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Maxiprocesso NoTav Torino – 1 Luglio 2014

di LaSpia

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1 Luglio 2014; il cielo è coperto, fa freddo persino, ma non sembra minacciare pioggia.

Per la prima volta stamane imbrocco la strada giusta arrivando fino al parcheggio dell’aula bunker. Sono le 8:30 e nel parcheggio c’è solo Simonetta di Tg Maddalena, la sua collega e le camionette della polizia.

Ne approfitto per riprendere ciò che vedo davanti ai miei occhi prima di entrare in aula.

p.s. Sulla sinistra della pagina, un disegno che ritrae Blue, un signore conosciuto presso la casa occupata in via Salette. Il disegno di Blue l’ho realizzato la sera prima.

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Sono nuovamente in aula bunker e anche oggi, come ieri, sono passata nel settore aperto solo a giornalisti e avvocati grazie sia a Simonetta che a Max, di cui sono collaboratrice, di Tg Vallesusa.

Mi sento una privilegiata e così non perdo tempo e comincio subito a disegnare. Dietro di me seggono 5 compagni e, sentendo le loro battute e le loro chiacchiere,mi sembra di tornare ai tempi delle gite scolastiche. Sono irriverenti, sono vivi e non perdono un momento per stuzzicare Simonetta che, seduta davanti a loro, tenta di concentrarsi e ascoltare ciò che accade in aula per trascriverlo sul sito Tg Maddalena (!!!)

Il primo compagno seduto dietro di me scopro averlo già disegnato durante la manifestazione del I Maggio a Torino, è quello che urlava: “i fascisti sfilano davanti a voi!”

Sono le 9:30 e ancora non è cominciato nulla. Circa alle 10 viene chiamato il primo teste.

L’udienza è quella relativa al Maxiprocesso per gli scontri del 27 Giugno 2011 e del 3 Luglio 2011.

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La prima teste è una signora (circa di una quarantina d’anni, nda). Mi rimangono in mente le domande dei due PM accusatori perché le trovo molto fuori luogo: vorrebbero farla passare per una madre sconsiderata perchè alla manifestazione andò con il figlio, la figlia e la madre.

Ascolto la sua voce (a tratti) rotta mentre racconta e mi si stringe il cuore ad immaginare certi momenti da lei vissuti.

Il secondo teste è un medico del 118 che il 3 Luglio del 2011 era in servizio sull’ambulanza di Susa.

Si ascoltano teste che parlano di lacrimogeni raccontando che quei giorni, durante gli scontri, non riuscivano né a respirare né a scappare, si sentivano in trappola ed hanno provato la paura… vicino al giudice un uomo sbadiglia visibilmente assonnato. Chissà come si porrebbe in aula se quella paura l’avesse provata in prima persona.

Ancora il dottore: gli vengono fatte molte domande per contestare il fatto che la polizia, a detta sua, non l’avrebbe lasciato passare quel giorno in cui era di servizio (quindi con indosso il giubetto del 118 nda), per svolgere normalmente il suo lavoro come dottore del 118. I due PM, Padalino e Rinaudo, provano a ribaltare la faccenda dicendo che l’ambulanza quel giorno non passò a causa dei blocchi messi dai manifestanti.

Il medico tiene inoltre a sottolineare che gli interventi del 118 sono documentati e registrati e le schede depositate (ma acquisibili) presso la centrale operativa.

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Oggi il giudice, a differenza di ieri (processo per il compressore bruciato, aula bunker 30 Giugno 2014, nda) non chiede a nessuno se vuole essere ripreso o meno dalle telecamere, e le immagini dei vari teste fluiscono nei video. Inoltre la difesa vanta una schiera di avvocati davvero notevole. Intanto che ascolto ne ritraggo qualcuno.

Teste Maurizio Abbà, geometra con studio a Oulx.

I miei commenti qui di seguito saranno poco professionali, ma io sono una fumettista e per di più poco perspicace in fatto di dati tecnici. Dopo una ventina di minuti in cui il geometra Abbà mostra files di rilevamenti geognostici, comincio a capire dove vuole arrivare: vuole dimostrare che il famoso lancio di pietre che avrebbe scatenato la pioggia di lacrimogeni non è mai arrivato a destinazione, per un semplice motivo: tra i manifestanti e le forze dell’ordine c’erano 52 m, una distanza impossibile da coprire con un lancio normale (cioè manuale, a mano) di una pietra.

La spiegazione continua ed è precisa, Abbà sa il fatto suo malgrado sia Padalino che Rinaudo cerchino di coglierlo in fallo con domande e affermazioni lanciate ogni momento.

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Sono le 12:50 e qualcuno/a del movimento ha pensato anche a noi facendoci pervenire un sacchetto con delle brioches e dei biscotti torcetti. Adoro le compagne e i compagni NoTav!! 

Ore 13:12 un carabiniere vicino a me fa ballare pericolosamente le gambe; non è facile per nessuno seguire in piedi udienze tanto lunghe.

Sono le 13:37: è 15 minuti che avvocati, presidente ecc.ecc. Stanno mettendosi d’accordo sulle date delle prossime udienze. Il presidente rimane immobile, non una parola di troppo, non un battito di ciglia fuori posto. Io, al contrario, sono arzilla e sveglia dopo aver mangiato i miei buoni torcetti!

Finalmente arriva il momento di uscire dall’aula bunker, prendo le mie cose e mi avvicino a Max per scambiare due parole. Nel parcheggio ci aspettano le compagne e i compagni per il rinfresco di mezzogiorno, a base di tranci di buona pizza e qualche bicchiere di vino. Mi guardo intorno e pure gli avvocati/le avvocatesse della difesa mangiano e chiacchierano allegri. MI unisco agli altri e alle altre.