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No Tav sotto assedio

La strada era tracciata da tempo, molto tempo. I mantra da far recitare all’opinione pubblica, ormai mandati a meoria, efficaci a tacere qualsivoglia impeto di analisi e di informazione: “Ormai abbiam preso impegni internazionali”, “Ce lo chiede l’Europa”, prima; “Se non facciamo il Tav ci saranno le penali da pagare”, poi.
La Val di Susa militarizzata, il sito strategico, le zone rosse, le procedure d’urgenza ecc.
A questi si affiancava la scelta del luogo in cui il maxi processo in corso dovesse procedere; prima in via transitoria, data la sovrapposizione di udienze ormai calendarizzate; poi in via definitiva: aula bunker del carcere delle Vallette di Torino, aula in cui si svolgono per mafia e terrorismo.
In maggio la cominciò a parlare di tentato omicidio, in occasione di un assalto notturno al cantiere in cui venne dato alle fiamme un gruppo elettrogeno.
Da oggi ufficialmente i valsusini sono terroristi.
A Torino e in Valle dodici persone del Comitato di lotta popolare di Bussoleno han subito perquisizioni coordinate dai Pm Andrea Padalino e Antonio Rinaudo. Il capo di imputazione per cui risultano indagate è attentato con finalità terroristica e di eversione, art. 280 del Codice penale. Perquisita anche la nota trattoria La Credenza, di Bussoleno. Il campeggio e il Presidio di Venaus dalle prime ore della mattina sono stati circondati, fino almeno alle 11.30, quando camionette e blindati han lasciato le loro posizioni.
La strada è tracciata.
Oggi pomeriggio, alle 16.00, presso la Comunità montana di Bussoleno è stata indetta una conferenza stampa presieduta dal presidente della comunità montana Sandro Plano e il sindaco di Venaus, Nilo Durbiano.

M.B. 29.07.13