povertà

DSCN2557Cosi efficacemente Marco Revelli ha oggi definito i dimostranti dei "Forconi" visti in azione a Torino. Intanto parte l'attacco mediatico coordinato su tutte le testate. Le diffidenze di una "vecchia" sinistra, una leadership dei "Forconi" ambigua ma che non ha il pieno controllo.

Due giorni di protesta e scatta l'attacco mediatico. Nessuna sorpresa, anche perchè è codificato: il Potere usa sempre gli stessi metodi, gli stessi schemi, che sulla massa dell'opinione pubblica lasciano sempre il segno. Il primo obiettivo è la  divisione: tra buoni e cattivi e tra dimostranti e gli altri cittadini, giocando sui due classici tasti: violenza/non violenza, differenze ideologiche o trasversali. Il passo successivo è l'individuazione, l'attribuzione di etichette mediatiche che, reiterate, diventano stereotipi, e la conseguente repressione violenta e giudiziaria. Lo sperimentano da anni  in Val Susa; ora tocca ai Forconi.

Con questi siamo alla prima fase. Perchè? Perchè sono per la massima parte sconosciuti e soprattutto perchè in questi due giorni hanno seminato il panico: hanno assaltato i palazzi del Potere, hanno fatto imbestialire sindaci, prefetti e questori, hanno parzialmente oscurato le celebrazioni mediatiche del novello Cesare, Renzi, prendendosi i titoli delle seconde pagine, hanno instillato paura nella casta provocando l’ambiguo gesto dei poliziotti che si sono tolti il casco, paura ripresa e amplificata malignamente da Grillo con la sua Lettera Aperta, hanno fatto paventare sulle colonne di Repubblica una “valsusizzazione” di Torino.

untitledLe testimonianze dirette dalla piazza sono estremamente difformi, come noi del TG Vallesusa abbiamo raccolto e parzialmente documentato, ma sui media mainstream l’enfasi va sulle minacce ai commercianti (molti dei quali erano in piazza) o agli automobilisti.o alla vecchietta (che fa sempre colpo).  E non c’è dubbio che episodi di prepotenza ci siano stati riconducibili probabilmente più all’eccitazione e alla natura “poco educata” dei soggetti più che a predeterminazione.  Gli altri movimenti sono stati a guardare, dapprima con qualche diffidenza, poi con interesse dopo aver realizzato che i nemici enunciati dai “Forconi” e gli slogan sono quasi gli stessi (Esposito non si è fatto mancare il solito appello per più polizia). Tanti dibattiti in rete hanno dato luogo a maggiore attenzione, sono spuntati blocchi (ad Avigliana e Giaveno) che tenevano a specificare di essere antifascisti. Gli studenti hanno fatto finora da trait-d-union e hanno aderito autonomamente ad alcuni momenti significativi della protesta. La sinistra istituzionale è franata sull’atavica diffidenza, o peggio incomprensione totale, tra ceti garantiti e le masse di “invisibili” alla politica, un po’ come nel 1977. E’ stato spiacevole l’incontro con  la Fiom sotto Palazzo Lascaris perchè è stata un’occasione perduta per parlarsi;  altrettanto spiacevole, perchè intempestivo, il comunicato dei 5 Stelle che si sono premurati di “respingere la violenza” uniformandosi cosi al coro becero dei media. Insulso, perchè a sostegno indiretto della casta e frutto di frettolosi giudizi e di opportunismo, il magro raduno di Sel, Rifondazione, Anpi provinciale, e Teli Bianchi (chi?), davanti al Municipio, per solidarietà a un Fassino  ancora convalescente da insulti e bile, e per la “legalità”, come i momios cileni di infausta memoria. Povera sinistra!

DSCN2570Sul fronte dei dimostranti c’è da registrare un leggero calo della mobilitazione in città ma una costante pressione in cintura e provincia, in particolare a Nichelino dove il sindaco Pd Catizzone è stato assediato a lungo dentro il Municipio. Ci sono stati un paio di arresti per violenza privata e una trentina di denunciati. Per venerdi è attesa un’altra manifestazione di studenti. L’assemblea pubblica tenuta in piazza Castello ha rivelato i limiti di un movimento disomogeneo e gli aspetti di ambiguità legati alla sua leadership. Dal palco, un personaggio improbabile, certo Danilo Calvani, proveniente dagli ambienti di estrema destra laziali, mercatale in Jaguar (di un amico – ha specificato), ha arringato le centinaia di persone confluite in centro a fine giornata con una rozza ma efficace eloquenza, accorto nel cogliere l’umore degli astanti e nel cambiare immediatamente bersaglio quando si accorgeva di aver toccato i tasti sbagliati. Cosi quando se l’è presa con “gli infiltrati violenti” è stato fischiatissimo e si è contorto all’istante dicendo che Alfano, Letta e i politici sono i veri infiltrati. O quando ha chiesto un applauso per le forze dell’ordine e si è levato il coro “Merde! Merde!” facendolo ripiegare su “Siamo tutti italiani!” e allora giù di inno di Mameli che sembra l’unico riferimento ideale proponibile e in cui tutti sembrano riconoscersi. Calvani ha annunciato che da domani si torna a lavorare ma che la prossima settimana si va tutti a Roma in data da comunicare e “Chi non ha il biglietto, glielo paghiamo noi!” lasciando gli osservatori interdetti sull’identità di quel “noi”. Si vedrà quanto pesa questa leadership nei giorni prossimi. Ma intanto il fronte istituzionale è lasciato con due preoccupazioni: quella di non avere interlocutori rappresentatitivi  e riconosciuti e quella che ai “Forconi” si saldino altri movimenti con altri contenuti. (F.S.)

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