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Meno velocità più sanità. La svendita dell’ospedale Gradenigo

di Giulia Ferro   Un polo d’eccellenza della Sanità torinese venduto ai privati. E i No Tav si uniscono alla protesta.

"Meno velocità più sanità". Era questo, sabato mattina, uno degli slogan degli striscioni portati da 500, tra dipendenti del Gradenigo e cittadini, sotto il palazzo della Regione, per protestare contro la trattativa di vendita dell’Ospedale Gradenigo.

Ospedale cardine accreditato come presidio  pubblico in fascia A, terzo polo oncologico in Piemonte, con un Dea di I Livello ed un servizio ospedaliero d’eccellenza per la cura dei tumori del colon, insufficienza cardiaca e artroscopia di ginocchio, ha visto ulteriormente ridotti i fondi regionali e per questo la congregazione Figlie della Carità di San Vincenzo  ha deciso di intraprendere la vendita.

Questo significherà il passaggio da un sistema di presidio privato no profit ad un privato puro, con la chiusura o riduzione di servizi e prestazioni, riversamento dell’utenza su altri ospedali già al collasso, perdita di posti di lavoro e diritti salariali e di contrattazione.

La manifestazione indetta dall’RSU ha visto scendere in piazza accanto ai sanitari e gli operatoti molti utenti che a più titolo nel tempo hanno usufruito della struttura.

Tra gli altri anche una rappresentanza   in solidarietà e per ricordare che ogni somma destinata alle grandi opere inutili depaupera il sistema pubblico, riguardi la Sanità o la Scuola.

Tra le molte bandiere e gli slogan anche un cartellone a sottolineare come lo stato proponga a chi chiede posti letto per la salute l’acquisto al contrario di F35 per esportare  morte.