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Oggi in tribunale, il caso pecorella

di Report

Una giornata strana già dall’inizio. Vicino al tribunale un ciclista a gran voce urla contro un automobilista che scende irruento e sbatte a panciate il ciclista. “Chiamo i carabinieri” dice l’appiedato ciclista. Risponde l’altro “Sono io”, e tira fuori un cartellino, ancora più irruento il contatto avviene questa volta con il portafoglio. Assistiamo con dei passanti, il ciclista prende la sua bicicletta e urla “Sono in bici, ma cosa vuole da uno in bici?”. La inforca e “È uno come te che mi ha tolto la patente”. Si allontana tampinato dalla macchina che cerca l’inseguimento fino al semaforo.

acapUna giornata strana, si va ad una causa che ha dell’incomprensibile, oltraggio è l’accusa, richiesta dell’altra udienza 6 mesi, dalla PM Quaglino. Davanti al Giudice Robaldo, un avvocato Novaro replica con efficacia e sbigottimento: “Dentro gli stadi ci sono insulti peggiori alle Forze dell’Ordine. Capisco gli abbia dato dello stronzo, non sarei qui a replicare”. Il difensore fa notare il contesto, la situazione straordinariamente emotiva delle giornate successive alla caduta di Luca Abbà, caduto dal traliccio dell’alta tensione.

bruno1Novaro prosegue l’arringa. Spiega che gli insulti non sono stati rivolti al carabiniere in quanto persona, ma l’epiteto “pecorella” veniva riferito al mestiere di agente di antisommossa dove è proprio l’impossibilità materiale a disobbedire un ordine, che lo paragona a un gregge, appunto di pecore. Pecore a cui Bruno, in un passaggio tagliato dai media, chiude dicendo “Vi vogliamo comunque bene”, confermato dal carabiniere Fata, teste.

Dopo gli eventi i media alzeranno la tensione su quelle frasi, tale procurare poi a minacce alla famiglia Bruno, tramite messaggi e lettere.

Gli avvocati chiedono l’assoluzione dal reato. Il Giudice rinvia al 19 maggio aula 59 ore 9.