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Francia. Lione-Torino: chi sono le persone manipolate dalle lobbies delle strade?

di Davide Amerio

articolo originale: Lyon-Turin: Qui sont les personnes manipulées par les lobbies routiers?

 Daniel Ibanez, uno degli oppositori più accesi al grande progetto ferroviario tra Lione e Torino, getta una luce nuova sulle questioni di uno dei più grandi cantieri europei. Prima parte di un colloquio in tre tempi.

All’indomani di un processo perso dalla Lyon Turin Ferroviaire (LTF), l’11 luglio presso il tribunale di Chambery, Hubert du Mesnil, il presidente della società incaricata della promozione della sezione transfrontaliera franco-italiana del faraonico progetto della linea ad alta velocità (LGV), ha messo in guardia gli oppositori di quello che è considerato come uno dei più grandi cantieri europei del momento.

Al prossimo slittamento, riporta la radio locale France Bleu, i dirigenti di LTF non esiteranno a rivolgersi nuovamente alla giustizia. Questa minaccia la dice lunga sui rapporti conflittuali esistenti nel corso di molti anni tra i sostenitori e gli oppositori al progetto ferroviario tra Lione e Torino.

Il processo di Chambery, rivolto a  Daniel Ibanez, ha tuttavia agitato numerosi sostenitori di colui che è stato il candidato capolista nella lista di Michèle Rivasi (EELV) durante le elezioni europee in maggio. Gli argomenti di questo oppositore, competente nella materia, infastidiscono i promotori della Lione-Torino. Per ora, un gran numero di funzionari locali, nazionali ed europei sono convinti dell’inutilità del progetto perché altri esperti di peso confermano le analisi di Daniel Ibanez.

Compreso Tves Crozet economista specializzato dei [1] che è stato membro della commissione “Mobilità 21” incaricata di definire le condizioni per l’attuazione del sistema nazionale del trsporto (SNIT).

<< Nel complesso, Daniel Ibanez, si è sbagliato molto meno che i promotori della Lione-Torino >>, afferma senza esitazione lo specialista che aggiunge: << I politici nazionali che hanno adottato il progetto ferroviario non hanno compreso che si sono tirati la zappa sui piedi. Così abbiamo investito in una linea ferroviaria esistente per darle una dimensione europea, questo progetto simbolico cannibalizza i progetti di trasporto utile. Ora, il traffico è in diminuzione, non c’è alcuna ragione di scavare un nuovo tunnel tra Francia e Italia >>.

Due pesi, due misure

Il processo di Chambery, << chiaramente una manipolazione della giustizia per far tacere gli oppositori che dimostrano l’inutilità del progetto e l’enorme spreco finanziario >>, osserva un comunicato degli oppositori, ha rivelato il braccio di ferro le cui sfide sono economiche, sociali e ambientali. Citando in giudizio un informatore, i promotori dimostrano di aver scelto di difendere a tutti i costi un progetto nel mirino della giustizia e della Corte dei Conti: il presidente di LTF << non ha ritenuto  utile costituirsi parte civile contro Paolo Comastri, loro direttore generale dal 2003 al 2011 che è stato condannato in primo grado a otto mesi di prigione per manipolazioni di gare d’appalto, né contro il loro direttore dei lavori d’allora >>, sottolineano gli oppositori.

Oltre ai procedimenti giudiziari mirati condotti dai promotori di entrambi i lati delle Alpi, un’azione di lobbying è stata promossa per diversi mesi dal Comitato europeo per il collegamento transalpino (CLT), un’organizzazione partner di LTF, finanziata con soldi pubblici, che, prove alla mano, promuove azioni destinate a << fabbricare consenso >> al progetto Lione-Torino, e fornisce specialmente gli elementi di linguaggio per deformare gli argomenti e screditare gli esperti degli avversari.

Questa prima parte di una serie di tre interviste è l’occasione per Daniel Ibanez di individuare i problemi reali del grande progetto Lione-Torino.

Gruppi di cittadini in Francia e in Italia hanno condannato il collegamento ferroviario ad alta velocità tra Lione e Torino giudicandolo inutile. Essi sono, tra l’altro, i sostenitori di eletti nazionali ed europei, compresa l’Europe Ecologie Les Verts (EELV), della FDSEA, della Confèdèration paysanne, degli Amici della Terra e di partiti di sinistra. Questi gruppi sono accusati dai lobbisti di favorire il trasporto pesante a discapito della rotaia. Essere contro questo progetto favorirà il trasporto merci sulla strada nella regione Rhone-Alpes?

Daniel Ibanez: questo fa parte delle prove semplicistiche presentate dai pro Lione-Torino, che non sono molte ma hanno fagocitato le posizioni decisionali e tecniche, che la Corte dei Conti ha descritto a pagina 2 della sua relazione del 1 agosto 2012 indirizzata a Jean-Marc Ayrault, allora Primo Ministro. << Il controllo del progetto Lione-Torino non soddisfa i requisiti di rigore richiesti nella gestione di un progetto d’infrastruttura di questa portata e di questa complessità >>, ha detto la Corte. I magistrati hanno constatato il “grande coinvolgimento” degli enti locali interessati, << fortemente rappresentati nei processi decisionali e tecnici del progetto >>. Inoltre un certo numero di errori sono stati rilevati dai magistrati.

Gli stessi favorevoli alla Lione-Torino ci definiscono come degli oppositori a un progetto di linea ferroviaria. Ora, noi sosteniamo l’utilizzo della linea ferroviaria esistente che parte da Digione, passa per Ambérieu, raggiunge Modane, poi l’Italia. Questa linea è stata in effetti restaurata per quasi un miliardo di euro di lavori, secondo Bernadette Laclais, deputata PS della Savoia.

Per richiedere l’utilizzo dell’esistente siamo stati costretti a citare in giudizio per aver messo in pericolo la vita degli altri a causa dei camion merci circolanti sulla strada delle Alpes, compresa la costa mediterranea, mentre la ferrovia esistente permette di trasportare le merci, dunque per mezzo della SNCF e dei suoi ferrovieri. Non ci si può dunque accusare di essere strumentalizzati dalle lobby dei trasportatori. Noi chiediamo che non ci siano più  questi camion.

La strada o la ferrovia?

Perché gli oppositori si sono lamentati per la messa in pericolo della vita altrui?

Noi abbiamo rilevato che il prezzo dei pedaggi per i camion è diminuito al tunnel del Monte Bianco e del Fréjus. La circolazione dei camion più inquinanti è incoraggiata. Nulla li obbliga a montare su un treno, sopratutto perché mancano i carrelli di trasporto dei camion verso la ferrovia a Ambérieu, fornite da Réseau ferré de France (RFF), e annunciati in recenti documenti (vedi documento gruppo di interesse economico europeo relativo al corridoio ferroviario delle merci passante per Lione e Torino, datato novembre 2013) [2].

E’ interessante ricordare che Francois Drouin, presidente del consiglio di amministrazione delle autostrade e del tunnel del Monte Bianco e del tunnel del Fréjus (SFTRF), ha formulato delle voci sulla ripresa del traffico stradale nel 2014, considerando che non ci sono più camion dentro i tunnel stradali. Inoltre il ministro dei Trasporti ha raddoppiato il tunnel stradale del Frèjus: la nuova galleria è aperta al traffico dei mezzi pesanti.

Chi sono le persone manipolate dalle lobbies stradali? Al Monte Bianco e al Fréjus i nostri governanti hanno allineato le tariffe verso il basso dei camion più inquinanti, per non compromettere il settore dei trasporti su strada.

La stessa rinuncia alla eco-tassa, ovvero un meccanismo d’incentivazione a limitare il traffico su strada per far passare le merci su rotaia. Lo stesso metodo di concertazione pubblica in giugno per il raddoppio del nodo autostradale di Chambéry con il raddoppio delle corsie di pedaggio per, dicono, migliorare il flusso del traffico.

E i favorevoli alla Lione-Parigi continuano a dirci che noi siamo manipolati dalle lobbies dei camion! Noi abbiamo preteso con un denuncia alla procura della Repubblica, che è in corso di istruttoria, l’utilizzazione della linea ferroviaria esistente e abbiamo fornito le prove che questa linea è utilizzabile già da oggi con i documenti di SNCF, di RFF, e degli organismi pubblici.

Gli oppositori sono contro il passante ferroviario di Lione che mira a sviluppare il trasporto merci per ferrovia?

E’ una menzogna palese. Noi abbiamo effettivamente richiesto l’annullamento dell’inchiesta pubblica sul passante ferroviario di Lione perché quella è stata realizzata da dei commissari investigatori coinvolti in conflitti di interesse. Commissari che abbiamo ritrovato dentro la commissione d’inchiesta sulla Lione-Torino due mesi più tardi!

Ovviamente è necessario un passante ferroviario intorno a Lione. Tutti lo sanno e lo dicono. Anche noi. Semplicemente la democrazia, il dibattito pubblico, non possono coesistere con l’inganno, le menzogne e i conflitti di interesse.

[segue la prossima settimana]

[1] Professore all’università di Lione, membro del laboratorio di economia dei trasporti (LET)

[2] RFF detiene il 20% di parti del gruppo euroipeo di interesse economico relativo al corridoio ferroviario delle merci n. 6

NOTA: all’interno dell’articolo originale sono presenti i link ai documenti citati nell’intervista.

D.A. 01.08.14