Notizie Flash

Non avro’ fame…

Gabriella_40_Susa zona polveriera 3 febbraio 2014 003Lo Stato ha voluto la polveriera, ma la sua bonifica passa come "opera di accompagnamento". Ma resta pur sempre una polveriera.

Dicembre 1994. Bielorussia. Freddo intenso, ghiaccio, paesi persi in chilometri di terre divise da poche strade ampie e diritte. Boschi.

Da otto anni questi territori sono stati contaminati dall’esplosione alla centrale nucleare di Chernobyl. Molte di queste terre, le più contaminate, nei mesi successivi all’incidente furono evacuate, troppo pericoloso restarci. E così gente da sempre legata alla terra da cui trarre la propria sopravvivenza e in cui mettere il proprio faticoso quotidiano lavoro fu trasferita per legge… tutti in lontane città, niente terra, grandi casoni in cui stare, poco o  niente lavoro in un Paese segnato da sempre dalla povertà… tutti o quasi, perché intanto qualcuno decise di rimanerci nella sua casa, a convivere con le invisibili alchimie dell’atomo.

Ma in questo ultimo scampolo di 1994 molti di coloro che vivevano nelle città sono ritornati, poco per volta,  alla loro terra, hanno superato la sbarra di divieto ed hanno ricominciato a coltivare, a bruciare la legna… L’invisibile è invisibile anche se poi le malattie si  possono contare… ma tutto è meglio che morire di fame, di nostalgia…”Almeno non morirò di fame”: questo il ritornello ascoltato più volte a fior di labbra.

Questa la storia incontrata quell’anno, storia di una terra lontana.

Ma ci sono storie minori, tremendamente simili, anche in altri luoghi, anche oggi, dove rifiuti tossici, terre contaminate stanno, nell’invisibile, segnando popolazioni. Terre dove l’opera dell’uomo ha coscientemente deciso di agire, di portare, di sotterrare, tutto sotto la pelle della terra, facendo finta che essa non sia il più grande organismo vivente… Terre dove la gente rimane, perché non ha altri luoghi dove andare, altro lavoro con cui vivere… e così l’umano convive con  pane e veleni…

Storie lontane? No davvero, perché anche in valle queste storie si possono ritrovare, vestite a festa, affinché non se ne possa cogliere la vera natura.

Gabriella_40_Susa zona polveriera 3 febbraio 2014 002L’ultima è quella di pochi giorni fa, quella del progetto dei venti orti urbani e cinque lotti di pascolo da collocare al posto della vecchia polveriera di Susa. Un progetto che ha visto Comune, Provincia, Coldiretti seduti intorno ad un tavolo a firmare un accordo singolare, tutti con grande soddisfazione a presentare questo futuro di orti, ubicati su un terreno del Demanio Militare. Sette ettari di terreno che dovrebbero essere bonificati e recuperati grazie a 107.000 euro provenienti da residui del Patto Territoriale e 192.000 dal Cipe, come azione di accompagnamento alla costruzione della linea ferroviaria Torino Lione. Ettari in cui per molti anni vi sono state lavorazioni militari, che hanno lasciato sul terreno  i loro pericolosi ricordi. Ne consegue che il lavoro di bonifica dovrebbe essere molto attento e certamente molto più oneroso di quanto si è potuto ipotizzare. Anche perché, in caso contrario, consegnare terreno ritenuto idoneo per coltivazioni quando non lo è sarebbe davvero da condannare… Ciò che è invisibile o pare esserlo, non è detto che non ci sia… E a farne le spese sarebbero quasi sicuramente persone che, nelle difficoltà della nostra quotidianità, qui verrebbero a coltivare quanto abbisogna per alimentarsi e vivere…

E se dar buono per  terreno quello che non  è non è certamente onesto, ancora meno onesto è oggi presentare come splendido dono alla popolazione, come azione di accompagnamento alla grande opera il recupero e la bonifica di una polveriera che, nata per volontà dello Stato ora dovrebbe, senza alcun minimo dubbio, dallo stesso essere bonificata. In modo estremamente serio e senza chiedere oneri aggiuntivi alla popolazione, perché facendo ciò si vanno a sottrarre risorse altrimenti destinabili a opere prioritarie. E soprattutto senza rivestire di profumo di compensazione per la grande opera dell’alta velocità un intervento da tempo chiaramente dovuto.

Gabriella Tittonel

7 febbraio 2014

No tags for this post.