No Tav: l’inizio dell’8 dicembre

Il venerdì era l'inizio poi martedì 8 sarà la festa. Una passeggiata pacifica ma il nervosismo delle forze in divisa ha creato lo scontro con i No Tav

di Valsusa Report.

Sono tanti si dirigono prima a per il consueto apericena del venerdì, un dispositivo numeroso di forze in divisa li attende. Nella mattina,  già alle 10, le grosse gru del cantiere impedivano ai proprietari terrieri e ai vignaioli di poter fare le attività di campagna nei loro fondi. La strada che porta alle frazioni di Ramat (da qualche mese già senz’acqua,  come preventivato dal progetto esecutivo del tunnel) viene chiusa, probabilmente per tutte le manifestazioni di questo ponte dell’Immacolata.

Il gruppo NPA invece prende i sentieri da Giaglione e decide di passare la giornata in Clarea. Dura poco la permanenza a ridosso del cantiere-fortino arriva l’ordinanza del Prefetto di Torino Basilone che vieta la permanenza intorno alla zona presidiata per 300 metri, chi si trova nella zona o va via o incombe nel reato penale 650. Il non rispetto della zona rossa vede così mietere le prime vittime, 4 NPA presenti nei loro terreni di proprietà vengono presi con un ingente numero di antisommossa e portati a Bardonecchia, denunciati dopo qualche ora si trovano insieme agli altri per la passeggiata notturna lanciata nel programma della dell’8 dicembre.

Partono puntuali da Giaglione, sono tantissimi, tra loro anche amministratori della Valsusa “vogliamo essere presenti perché è importante ricordare che quel treno non lo vogliamo” ci dice Richetto consigliere a Bussoleno. Come media, presente solo Il Fatto Quotidiano con due giornalisti oltre a noi. La passeggiata parte, la gente della valle di ogni età ed estrazione sa che ad attenderli c’è un dispositivo ampio e numeroso, lo sbarramento con i famosi betafence muniti di griglie alte 4 metri sbarra il passaggio già lontano dal cantiere, che per le feste non lavora. Partono ed intonano i loro cori lungo la strada delle Gallie, a metà è appesa l’ordinanza prefettizia i No decidono insieme di proseguire verso il cantiere-fortino. Girano all’ultima curva prima della deviazione per i sentieri alti, c’è la polizia in antisommossa, sparano una raffica di lacrimogeni sui primi che spuntano. Il clima diventa subito chiaro a tutti, insulti reciproci poi i No decidono di andare avanti, “oramai in 4 anni di soprusi c’è già una certa abitudine a questi metodi”, ci dicono i più anziani.

Vanno avanti, avevano deciso di impegnare le forze in divisa per l’intera notte, arriva il cammion, il minestrone e il vin brulè, torce ad illuminare la strada e bidoni con il fuoco per riscaldarsi, un clima pacifico per i No Tav. Di parere opposto i comandanti dei repartini ed iniziano a più riprese lanci di lacrimogeni adosso alle persone, proprio lì dove il fuoco riscalda nella notte. Alcuni più giovani si fanno avanti nel sentiero che sale e costruiscono con dei tronchi una barricata che difende dai tiri diretti dei fucili per lacrimogeni al cs. Ma il tiro diretto nel buio del bosco si ritorce anche contro agli attaccanti, nel buio i colpi, alle volte, rimbalzano e vanno ad esplodere ai piedi dei repartini.

Dal lato Giaglione vicino al betafance sul tavolo le cibarie, presente già il panettone natalizio, qualcuno installa l’amaca e si prepara per la notte, vicino al bidone stufa si intrecciano racconti e scambi  d’amore con le forze in divisa. Ad un certo punto, alcuni No Tav decidono di passare lo sbarramento imposto dal prefetto, si arrampicano sui muretti sovrastanti e si calano a contatto con le forze in divisa, subito tutto si anima, dai pulmini scendono in tanti,  di qua i No Tav si appoggiano alle grate, pochi minuti e i due No Tav vengono spinti oltre la linea degli scudi,  avanza l’idrante ed inizia un continuo lancio contro la gente, non si ferma fino a quando il fuoco del bidone stufa è spento. I No Tav che ignari della reazione spropositata non sono riusciti ad allontanarsi in tempo sono bagnati fradici e con l’unico riscaldamento spento, inizia a nevicare. I due No Tav vengono portati via.

Si va avanti così per buona parte della notte, alla mattina intorno alle 4 il sopraggiungere di ingenti forze in divisa nel bosco non promette niente di buono, di lì a poco parte l’attacco dal sentiero più alto, i No Tav vengono tagliati in due, una parte ripara verso Giaglione,  l’altra rimane nel pezzo di strada che va verso Chiomonte.  Due ragazzi restati ultimi vengono portati dietro le linee della polizia, raggiungono così gli altri del lato Giaglione. La ventina di No Tav decide di ricongiungersi con gli altri ma al contatto con la polizia e i finanzieri presenti sulla strada, vengono minacciati di identificazione, “di qui non passate dobbiamo identificarvi, aspettate 5 minuti che arriva la scientifica”, sembra un fim di altri tempi, ma non è così. Una breve riunione che mette in evidenza l’arroganza con cui si impone il gesto a persone già ampiamente conosciute da almeno 4 anni, se non di più, pensando a Nicoletta Dosio, (sempre presente tra gli irriducibili), impone la dignità della decisione è i No Tav tornano indietro, un gruppo decide la via dei sentieri provando così  un aggiramento, gli altri avrebbero potuto passare se loro capivano il gesto. Nulla di fatto non si sono accordi che i No Tav se ne erano andati. Il resto rimane così per la mattina aspettando l’arrivo del nuovo corteo previsto per il pomeriggio.

L’arrivo del corteo fa si che le forze in divisa si spostino dinuovo sul sentiero in alto da dove la sera prima sparavano i lacrimogeni. Alberto Perino, già presente nella prima mattinata, conduce il corteo fino a salvare i No Tav restati a presidiare il territorio, un po di battitura e si torna tutti insieme a Venaus per mangiare la squisita polenta e rivivere tramite i filmati l’8 dicembre di 10 anni fa.

V.R. 5.12.15