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Muos: l’ipocrisia sui dati di valutazione per la salute e per l’ambiente

I dati di valutazione per il Muos provengono dagli Americani ?!?

di Daniela Giuffrida.

In una nota inviata lo scorso 12 gennaio, dalla presidente del Collegio di Verificazione, Maria G. Sarto, al presidente del CGARS, Claudio Zucchielli, riguardo alla questione MUOS, si legge che lo scorso 11 gennaio il prefetto di Caltanissetta ha trasmesso alla stessa Sarto, la richiesta di specificare quali misure precauzionali debbano essere adottate nei confronti della popolazione residente, “al fine di garantire la tutela dell’incolumità e della salute pubblica.”

Il Collegio di Verificazione, ritenendo non sia di propria competenza la responsabilità delle possibili  conseguenze derivanti dall’attivazione dell’impianto (il collegio ha il solo compito di verificare e valutare l’effettiva consistenza delle emissioni elettromagnetiche generate dall’impianto Muos, “anche in cumulo con gli impianti di radiotrasmissione già esistenti.”) non ha potuto far altro che chiedere il rinvio delle misurazioni in data da destinarsi.

Nella stessa nota del 12 scorso, la Sarto fa ancora presente che il Dr Sansone Santamaria di Arpa , ha comunicato quella stessa mattina al Collegio di Verificazione, l’invio di alcune delle strumentazioni necessarie per lo svolgimento delle misure, alla ditta che deve tararli e che i tempi necessari perchè questo avvenga, sarebbero almeno di 15 giorni. “Pertanto, in ottemperanza a quanto prescritto dal decreto del CGARS no.97-15 del 17/12/2015 il Collegiocompleterà nei tempi previsti la stesura delle relazione di verificazione unicamente sulla base dell’analisi dei dati attualmente disponibili.”

E quali sono i dati disponibili? “La documentazione tecnica contenente le caratteristiche radioelettriche dell’impianto – dice la Sarto – è stata trasmessa dal dr. Quintal dell’ambasciata degli Stati Uniti d’America, al Collegio di Verificazione, sempre in data 12 gennaio.”

Non è nostro compito dare giudizi di merito ma il nome Quintal, ci riporta in mente una vicenda che qui vogliamo ricordare. I fatti accadevano il 19 giugno del 2013. Quel giorno erano stati invitati a visitare la stazione satellitare di Niscemi, dall’ambasciata americana, giornalisti e videoreporter di 40 agenzie e testate giornalistiche nazionali e locali. Lo scopo era abbastanza evidente, bisognava convincere la Stampa dell’assoluta innocuità del Muos, così che potesse mediare con la popolazione.

Tratto da: http://www.tgvallesusa.it/2014/01/quando-il-muos-parla-americano-un-bilancio/

[…]”Il  capitano di fregata Antonino Franza, dello Stato Maggiore della Difesa, cede la parola all’ingegnere Paul Quintal dell’Ufficio Cooperazione della Difesa dell’Ambasciata americana il quale ci spiega “perché l’Italia”.

L’Italia ha una posizione geostrategica nel Mediterraneo – ci racconta – perché è una sorta di crocevia della civiltà occidentale, perché dall’Italia è possibile focalizzare l’attenzione sull’area sud e l’area est del nostro emisfero. Perché l’Italia ospita le forze statunitensi da più di 50 anni – continua, convinto di starci rassicurando – perché l’Italia ha capacità politiche, sociali, economiche e militari e perché ha preso impegni e stretto accordi bilaterali con l’ONU e la NATO, del resto abbiamo spostato forze dalla Germania diminuendo le nostre presenze lì, perché sono più utili in Italia”.

“Perché Niscemi? – Continua nel suo italiano quasi perfetto. – La base di Niscemi copre tutta l’area dall’Oceano Atlantico all’Oceano Indiano. La copertura ad alta e bassa frequenza permetterà l’intervento in situazioni di crisi per missioni ONU e NATO, così com’è avvenuto in quelle “antipirateria” in Libia  e in Libano, permetterà di organizzare operazioni di aiuti umanitari ed è da Niscemi, che sarà possibile il controllo e l’intervento in emergenza nel corso di operazioni in aree remote”.

La sicurezza prima di tutto – prosegue serio e apparentemente “accorato” – e per questo siamo in collaborazione con l’ISS e con L’ISPRA che controlla continuamente le nostre emissioni. E per confermare che le emanazioni elettromagnetiche delle 44 antenne non sono nocive. I tecnici dell’ISPRA con Arpa Sicilia, hanno diviso il sito in otto settori e fanno misure in ogni settore, con gli strumenti a tutta potenza per provare con la massima emissione. Anche in questo momento il tecnico dell’ISPRA sta facendo le sue misurazioni. Se vedete, uscendo, un omino con un apparecchietto che fa misurazioni, ecco quello è l’omino dell’Ispra. Noi lo facciamo di nostro ogni tre anni – dice ancora. – E nella storia di questo sito mai i nostri risultati sono andati fuori dai limiti previsti dalla legge”.

Leggero brusio, tutti ascoltano attenti. Si alza una mano, è la mia. Chiedo la parola: “Mi scusi signore, ma gli ultimi dati forniti dall’Arpa Sicilia e anche quelli precedenti mostrano valori che superano abbondantemente quei 6v/m imposti dalla Comunità europea e riconosciuti come limiti di legge dalla legislazione italiana”.

Il nostro interlocutore tace, respira profondamente, diventa leggermente paonazzo, il suo italiano incespica cercando qualcosa da dire, quindi mi risponde “ehm… più tardi, più tardi ci sarà tecnico che prenderà parola e risponderà a sua domanda”.

muos nuovoE “più tardi”, mi risponde il tecnico, l’ingegner John Oetting della John Hopkins University, il quale sembra invece abbia molto a che fare con la Loocked Martin azienda-madre del MUOS, ma è una “voce di corridoio” e io non posso saperlo. Riprende Oetting e illustra una slade in cui si rappresenta una comparazione visiva fra i rischi di vari emettitori e i limiti legali. Da questi risulta evidente come i limiti voluti dalla legislazione italiana siano di gran lunga inferiori a quelli americani e gli americani stanno tutti bene! Riprovo a chiedere dei limiti imposti dalla Comunità europea e adottati dall’Italia. Il mio italiano probabilmente non è comprensibile perché mi viene confermato, ancora, che i limiti americani sono di gran lunga superiori a quelli imposti dalla Comunità europea.

Provo ad azzardare un’altra domanda: “Perché continuate a parlare di una potenza massima di emissione di 200 watt (che fra l’altro, come dite, si raggiungerebbe soltanto quando piove visto che l’acqua assorbe e non riflette e quindi gli strumenti devono essere messi al massimo…), quando nei documenti ufficiali del progetto MUOS depositati presso la Regione Siciliana per ottenere le autorizzazioni del 2011, si parla di una potenza di 1600 watt? Stiamo parlando di dati non corrispondenti al progetto presentato.  Non credete che le valutazioni debbano essere fatte sul progetto ufficiale, e non su un altro diverso?”

Momento di panico, silenzio, quindi dalla prima fila la voce stizzita del rappresentante del ministero della Difesa: “Non so dove la signora abbia preso questi dati, ma noi abbiamo SEMPRE parlato di 200 watt! Anche per le altre tre basi abbiamo sempre parlato di 200 watt”.

Ribadisco che sono state date autorizzazioni su 1600 watt e non su 200; che quello su cui loro stanno lavorando è un progetto diverso e non autorizzato. La risposta è: “Deve esserci un errore perché anche per tutti gli altri siti nel mondo è sempre stato di 200 watt”, c’è nervosismo nell’aria, anche altri colleghi insistono su questo argomento, ma la risposta è sempre la stessa “DEV’ESSERCI STATO UN ERRORE”.

L’imbarazzo è davvero notevole, il portavoce dell’Ambasciata americana chiude la discussione invitandoci, vista l’ora, ad accomodarci fuori per un break. Ma Quintal si intrattiene un attimo, la mia mano, assolutamente indipendente, si solleva ancora e chiedo ancora: “Signore, perché Niscemi e non Sigonella? Avete considerato le caratteristiche del territorio? la vicinanza del petrolchimico? Che influenza possono avere queste onde sull’aeroporto di Comiso?”

Comiso? Ha detto Comiso? Sì questa ce l’ho! ma le rispondo dopo, si questa ce l’ho…” sembra risollevato, l’ing. Paul Quintal, sono risollevata anch’io: finalmente avrò una risposta?

Ridiamo tutti, sembra una battuta quella del nostro relatore, ma la risposta mi lascia senza parole, risponde “a Sigonella ci sono le piste di atterraggio e una struttura alta ‘4 piani’ come il MUOS creerebbe serie difficoltà al decollo e all’atterraggio dei velivoli militari che da e su Sigonella si muovono”.

predatorResto a fissarlo sbalordita, senza aver più la forza di dire altro. Chissà se nel parlare di velivoli militari abbia pensato ai Global Hawk, ai Reaper o ai Predator…

La risposta mi sembra decisamente insufficiente e generica, per non dire palesemente assurda, considerati gli spazi enormi su cui la base di Sigonella insiste e sulla “facilità all’esproprio” che esiste in Italia, ma tant’è.

Tutti gli altri siti non danno i problemi che sta dando Niscemi… – insiste Quintal – Niscemi è in ritardo di due anni e sta rallentando anche l’invio nello spazio del secondo satellite, creando molti problemi perché si spendono soldi anche per l’affitto delle gru che però non possono lavorare, perché i lavori sono fermi dall’11 aprile ed entrano solo operai per la manutenzione degli impianti di condizionamento e nient’altro”.

Ormai non mi serve più nemmeno levare in alto la mano, chiedo ancora la parola e domando se anche gli altri siti hanno 44 antenne intorno e un petrolchimico a due passi… ma per tutta risposta l’ingegnere americano fa l’esempio dell’impianto alle Hawaii posto al centro di un’isola abitata (Honolulu) a due passi dal quale vive il cognato dello stesso ingegnere… Lui ci assicura che il cognato e gli altri parenti, stanno tutti bene e che garantisce lui. Sì, è tutto sicurissimo e ci invita fuori per il lunch.

Usciamo. Nel raccogliere le mie cose dico a voce abbastanza forte “Qui ci stanno pigliando per il c*** ”. Un collega romano annuisce sorridendo.

(D.G. 17.01.16)

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