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Movimento 5 Stelle: espulsioni & epurazioni

Il M5S nuovamente al centro di polemiche furiose dopo l'espulsione di quattro senatori: davvero il movimento di Beppe Grillo è un sistema dittatoriale?

Sono trascorsi anni... a dire il vero no; sono stati mesi... o forse solo settimane da quando il M5S è stato messo sotto accusa -mediatica- per la rubrica dedicata ai giornalisti apparsa sul blog di Beppe Grillo. Fascisti, squadristi, anti democratici, illiberali; un nutrito gruppo di intellettuali metteva sotto accusa la "gogna", il "bavaglio", con i quali Grillo voleva bloccare la "libera" informazione (quella già al 70° posto -per proprio merito- nelle classifiche internazionali sulla libertà di informazione, tanto per intenderci). Liste di proscrizione, messa all'indice dei giornalisti considerati scomodi al guru. Ve lo ricordate?

Trascorso un po’ di tempo la rubrica “giornalista del giorno” è sempre lì, sul blog. Ci trovi pubblicate le frasi nobili dei giornalisti che hanno come principale attività non quella di documentare e informare ma quella di gettare un po’ di fango sul movimento, su Grillo, sul lavoro dei parlamentari, sempre con l’antica tecnica dell’attacco personale, dell’accusa eclatante, del discorsetto verosimile sbugiardabile in un battere di sinapsi funzionanti ma che impressiona la gente sfruttando l’immeritata autorevolezza delle testate che pubblicano queste micro menzogne quotidiane a ciclo continuo.

Nessuna squadraccia fascio-grillina ha dato la caccia a questi giornalisti. Nessun editto bulgaro di qualsivoglia efficacia è caduto sulle loro teste, nessuna caccia alle streghe ha prodotto roghi con crocefissi infuocati davanti alle abitazioni degli additati. Magari qualche insano insulto da Bar dello Sport, qualche commento fuori luogo, insomma un nulla di fatto: nessuna conseguenza fisica, morale o di carriera per i giornalisti che proseguono integerrimi nel fare il lavoro sporco per conto dei padroni di sempre. Tanto rumore per nulla.

Ora è la volta delle dei quattro . Il disco, la scenografia, il copione ripartono. Fascisti, assolutisti, anti democratici, succubi del guru. Monotoni come una telenovela di quart’ordine, una fiction televisiva sull’upupa, una commedia da oratorio. Sul Fatto Quotidiano Peter Gomez arriva a scomodare Toqueville con la “dittatura della maggioranza” e Bruno Tinti elogia l’assolutismo del capo Grillo ma vede con favore la rottura e la fuoriscita dei “dissidenti” che guadagnano, ai suoi occhi, indipendenza ed autonomia di pensiero rispetto al capo branco.

L’area del PD non perde l’occasione per sperticarsi in dichiarazioni ipocrite sulla democrazia altrui e predicano dallo stesso pulpito di cartone dal quale sono partite tante “epurazioni” di dissidenti interni (vecchio vizietto già dai tempi lontani del PCI) da perdere il conto. Qui in Val di Susa tutti si ricordano la cacciata dei militanti PD di Avigliana rei di aver osato dichiararsi No Tav (e che hanno comunque vinto le elezioni in barba al regime democratico del loro ex-partito).

Ormai lo sappiamo: ciò che conta nella politica italiana di oggi è il verosimile, non il vero. Venti anni di scuola berlusconiana hanno infettato il sistema comunicativo e intellettuale. Non conta la ricerca della verità ma ciò che può essere apparire come verità da vendere al pubblico per conseguire uno scopo non dichiarato.

In questa babele di dichiarazioni e accuse non conta se davvero i quattro senatori abbiano agito contro gli interessi del gruppo e della attività duramente svolta dallo stesso. La qualifica di dissidenti attribuisce loro, come pre-giudizio, un valore aggiunto atto a definire un profilo da martire per accusare Grillo e il movimento di essere non democratici. La storia ci insegna che i “dissidenti” (quelli veri) sono persone (sovente fini intelletuali) che rischiano in prima persona per affermare principi e valori all’interno di un sistema tirannico o dittatoriale. Quelli sovietici finivano in Siberia e molti non facevano ritorno.

I nostri nuovi “eroi” vengono fregiati delle mostrine e delle croci al merito senza aver compiuto nessun gesto eroico: la rivista Micromega non manca occasione di intervistare ex-grillini di cui ha ignorato l’esistenza sino al momento in cui sono diventati ex. Con questa nuova qualifica essi assurgono automaticamente a uno status di benemerenza a prescindere da qualsiasi scopo perseguano e da qualsiasi azione abbiano compiuto.

Cosa rischiano questi dissidenti? Di fatto nulla. O, per dirla tutta: rischiano di tenersi tutti i soldi e di non rinunciare alla maggior parte di essi come hanno fatto i grillini “succubi” del guru Grillo (rispettando il patto con gli elettori). Rischiano di dare appoggio a personaggi, liste, gruppi, che non sono quelli per i quali gli elettori hanno scelto il . Rischiano di vendersi al miglior offerente. Di proprio non rischiano nulla.

Qualsiasi organizzazione, sia essa una semplice associazione, un movimento, un partito o un’azienda, si dota di una serie di regole organizzative che è necessario rispettare per il buon funzionamento del sistema. Ma non solo. Fanno parte integrante di questo sistema una serie di obiettivi, dichiarati in uno statuto o anche solamente condivisi a voce, che le persone intendono perseguire mediante l’organizzazione datasi.

La possibilità di dibattere internamente le idee, il confronto tra opinioni differenti, è la forza che permette all’organizzazione di definire delle strategie per cercare di raggiungere gli obiettivi posti.

La scelta delle strategie da porre in atto può seguire diversi criteri a seconda del tipo di organizzazione. Nel caso di organismi politici accettiamo e auspichiamo che i meccanismi seguano regole democratiche e che le scelte siano il più possibile condivise tra i membri.

Chiunque non sia soddisfatto delle scelte intraprese dall’organizzazione di cui fa parte, in termini di obiettivi e di strategie, ha due possibilità: esprimere democraticamente la propria contrarietà, accettando le scelte democraticamente assunte, oppure decidere di abbandonare l’organizzazione.

Nel caso del M5S c’è una (voluta) confusione nei giudizi espressi sul movimento tra gli obiettivi predefiniti (con il non Statuto e con il patto elettorale proposto agli elettori) e le strategie decise per conseguire quegli obiettivi.

Piaccia o meno, giusto o sbagliato che sia, uno degli obiettivi del movimento è cacciare dalla politica chi ha devastato l’economia, l’etica, le finanze del nostro paese. Per conseguire questo obiettivo la strategia definita da subito è stata quella di evitare alleanze con chi ha compiuto sistematicamente questo disastro (e se ne conosco nomi e cognomi). E poichè l’obiettivo primario è il bene pubblico e l’interesse dei cittadini (esautorati da tempo dalle decisioni che li riguardano) il M5S si è sempre dato disponibile per votare e sostenere progetti utili al paese da qualunque parte politica fossero stati promossi.

Se qualcuno non condivide questi obiettivi e queste strategie non può nascondersi dietro il filo d’erba delle storiella delle decisioni calate dall’alto o delle sfuriate di Beppe Grillo.

Come ha illustrato Di Battista in un post su FB, la questione non è assenza di dibattito interno, che c’è, eccome, difficile, a volte, appassionante e faticoso nel cercare il più possibile di trovare una linea comune. Ma nel momento in cui una decisione è presa non è accettabile che i giornalisti, che attendono al varco le prede per pubblicare non i contenuti ma creare il gossip, siano i referenti immediati di coloro che non accettano le decisioni democraticamente prese in assemblea.

Questo è il motivo per il quale i quattro senatori sono stati messi in stato di accusa. Per non avere accettato le scelte democraticamente espresse dalle assemblee e aver offerto il movimento in pasto a una pubblicistica che non manca occasione per infangare il movimento.

E’ vero che le espulsioni non sono mai una piacevole scelta e dovrebbero essere l’ultima ratio di un processo articolato nel verificare le responsabilità individuali ma è altrettanto vero che un movimento oggetto di continui e reiterati attacchi menzogneri da parte della stampa e delle televisioni si trova perennemente in una condizione di tensione e non può permettersi di avere persone che colpiscono alle spalle mettendo in pericolo la credibilità del gruppo.

Qualcuno ritiene che la credibilità del M5S venga proprio minata da questa iniziativa delle espulsioni. Non lo credo. Chi vuole continuare a vedere il movimento come un ammasso di “grulli” o “grullini” dedidi alla venerazione del capo e senza capacità di discernimento continua e continuerà a farlo cullandosi nelle mezze verità o verosimiglianze dei discorsi di chi ha tutto l’interesse a screditare il movimento e il suo operato. In questo ore è eclatante l’esempio del contestato decreto Imu_BankItalia: i deputati del M5S sono stati zittiti con il sistema della cosidetta ghigliottina (da parte della Presidente Boldrin) e successivamente sanzionati per aver contestato duramente le scelte del governo e della Presidente della Camera; il decreto è stato approvato e ieri l’UE chiede spiegazioni all’Italia in quanto sospetta che quel decreto violi le regole della Comunità Europea. Ovvero, i “grullini” avevano ragioni da vendere, abbiamo fatto l’ennesima figuraccia con l’Europa ma le Tv e i giornali hanno trascorso settimane nel raccontare la storiella dei “violenti” grillini che impedivano al Parlamento di lavorare.

Chi invece ha voluto, vuole e vorrà concedere un po’ di curiosità a se stesso potrà facilmente sperimentare e comprendere chi sono davvero questi ragazzi che si prodigano ogni giorno instancabilemente alternando le aule dei palazzi romani con le strade delle città e dei paesi per incontrare la gente e spiegare loro le cose della politica che influenzano la vita dei cittadini e come questi possono, e devono, riappropriarsi della Res-Pubblica.

A tal proposito vale la pena menzionare l’interessante articolo (sul Fatto Quotidiano) di Massimo Pillera che ricorda come il modello di democrazia del M5S sia tutt’altro che campato in aria ma fonda le sue radici nel modello svizzero nel quale i cittadini vengono normalmente consultati per esprimere pareri e decidere su questioni politiche che li riguardano.

Questo sistema e il modello non sono esenti da pecche e necessitano aggiustamenti ma se la politica italiana (intendendo i partiti politici) negli ultimi quindici anni avesse compiuto il salto di qualità (e avesse avuto lo stesso tasso di crescita intellettuale e professionale) realizzato dal Movimento 5 Stelle (nella figura dei suoi eletti) durante questi nove mesi… di certo saremmo uno dei paesi che potrebbe dare del “tu” alla Cancelliera Merkel anziché essere il fanalino di coda (spento) dell’Europa.

Davide Amerio 02.03.14