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No Muos: gli Americani regalano soggiorni alle Hawai

Con l'obiettivo di mitigare le proteste in Sicilia vengono offerti soggiorni All Inclusive a giornalisti e studenti siciliani per mostrare loro quanto il Muos sia innocuo. Di diverso parere il prof. Zucchetti che evidenzia le differenze tra i tipi di installazione Muos.

di Daniela Giuffrida                                                                                 

Da pochissimi giorni sono rientrati dal “rassicurante” soggiorno alle Hawaii i giornalisti italiani invitati dalla Difesa degli Stati Uniti a visitare il siti in cui sorge la stazione hawaiana del M.U.O.S.

Ai giornalisti sono state fornite una quantità di notizie sugli effetti benefici che il Muos distribuirà ai siciliani; le stesse propinateci durante il Media Day dello scorso 19 giugno  quindi non ci è sembrato per nulla strano apprendere come, già il 20 Febbraio scorso, gli americani avessero in programma un’altra partenza per il “nuovo mondo”.

Questa volta i destinatari del soggiorno “all inclusive” sono gli studenti dell’Istituto scolastico che a Niscemi si è sempre distinto per la propria partecipazione alla lotta .

Come si spiega questo invito al “Youht Leadership Program“, una sorta di scambio culturale fra giovani siciliani e americani che ha  tutto il sapore della “vacanza-premio”: una ricerca di distensione fra il governo americano e la gente di ? Perché, per la prima volta nella sua storia, l’istituto niscemese ha ricevuto questo invito e come mai ha accettato di aderire?

Enzo TrainaAbbiamo raggiunto telefonicamente (intervista completa su Linksiciali.it) il prof Enzo Traina, uno dei primi attivisti del Comitato storico No di Niscemi, vittima anche lui dell’ondata di denunce seguite all’invasione della base di c.da Ulmo lo scorso 9 agosto. A lui abbiamo chiesto di questo invito oltreoceano e della adesione dell’Istituto. Egli ci ha confermato il ricevimento in istituto dell’invito, promosso dal Consolato Generale degli ma l’adesione da parte del Dirigente scolastico è avvenuta senza sentire il parere né del Consiglio di Istituto né quello del Collegio Docenti. Precisa il prof. Traina:

L’istituto è molto grande, comprende diversi indirizzi di studio, conta oltre 1000 studenti iscritti ed ha un corpo insegnante di 95 elementi, di questi solo in due hanno dato la propria disponibilità al progetto, mentre in tre siamo stati raggiunti da avvisi di garanzia per aver partecipato all’invasione della base americana dello scorso agosto.

Il nostro Istituto ha preso una posizione ufficiale, netta e precisa contro il Muos già il 14 dicembre 2012, quando durante un collegio riunitosi proprio per discutere la questione si è raggiunta l’unanimità delle volontà “contro”. In quella occasione il Collegio dei docenti dell’Istituto aveva resa nota la propria volontà chiedendo alle autorità preposte di revocare o, comunque, sospendere in autotutela  le autorizzazioni già concesse alla Marina militare statunitense per la realizzazione del Muos di Niscemi. 

Noi conosciamo bene gli studenti di Niscemi, sono gli stessi studenti che hanno sempre partecipato a tutte le manifestazioni “contro” il Muos e sono stati loro stessi autori e organizzatori di cortei di protesta. Ultimamente li abbiamo visti gremire in massa la grande aula del centro sociale di Niscemi e sono stati parte attiva nel corso di un incontro, organizzato dallo stesso Istituto, con il filosofo ed parlamentare Gianni Vattimo e con il prof. , in quella occasione non hanno mancato di far sentire la loro voce con domande ed interventi importanti e pertinenti.

Chiediamo ad L.C., studentessa di una terza liceo Scientifico, cosa pensi di quanto sta accadendo presso la sua scuola. Lei risponde serena e sicura di se:

secondo me non è giusto nei nostri confronti e nei confronti di chi ci vive intorno, partecipare alla “gita” che ci è stata offerta, è come se accettassimo di essere considerati da loro come stupidi e ignoranti. Loro hanno voluto approfittare della nostra poca coscienza e conoscenza dandoci la possibilità di andare a visitare il loro territorio. Questo però non può e non dev’essere accettato da noi, perché è come se noi accettassimo di andare in a dare aiuto ai bambini poveri mentre in realtà andiamo a rubare loro il petrolio e a devastare il loro territorio. Eppure lo abbiamo dimostrato di non essere così “sprovveduti”in ogni classe hanno aderito non più di due, tre studenti 

E la tua classe ha aderito?

Nella mia classe siamo in 24, solo in tre hanno presentato la richiesta ed hanno mandato un video di presentazione e la documentazione necessaria per l’adesione. Ho chiesto come mai loro abbiano preso questo decisione essendo noi No Muos e avendo sempre lottato contro le istallazioni americane, loro mi hanno risposto che bisognava “approfittarne” perché… quando mai ricapiterà di poter andare negli Stati Uniti, per 20 giorni e tutto gratis? 

Ma tu cosa pensi di tutta questa cosa, del Muos, dei problemi che le antenne creano in tutta la zona?

La settimana scorsa abbiamo fatto un convegno sulla salute qui a scuola, erano presenti medici e chirurgi ecc.. niscemesi e non. Lo stesso convegno è stato fatto anche l’anno scorso, ma mentre l’anno scorso si è parlato a lungo del Muos, quest’anno nessun intervento in merito. Noi abbiamo chiesto ai medici cosa pensavano della possibile ricaduta sulla nostra salute e loro ci hanno risposto che abbiamo soltanto due alternative: o migriamo dal nostro territorio oppure dobbiamo seguire la giusta alimentazione e il giusto stile di vita, solo così possiamo evitare che arrivino malattie e simili…

Proprio le ricadute sulla salute dei cittadini siciliani è la questione su cui si alimenta la protesta No Muos.

zucchettiAbbiamo chiesto un chiarimento al prof. Zucchetti su questa similitudine fatta dagli Americani tra l’installazione siciliana e quella delle isole oltreoceano  (intervista completa su Linksicilia.it):

la prima cosa da dire è che il Muos è in funzione da troppo poco tempo e quindi non fa testo. Mi spiego: le parabole hawaiane possono anche essere uguali a quelle niscemesi o anche alle altre americane o australiane, ma non può esserci alcun effetto visibile al momento, dato che è in funzione da pochissimo tempo e non sono riscontrabili gli effetti che ci preoccupano, quelli “a lungo termine” appunto.

Le parabole hawaiane – spiega il Prof Zucchetti – hanno il vantaggio enorme di essere inserite in una nazione che ha dei limiti di legge, per quanto riguarda le onde elettromagnetiche, che sono cento volte più permissivi di quelli italiani e questo perché la legge americana non tutela la popolazione proprio da questi effetti a lungo termine ritardati. Quindi sebbene non conosca i dati può anche essere che le parabole hawaiane, dal punto di vista del rispetto dei limiti relativi alle onde elettromagnetiche, possano restare entro i limiti della legislazione americana. Inoltre le parabole hawaiane sono state sicuramente ottenute e sono state altrettanto sicuramente installate con una procedura che ha seguito quelle che sono le restrizioni della legge americana, cosa che nel nostro caso non è avvenuta.

Suppongo – aggiunge – che gli Stati Uniti abbiano fatto, in questo caso, tutte le cose regolari, ovverosia una valutazione di impatto ambientale, un modello di previsione, quello che manca e che ancora oggi rimarco in una mia intervista a Repubblica che è appena stata pubblicata. Quel modello previsionale che ci permetta di sapere qual è l’impatto ambientale a livello di onde elettromagnetiche del MUOS, nella zona di campo vicino che vuol dire 67 chilometri dalle parabole, così come previsto dalle norme CEI

Per quanto riguarda i dettagli tecnici – sottolinea l’esperto – sappiamo che le parabole hawaiane puntano verso l’alto, mentre le nostre no, hanno un alzo molto basso ed altre cose. Tra l’altro, le parabole hawaiane, nel progetto che è stato depositato, hanno una potenza di 1600 watt ed hanno un alzo rivolto a 180° verso l’alto e non verso il basso come le nostre”.

Certamente anche questi dati devono essere tenuti in considerazione – conclude Zucchetti – e, comunque, sicuramente le stazioni Muos possono essere costruite al di la delle obiezioni che si possono avere in campo militare etico e pacifista: possono essere costruite nel rispetto dei vincoli ambientali, cosa che può essere stata fatta nelle Hawaii, in Virginia e in Australia, ma che, di sicuro, non è stato fatta in Sicilia”.