Non son fascista ma…

di Daniela Giuffrida

Foto: Contropiano

Foto: Contropiano

Tante le polemiche di queste giorni circa le forze che hanno spinto e spingono la protesta dei Forconi. Le questioni, poste sul piano della polemica, sono state tante. I “capi- Forconi” rifiutano ogni colorazione di destra ma poi le foto in una piazza Castello di Torino, gremita di manifestanti, mostra tantissimi di loro in un saluto “romano” che non lascia adito a dubbi di sorta.

I Forconi rifiutano ogni addebito di strumentalizzazione da parte di qualsiasi forza estranea, ma poi le televisioni riprendono il leader del Movimento nazionale 9 dicembre, Danilo Calvani, mentre si allontana su una Jaguar sventolando un tricolore. E sono tantissime le minacce riferite da diversi negozianti di Torino a cui sarebbe stato imposto di chiudere le saracinesche dei loro negozi, ma i Forconi ammettono che esistono frange di estremisti, estranee al Movimento che allo stesso si sono unite, fuorviando forse l’attenzione, confondendo l’opinione pubblica, ma sicuramente non compromettendo gli scopi veri della “rivolta”.

Ma ieri è arrivata la notizia di una libreria di Savona, ai proprietari della quale sarebbe stato “intimato di bruciare tutti i libri”. La notizia ha fatto il giro del web ed è rimbalzata da giornali a televisioni che l’hanno riportata con dovizia di particolari e, immediatamente, la memoria è andata a quella notte del 10 maggio del 1933, quando, sulla Opernplatz (Piazza dell’Opera) di Berlino vennero bruciate centinaia di opere letterarie firmate da autori non tedeschi, avvenimento che di fatto cancellò per anni la testimonianza culturale di un’umanità intera, da Karl Marx a Bertolt Brecht, da Thomas Mann ad Herbert Marcuse, da Albert Einstein a Sigmund Freud ad Edith Stein.

In questo quadro, ieri sera, l’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani Italiani) ha preso una posizione netta e precisa contro quella che è stata definita dalla stessa associazione una manifestazione di stampo fascista. L’ANPI ha promosso per VENERDI’ 13 DICEMBRE alle ore 10:00 un presidio democratico, antifascista, contro ogni tipo di violenza, in PIAZZA delle ERBE di fronte al Palazzo Comunale “Da diversi giorni la città di Torino e alcuni comuni della Provincia – scrive Diego Novelli, Presidente del Comitato prov. dell’ANPI – sono teatro di episodi di violenza messi in atto da gruppi di teppisti di matrici diverse (neofascisti, ultras del calcio, delinquenti comuni) partecipanti alla protesta del settore del commercio (negozianti e ambulanti) promossa da un fantomatico “Comitato per la Rivoluzione” alla cui testa figurano i famigerati “forconi” le cui caratteristiche sono ben note per i fatti accaduti in Sicilia tempo fa. Posti di blocco stradali, distruzione di raccoglitori della spazzatura e di paline segnaletiche, minacce di stampo mafioso rivolte a centinaia di negozianti per imporre la chiusura degli esercizi, grida e insulti contro inermi cittadini, assalto ad edifici pubblici, intralci prolungati ai mezzi di trasporto pubblico e alla viabilità stradale hanno caratterizzato le gesta di questi malviventi, molti dei quali scorrazzano per il centro cittadino inneggiando a Hitler e Mussolini; la stragrande maggioranza dei cittadini coinvolti in questi disgustosi episodi si è sentita abbandonata a sè stessa. L’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, denuncia con fermezza gli episodi di stampo diciannovista tipico degli squadristi di infausta memoria, sollecita le Autorità dello Stato preposte alla tutela della civile convivenza affinché sia garantita a Torino la praticabilità della vita democratica sancita dalla nostra Costituzione.”

“Quello dei nuovi fascisti , oggi – ha commentato Massimo Zucchetti, ordinario del Politecnico di Torino, scienziato di fama internazionale ma anche studioso e profondo estimatore della storia partigiana e “partigiano”egli stesso – è un ruolo che non è cambiato, ma è solo attualizzato. E’ finalizzato a rendere disponibile manovalanza per un movimento reazionario di massa, da utilizzare nella crisi in corso per sostenere una parte della borghesia (quella più arretrata e marginalizzata) – magari invocando una innaturale alleanza con settori popolari – contro un’altra parte delle borghesia (quella più internazionalizzata e integrata) e contro le organizzazioni dei lavoratori e della sinistra che fanno da tappo alle opzioni reazionarie e xenofobe.

Compito del rivoluzionario – è contrastare questa deriva e smascherare la manovra, chiarendo che la lotta e le rivendicazioni sociali non hanno futuro se si trasformano in Jacquerie, cioè insurrezioni popolari prive di una preparazione politica e rivolte contro il nemico più immediato (ad esempio una sede di equitalia o un supermercato) senza capire che il reale nemico prepara e dirige dall’alto i capi di queste rivolte. “I partigiani sanno sempre dove stare, senza squallidi coinvolgimenti” ha concluso Massimo Zucchetti.