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No Muos. Grande manifestazione sabato 9 agosto. Occupata la base Nrtf

Sono venuti da tutta la Sicilia, da tutta Italia e dall’Europa. Hanno sfilato da Niscemi alla base radar. Reti tagliate, tutti dentro, verso le antenne occupate da due giorni da sette attivisti.

di Daniela Giuffrida

Sabato, 9 agosto 2013. Già la base americana della U.S. Navy  veniva “violata” e invasa da un nugolo di pazzi idealisti convinti di potersi  riappropriare di una terra che appartiene alla gente di e a lei soltanto. Una terra su cui un ospite straniero, arrogante, prepotente e oltremodo sgradito ha piazzato le sue radici all’indomani dell’ultimo conflitto mondiale.

Da quel 9 agosto un altro episodio, il 21 settembre scorso, aveva visto gli attivisti No prendere possesso degli spazi interni alla base. Erano entrati  per una sorta di picnic ed erano andati via: avevano dimostrato agli “ospiti” americani, di essere loro i padroni di casa e di poter  entrare ed uscire da quegli spazi, “abusivamente” occupati  dall’aquila statunitense, come e quando avrebbero voluto.

, l’episodio si ripete, questa volta a varcare i confini imposti dagli americani sono oltre un migliaio di attivisti provenienti da tutta la Sicilia e da diverse parti d’Italia e d’.

Il nostro incontro con loro avviene nella mattinata quando, insieme ad una rappresentante del Comitato di Firenze, raggiungiamo il presidio dove, da tre giorni, è in corso il “campeggio resistente”. Tutt’intorno è un brulicare di giovani, accaldati e sereni, sono tantissimi ed occupano il grande tendone delle assemblee e parlano tutti, in maniera ordinata e tranquilla, stabiliscono le azioni che pensano di attuare durante il corteo. L’idea è chiara: la base verrà occupata, i “compagni” sulle antenne, già da tantissime ore, hanno bisogno di acqua, di cibo e soprattutto di non sentirsi abbandonati. Fra i presenti, inconfondibile, Turi Vaccaro e il suo flauto.

Daniela Giuffrida_13_CIMG6676Interviene anche lui,  raccontando come lui entrerà alla base, portando con se tanti disegni e foto di bambini  che lascerà attaccate all’antenna su cui prenderà posto. Poi mostra  un piccolo piccone trovato nel giardino di Luca Abbà, il celebre No , sul manico di quel piccone che lo stesso Abbà  ha dato a Vaccaro con la promessa che non lo userà  per fare sciocchezze, tutti i presenti appongono la loro firma.

L’ idea chiarissima che traspare da tutti gli interventi è: nessuna violenza.

Temono possano esserci infiltrati che possano lanciare pietre e fomentare disordini che inneschino le reazioni e dei poliziotti e dei manifestanti, la parola d’ordine è “bloccare chiunque venga visto con pietre in mano”.

Ore 15, il presidio e stracolmo di gente, incontriamo un vecchio senatore della repubblica, ci racconta di Comiso, di La Pira e del monaco Morishita, ha 93 anni ed è incerto nel suo incedere comunque elegante, anche lui è li, confuso fra giovani provenienti da ogni dove, ci sono alcuni sindaci, membri del consiglio comunale di e di altri comuni dell’isola, ci sono bandiere di tante associazioni, tante televisioni e macchine fotografiche professionali, nell’aria tantissima adrenalina.

Daniela Giuffrida_13_CIMG6714Il corteo comincia a muoversi, in testa il Comitato No Muos di Niscemi, seguono le mamme No Muos  e subito dietro, una grandissima bandiera palestinese. Ce ne sono tantissime di bandiere palestinesi, si mischiano a quelle No Muos, il messaggio è chiaro e forte: niente più guerre, niente più “bambinicidi”, niente Muos, niente F35, niente più  guerre tecnologiche, niente strumenti  che possano controllare la vita di intere nazioni o che portino morte e distruzione, peggio ancora se morte e distruzione saranno di uso e monopolio di una sola nazione: il Muos permetterà a soldatini americani di giocare ad un videogioco assurdo dove le morti saranno provocate solo pigiando dei tasti, morte e distruzione solo dalla parte dei “controllati”,  i “controllori” non porteranno mai più a casa bare coperte da bandiere “stella strisciate”.

Il corteo procede lentamente, afa e polvere si mischiano, le bottiglie d’acqua si passano di mano in mano, con una generosità mai vista,  si divide l’acqua e il sudore sulle guance ad ogni incontro con attivisti che conosci, i “soliti” ci sono tutti, ma ce ne sono tanti altri di volti sconosciuti.

L’aria si riempie di slogans , mentre all’interno della base lo schieramento di poliziotti è notevole,  si spostano  e seguono la testa del corteo. I poliziotti sanno che l’azione arriverà e che arriverà dal centro del corteo.

Davanti al cancello principale della base,  il corteo si divide, le “donne in nero contro la guerra” e Turi Vaccaro effettuano un mob, si stendono  tutti in terra, Turi simile ad un cristo e quelle donne col capo coperto e in lutto ricordano tanto le mamme palestinesi…  l’emozione è davvero fortissima.

L’altra parte del corteo prosegue ancora si ferma dietro una curva ed è un attimo, gli attivisti cominciano a battere contro le reti si solleva polvere ovunque, i poliziotti tentano un accordo, “entrate in dieci, andate a prendere i sette sulle antenne e ve ne andate pacificamente”, gli attivisti rifiutano qualsiasi trattativa: quella terra è dei niscemesi, quelle antenne devono cadere giù e loro non andranno via finchè questo non avverrà. La tensione si fa forte, il rumore contro le reti è fortissimo, spingono i manifestanti  e le reti crollano, si piegano, entra un ragazzo, scivola i poliziotti lo afferrano e lo trascinano verso l’interno, altri due entrano con le mani alzate per far vedere che non hanno nulla in mano, vogliono soltanto entrare a casa loro, poi un grido “si entra tutti o nessuno”….le reti cedono e sono tutti dentro…

La corsa attraverso la base, i manifestanti raggiungono le antenne dove i sette giovani  stanno già da più di 48 ore, i poliziotti non possono arrestare quell’onda, nemmeno ci provano.

Sotto le antenne, il cambio fra i ragazzi, scendono i sette stremati, ne salgono altri cinque sotto le antenne il popolo dei  No Muos, siede, in un assemblea che durerà a lungo, anche il dialogo con le forze di Polizia diventa possibile e pacifico, sono convincenti e tranquilli i poliziotti, “siete entrati, avete dimostrato quello che volevate, adesso tranquillamente andate via” e tutti i manifestanti vanno  via, sulle antenne solo in due trascorreranno la notte.

Forse se tutte le centinaia di attivisti che sono entrate, fossero rimaste, se ci fosse stata una reale occupazione della “postazione”, forse se si fosse pensato non ad una semplice dimostrazione che siamo a casa nostra ed entriamo quando vogliamo ma la reale intenzione di rivendicare un diritto della popolazione, forse stamani la storia del Muos avrebbe preso un’altra “strada ed avrebbe assunto un significato diverso.

Non sappiamo quanto i due giovani che sono sulle antenne resisteranno,  non sappiamo quando verranno via anche loro, ma certo è che il “martello” di Luca Abbà  ha sicuramente  varcato i cancelli della base di Niscemi.

Attivisti del nord, uniti a quelli del sud sotto un solo slogan: “Dalla Sicilia alla Val di Susa,  la terra è nostra e non si abusa”.

D.G. 10.08.14