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No Tav. Si parte insieme, si torna insieme.

DSC_5646Non dimenticare nessuno. Andrea accompagnato a firmare alla caserma di Borgone di Susa.

Dirlo durante una manifestazione “Si parte insieme, si torna insieme” è spesso soltanto un motto, uno slogan che suona bene se tutto fila liscio, se la manifestazione è di quelle che è cosa buona e giusta definire “pacifica”. Diventa una promessa molto più impegnativa se al prevedibile si assomma l’imprevisto. Ma più che promessa, tentativo o speranza di soccorso, diventa impegno vero e proprio portare a memoria e ricordare tutti coloro che allineano la ormai lunga teoria di “inguaiati”.

Il salto di qualità della giustizia è ormai palesato: se sei giovane e tatuato finisci in galera (e si butta la chiave con un’accusa di “terrorismo”), se sei un amministratore o pensionato gli si toglie la casa con un’ingiunzione pecuniaria. La morsa si stringe. Tra un maxiprocesso in aula bunker e una raccolta fondi di successo ogni giorno s’infila una storia minore che cadenza la propria esistenza con una firma in caserma.

È il caso di Andrea, che il popolo non ha voluto dimenticare. Andrea è stato accompagnato oggi a firmare alla caserma dei Carabinieri di di Susa.

È difficile scrivere di questo senza scadere nella retorica, ma certo, uno dei compiti più difficili per gli attivisti è di ricordare tutti, quotidianamente tutti quelli che son rimasti indietro e non farli sentire soli, né perché colpiti da ingiunzioni minori, né quando i riflettori si spegneranno su chi ancora adesso riesce a non sentirsi isolato.

Mai come ora “Si parte insieme, si torna insieme” assume un colore materico, che ogni giorno deve rinnovare la sua pennellata, e stratificarsi.

 

Fotografie di Luca Perino
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