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Maxiprocesso – Torino, aula bunker delle Vallette Martedì 13 Maggio 2014

Quelle che seguono sono le illustrazioni che ho realizzato all’interno dell’aula bunker delle Vallette a Torino, dalla postazione dedicata al pubblico, cioè lontanissima da dove si svolgeva il processo vero e proprio.
L’aula bunker, con le sue cancellate, i vetri e le gabbie, ha tutto l’aspetto di dover accogliere degli Annibal Lecter o dei Ferox, nel caso ci trovassimo in un’ambientazione di un gioco di ruolo.

Non è semplice arrivare alla casa Casa Circondariale, non esistono cartelli delle indicazioni se non microscopici e posizionati all’ultimo momento… ma su di una strada che potrebbe essere una tangenziale! Ancora meno semplice, per chi non è pratica/o e come me, si trova da sola in macchina, è riuscire a trovare la strada per l’aula bunker. Per fortuna incontro il mio amico Gianni appena sceso dal bus, il quale mostra a me e a un altro compagno la strada secondaria per arrivare alla famigerata aula, una strada che passa in mezzo ad un campo di mais e che porta direttamente al parcheggio dell’aula bunker.

Lo seguo contenta di vederlo e appena mettiamo piede al parcheggio (defilato rispetto alla precedente entrata) vedo i cellulari dei carabinieri, gli agenti in tenuta antisommossa, la digos… insomma, dal momento che all’entrata della casa circondariale non avevo intravisto nessun agente delle forze dell’ordine, mi era venuto il dubbio che di colpo avessero smesso di “scortare” i .

Maxiprocesso 1

Come scrivo nel diario, l’aula bunker, ad una prima impressione, fa davvero paura: è disumana e tutto intorno ha gabbie con inferriate spesse e vetri antiproiettile. Le finestre sono piccoli spiragli di luce e da un momento all’altro mi aspetto di vedere arrivare Hannibal Lecter. Invece non è lui che arriva, bensì tanti testimoni che raccontano, con voce rotta, la versione di ciò che accadde durante quelle brutte giornate del 27 giugno e del 3 luglio 2011, in cui vennero caricati dalla polizia e assaggiarono il gas dei lacromogeni.

Maxiprocesso 2

Per entrare nell’aula bunker devo consegnare, ad un primo blocco, la mia carta d’identità. Una volta registrata vengo fermata ad un secondo blocco dove una donna carabiniere mi chiede di svuotare lo zaino, mi scansiona con aggeggio che sembra una piastra per capelli, dopodiché mi lascia passare.

Una volta in aula comincio a disegnare ciò che mi sta intorno, compresi i compagni NoTav.

Maxiprocesso 3

 

Maxiprocesso 4

Maxiprocesso 5

 

 

 

 

 

 

 

Mentre disegno ascolto i testimoni e mi viene la pelle d’oca nel sentire i resoconti di ciò che è avvenuto. Come ho già scritto in precedenza, io -per fortuna- non ho mai sentito sulla mia pelle il soffocamento di un lacrimogeno, o sulla testa, sulle braccia, sulla schiena, una manganellata ben assestata, ma ne posso ben comprendere l’atroce cattiveria se, a distanza di anni, ai/alle testimoni si rompe ancora la voce mentre lo raccontano.

E malgrado tutto l’inferno subito, la domandona in serbo da parte dell’accusa è sempre la stessa: “Ha visto qualcuno che lanciava pietre?”

LaSpia