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Muos sulla sentenza CGA sospetto di abuso d’ufficio.

L'Associazione antimafia "Rita Atria" deposita per mezzo del suo avvocato un esposto alla Procura di Palermo per possibili reati di Abuso d'Ufficio.

di Daniela Giuffrida.

Lo scorso 4 settembre, all’indomani della sentenza “non definitiva” del CGA relativa alla questione , l’Associazione antimafie “Rita Atria” aveva depositato un esposto alla Procura di Palermo nei confronti di Marco Lipari presidente del collegio del CGA e di Gabriele Carlotti, estensore della sentenza stessa. L’atto, depositato dall’avvocato Goffredo D’Antona  era finalizzato a “verificare la sussistenza del reato di abuso in atti di ufficio ex art. 328 C.p.

Secondo l’avv. D’Antona ordinare una nuova verificazione, nonostante esista già una verificazione è già un fatto non opportuno, ma decidere di far pronunziare su un appello proposto da un Ministro della Repubblica, altri tre Ministri è un fatto “assolutamente singolare che per quanto sta apparendo, non ha precedenti nella storia giudiziaria italiana.

Nello specifico, questa decisione viola “l’art. 19 del codice di procedura amministrativa che stabilisce che il verificatore debba essere estraneo alle parti in giudizio”. Anche per quanto attiene alle spese della verificazione, D’Antona afferma che appare assolutamente irrituale, se non punitivo, che le spese vengano poste non a carico del soggetto appellante ma di un soggetto comunque “vincitore” in primo grado senza considerare inoltre che il Comune di potrebbe non assolvere all’obbligo di anticipazione delle spese sicché così, secondo il CGA il Muos di potrebbe divenire legittimo (e forse legale) sovvertendo una sentenza di un Tar, solo perché un Comune non può anticipare le spese di una verificazione amministrativa dai costi ingentissimi!

Norme violate dunque, secondo l’associazione antimafie Rita Atria, in una sentenza che sembra non avere precedenti nella storia giudiziaria di questo Paese. Inoltre l’Associazione Rita Atria “chiede alla magistratura se queste circostanze non siano imputabilia conflitti di interessi, raffigurabili in incarichi governativi (in alcuni casi anche ben remunerati) che il Presidente del Collegio ha ricoperto in varie Istituzioni, tra queste: capo ufficio legislativo ministero affari esteri e capo di gabinetto ministero beni culturali e turismo; così come  il Giudice estensore della sentenza che ricopre tutt’ora incarichi extra giudiziari tra questi anche presso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, perché se così fosse i due Giudici Amministrativi starebbero commettendo il reato di abuso in atti di ufficio.”

Risposta immediata dal presidente del Consiglio di Giustizia Amministrativa (Cga), Raffaele Maria De Lipsis. Questi, come riferito da “La Sicilia.it”, sostiene che “Il Comune di Niscemi formalmente non aveva vinto in primo grado, atteso che il suo ricorso era stato dichiarato improcedibile.”

Il presidente del CGA  afferma ancora:

È stata disposta una verificazione e non una consulenza ed è noto che le spese per la sua effettuazione sono, di norma, molto più basse rispetto alla consulenza tecnica; comunque, si tratta di una anticipazione per la quale il Comune può rappresentare – con istanza motivata – eventuali impossibilità oggettive al suo pagamento, lasciando al Collegio l’adozione di scelte alternative – aggiunge il presidente del Cga – Inoltre, la scelta del verificatore tra amministrazioni statali non parti in causa, anche su un giudizio nei confronti di ministeri (diversi) è normalissima; così come l’affidamento della scelta del nominativo affidata al vertice del soggetto incaricato.

In ogni caso, la regola processuale sempre applicata dal Cga è che le spese della verificazione (al pari di quelle della consulenza) siano anticipate dalla parte che avanza il motivo in relazione al quale si pone un’esigenza di accertamenti istruttori e, nella fattispecie, la verificazione è stata disposta in relazione a un motivo formulato in primo grado dal Comune di Niscemi».  Infine, non è stato scritto in sentenza che il mancato pagamento della consulenza comporterebbe sicuramente la vittoria del Ministero della difesa, ma solo che il collegio valuterà le ragioni dell’eventuale mancato pagamento delle spese della verificazione a norma dell’art. 116 c. p. c.

Anche riguardo all’incompatibilità del magistrato relatore, titolare di un incarico presso l’Autorità per l’energia elettrica gas e sistema idrico e componente di un gruppo di studio per la redazione di un Codice dell’ambiente, il presidente De Lipsis si pronuncia precisando che: “da un lato, l’Aeegsi non ha alcuna competenza in materia di emissioni elettromagnetiche, di difesa, di ambiente e di tutela della salute e, dall’altro, che la nomina in seno al citato gruppo di studio (che avrebbe operato a titolo gratuito presso il Ministero dell’ambiente, che non è parte in causa nel contenzioso de quo) non ha mai avuto ulteriore corso, in quanto l’iniziativa dell’allora ministro Orlando non ha avuto alcun seguito e il gruppo di studio non si è mai riunito“.

L’Associazione “Rita Atria” risponde, oggi, ancora attraverso il proprio legale Goffredo D’Antona:

Per senso di opportunità e rispetto di tutte le parti, in primis la Magistratura, allorquando deposito un esposto evito qualsiasi ulteriore commento, in attesa delle statuizioni dell’Autorità alla quale mi sono rivolto. Per una volta e anche nell’interesse della mia assistita l’associazione antimafie
Rita Atria ritengo di dover fare alcune precisazioni, senza alcuna polemica, alla luce delle dichiarazioni del SiG. Presidente del Consiglio Giustizia Amministrativa, Raffaele Maria De Lipsis.

Apprendo che “ formalmente “ il Comune di Niscemi (e conseguenzialmente i Legambiente ? ) non ha vinto avanti al TAR. Rimane comunque il dato che il TAR ha dichiarato l’ illegittimità del MUOS di Niscemi, che appellante principale avanti il CGA è il Ministero della Difesa, che il MUOS è stato sequestrato dal G.I.P. di Caltagirone, sequestro confermato dal Tribunale del Riesame di Catania che ha rigettato la richiesta del Ministro della Difesa.

Apprendo che un ministro (per la verità tre) della Repubblica Italiana può considerarsi estraneo ad un altro ministro della Repubblica Italiana e che è normalissimo che nei giudizi ove è presente come parte un ministro siano nominati verificatori altri ministri.

Penso quindi che allorquando, per le mie indagini difensive, chiederò formalmente in quanti casi (al di là del normalissimo) sia accaduto, mi sarà data una chiara e pronta riposta.

In nessun passo della denunzia contro Presidente e il Giudice estensore si legge “che il mancato pagamento della consulenza comporterebbe sicuramente la vittoria del Ministero della Difesa,” Viene comunque spiegato cosa prevede l’art. 116 c.p.c., solo enunciato dal Sig. Presidente, ovvero che: “ la mancata anticipazione delle spese sarà valutata ai fini della decisione.”

Ed ancora in relazione all’incarico del Giudice estensore conferitogli di Consigliere giuridico presso l’Autorità per l’energia e il gas dall’ Autorità, dai dati pubblicati sul sito ufficiale della Presidenza del Consiglio Giustizia Amministrativa, e contrariamente a quanto affermato nella nota del Sig. Presidente , trattasi di un incarico retribuito, nella misura 25% della retribuzione annuale di provenienza.  Va detto che il Giudice estensore risulta anche essere componente del gruppo di studio per il riassetto e la codificazione delle normative vigenti in materia ambientale presso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

Su ciò che il Sig. Presidente non dice, ovvero sugli incarichi governativi ricoperti dal Presidente del Collegio, sulla circostanza che il Giudice estensore sia diverso dal giudice relatore della sentenza, e che l’estensore non abbia pertanto partecipato alle udienze sulla richiesta di sospensiva ( rigettata ) della sentenza TAR e all’udienza di discussione, è ovvio che non posso esprimere nessuna valutazione. “