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No Tav. Processo per terrorismo. Avvio a bassa intensità conflittuale

Tensioni sotto controllo e una gran gioia di salutare i compagni detenuti. Un Presidente che sa gestire l'aula e una raffica di eccezioni inaugurano l'atteso e contestatissimo processo. Ltf, Presidenza del Consiglio e sindacato di destra della polizia chiedono di essere riconosciuti parti civili.

Torino, aula bunker, 22 Maggio 2014. Si apre all’insegna della moderazione della bellicosità reciproca il processo a Claudio, Chiara, Mattia e Nicolò, i quattro giovani detenuti dal 9 Dicembre 2013 in regime duro per imputazioni di , secondo il perverso teorema dei pm “speciali” della Procura di Torino, Padalino e Rinaudo. Un teorema che per stare in piedi ipotizza in un unico disegno criminoso venti anni di azioni di resistenza popolare alla Torino-Lione. Il dispositivo, per chi ancora non lo sapesse, è stato oggetto di sentenza da parte della Corte di Cassazione, il 15 Maggio scorso, che ha annullato con rinvio l’ordinanza dei giudici del Riesame. Pertanto, in attesa delle motivazioni della Cassazione che

potrebbero cambiare   il processo, si è proceduto con la prima udienza, purtroppo con i ragazzi ancora in stato di detenzione. Una condizione che sembra però non averli nè piegati nè tentomeno scalfiti, come probabilmente i pm si proponevano, perchè si sono presentati in buona forma e naturalmente ben contenti di vedere i loro compagni e un pubblico amico che hanno fatto sentire loro l’affetto di tutti. Erano presenti in aula anche i parlamentari Della Valle e Scibona dei 5 Stelle.

Si temeva una forte tensione dentro e fuori l’aula bunker ma a parte un rinforzino di celere e di digos, che filmano costantemente tutti e i documenti di chi entra (ma possono?), i controlli sono stati quelli di sempre. All’esterno, un rinfostriscionerzo anche di No Tav che hanno riempito l’area circostante di striscioni e imbastito un presidio permanente.

La situazione all’interno è stata subito presa in mano dal Presidente Piero Capello con ben altro piglio di Bosio, il Presidente del Tribunale che giudica i 53 No Tav, ammonendo subito le parti a non farsi battute e commenti e poi dimostrando comprensione per i saluti (senza eccessi) del pubblico agli imputati ai quali concedeva anche di stare insieme nella stessa gabbia. Esperienza o furbizia? Sensibilità umana o segnali? Lo si capirà nel proseguo ma di fatto quelle due mosse hanno calmato i bollenti spiriti e permesso un avvio senza particolari tensioni.

Si sono presentate come parti civili la Presidenza del Consiglio, Ltf (tramite l’Avv. Mittone,una carriera come difensore dei potenti, dai tangentari socialisti della Prima Repubblica alla lobby del Tavcompressore) e il Sindacato Autonomo di Polizia (Sap – il solito Avv. Bertolino), e la gran parte dell’udienza è stata dedicata alla contestazione da parte del collegio di difesa (Avv. Losco, Novaro, Pelazza, Straini) delle motivazioni per la loro costituzione, in particolare del Sap che – a detta dell’Avv. Losco – “si è fatto danno d’immagine da solo con gli applausi del caso Aldrovandi”.

Sono seguite numerose eccezioni procedurali e di incostituzionalità a cui il solo Rinaudo ha parzialmente obiettato, poi il conseguente rinvio per la valutazione.

Come ultimo atto, la difesa ha chiesto che il Presidente Capello interceda presso l’amministrazione penitenziaria, a seguito del pronunciamento della Cassazione per declassare le restrizioni della detenzione affinchè tutti gli giudice capelloimputati siano definitivamente portati a Torino e per facilitarne i contatti con gli avvocati, in attesa delle motivazioni della Cassazione che possano agevolare una richiesta di scarcerazione.

Il caloroso saluto del pubblico ha accompagnato sia l’uscita degli imputati che quella di Rinaudo a cui è stata augurata buona fortuna in tutte le forme con un pensiero particolare alla figlia candidata con i postfascisti di Fratelli d’Italia.

Prossime udienze: 6 – 13 – 30 Giugno, 14 e 16 Luglio.

(F.S. 22.5.2014)