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No Tav. Processo compressore. In aula, visioni bibliche e intossicazioni durante l’attacco al cantiere

Il fuoco veniva dal cielo, tutto è durato pochi minuti e poi siamo tornati al lavoro.

di Valsusa Report

L’aria in aula è come sempre pesante e tesa. Al loro ingresso, gli imputati vengono accolti con saluti fragorosi. Subito il Pm Padalino chiede che la sentenza della Cassazione venga messa agli atti nel processo presieduto dal giudice Capello delle Corte d’assise di Torino.

Entrano i testi dell’accusa e alcuni chiamati dalla difesa. Tutti operai i primi, dal Marocco, dall’Albania e dalla Romania, alcuni assenti dalla Calabria, solo quattro i valsusini presenti la sera del 14 maggio 2013 al cantiere della Maddalena. Quattro di cui un autista della ditta Itinera, autista della betoniera che scarica cemento nella galleria e due della ditta Geomont, in subappalto al cantiere. Solo uno valsusino effettivo del cantiere, dunque.

Chi era in galleria ricorda boati e fuochi artificiali. “Sembrava capodanno” come dice il lavorante del consorzio Valsusa al cantiere, “tutto è durato qualche minuto”. Le forze dell’ordine hanno risposto con lancio di lacrimogeni e prende fuoco il compressore vicino all’entrata della galleria, anche alcuni oggetti, teloni di plastica sotto all’impianto di areazione che porta l’aria “buona” all’interno della galleria, “le fiamme erano alte 200, 300 metri” come riferisce un operaio effettivo al cantiere e lavorante per il consorzio Valsusa.

Tutti gli operai si sono intossicati nella galleria, al punto da abbandonarla per mettersi in . Problemi di respirazione, colpi di tosse e occhi che lacrimano. Un teste cita il suo certificato medico, per “bronchite asmatica”, il quale gli somministra tre settimane di mutua dal 26 di maggio: 12 giorni dopo il sabotaggio al cantiere. Cantiere in cui 4 cittadini su indicazione di intercettazioni telefoniche, ancora da provare, potrebbero essere responsabili di quanto accaduto, e che a oggi, dopo essere caduto il teorema del , sono detenuti in carcere per pericolo di reiterazione del reato.

Sono le 4e30 circa della notte del 14 maggio, il momento di concitazione è terminato, sono stati spenti i roghi, ma alla domanda della difesa fatta dall’avvocato Pelazza “Finito tutto, cosa avete fatto? ” risponde l’operaio del Nord : “Siamo tornati al lavoro e abbiamo finito la gettata dell’arco rovescio”.

V.R. 01.07.14