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Muos: apposti i sigilli al cantiere di Niscemi.

Finalmente a Niscemi viene fatta rispettare la legge e vengono apposti i sigilli al cantiere Muos.

di Daniela Giuffrida.

“Ci godremo la festa ma terremo gli occhi aperti” Giusta e grande esultanza da parte del popolo dei No per quanto avvenuto ieri a . Alle 15.20 un’operazione, diretta ad apporre i sigilli al cantiere del Muos, richiesta dal Procuratore di , Giuseppe Verzera e disposta dal Gip Salvatore Ettore Cavallaro, è stata eseguita dal nucleo di polizia giudiziaria della Polizia municipale di . Le forze dell’ordine che avevano già notificato il decreto di sequestro al comandante del contingente statunitense, presente nella base di Sigonella, giunte in contrada Ulmo, hanno visto spalancarsi il cancello n.1 della base NRTF e sono riuscite ad apporre i sigilli alle strutture ed al cantiere del Muos. Quindi sono rientrate a , salutate dalle grida festose degli attivisti.
Il procuratore Verzera, ha dunque ravvisato quella che, in gergo, viene definita “ipotesi di continuità del reato” dopo che, nonostante la sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale siciliano del 13 febbraio scorso, i lavori all’interno della base erano proseguiti senza alcuna soluzione di continuità. Il sequestro, dunque, per violazione del vincolo paesaggistico di inedificabilità assoluta, anche in riferimento alle costruzioni militari, presente in quella sughereta. Seconda per anzianità ed importanza in Europa, la sughereta di contrada Ulmo, Sito di Interesse Comunitario (SIC), fu già massacrata 25 anni fa per permettere alla U.S.Navy  l’istallazione delle 44 antenne del sistema UFO e della grande “madame Verden”, l’antenna LF alta 140 m. che domina su tutto il territorio a sud, sud-est di Niscemi e che permette il collegamento con i mezzi sottomarini operanti su mezzo pianeta.

Ma come si è arrivati ai fatti di oggi?

“L’associazione antimafie Rita Atria – scrivono i legali del Coordinamento Regionale – che aveva già presentato in passato due denunce penali presso la Procura di Caltagirone per abusivismo e mancanza di autorizzazioni, all’indomani della sentenza del TAR ha depositato anche un’istanza di sequestro, che oggi finalmente vediamo realizzato attraverso l’apposizione dei sigilli. Tutta la vicenda del MUOS, sin dal suo inizio, è stata caratterizzata dall’arroganza e dalla prepotenza del governo degli Stati Uniti, supportato da quello italiano. Infatti, il rigetto delle richieste di sospensiva avanzate dal Ministero della Difesa da parte del TAR di Palermo nel luglio del 2013, avrebbe dovuto cautelarmente imporre alla US Navy di fermare i lavori nell’attesa che si definissero i procedimenti pendenti. Invece gli statunitensi hanno accelerato i lavori per completarli e porci davanti un fatto compiuto dal quale pensavano non si potesse più tornare indietro. Ma si sbagliavano, e il sequestro di oggi è l’ennesimo segnale che quell’installazione non può e non deve entrare in funzione [..]”
Dopo la sentenza del 13 febbraio, i lavori alla base erano dunque proseguiti e sembrava che a nulla fossero servite le denunce dell’associazione antimafie Rita Atria, un “atto moratorio” inviato dai legali al Ministero dell’Interno, il quale aveva negato la propria responsabilità sull’operato delle Forze dell’Ordine all’interno della base e nemmeno le venti pagine di esposto contro l’abuso edilizio consegnato in Procura dal “cittadino libero” Giuseppe Maida. Ma come ci dice l’avv. Rossella Zizza, legale del Movimento , l’associazione firmataria di uno dei due ricorsi “vincitori” al TAR : “[..]Le denunce e l’evidenza degli illeciti perpetrati, hanno sortito il loro effetto e la Procura di Caltagirone, ravvisando l’ipotesi di continuità di reato ha predisposto il sequestro. Andiamo incontro – ha proseguito il legale – al pronunciamento del CGA al quale è ricorso il Ministero della Difesa, che verrà depositato il prossimo 15 aprile.
Abbiamo motivo di credere che l’ordinanza di sequestro della Procura di Caltagirone possa influire in maniera positiva sulla decisione del CGA, ma se così non fosse, la concessione della sospensiva riguardo all’applicazione della Sentenza e quindi alla disinstallazione dell’impianto, non inficerebbe comunque il sequestro, che continuerebbe a produrre i suoi effetti.”
Tantissima gioia, dicevamo, da parte degli attivisti, gioia, entusiasmo ma con moderazione come dichiara il Movimento No Muos Sicilia nel suo comunicato ufficiale, ricordando come già il 6 ottobre 2012 la Procura di Caltagirone, aveva emanato l’ordine di sequestro per il Muos, allora in costruzione e che quell’ ordinanza era giunta proprio all’alba della prima manifestazione nazionale che avrebbe visto riunirsi a Niscemi oltre 5.000 manifestanti. Poche settimane dopo, alla vigilia delle elezioni regionali che avrebbero visto Rosario Crocetta insediarsi a Palazzo d’Orleans il sequestro era stato inspiegabilmente ritirato. “Dopo più di quaranta giorni dalla sentenza del TAR che ha dichiarato il MUOS abusivo, sin dalla prima pietra – scrive l’associazione Movimento No Muos Sicilia – finalmente oggi la Procura di Caltagirone decide di far rispettare quella decisione. Anche la legittima soddisfazione per questo risultato non può, tuttavia, far dimenticare che lo Stato, non solo ricorre contro quella decisione, ma ha lasciato che la sentenza venisse violata per un tempo incomprensibilmente lungo, o forse, fin troppo comprensibilmente.  Rimane in bocca, poi, quello sgradevole sapore di déjà vu, tra sequestri e dissequestri, revoche e contro-revoche. Di nuovo, a pochi giorni da una grande manifestazione, riecco spuntare un provvedimento di alleggerimento della tensione.
Vorrà dire che ci godremo la festa ma terremo gli occhi aperti.”
D.G.02.04.15