Ottana nucleare, costruzione del deposito delle scorie

Il sistema continua il percorso, oggi lo troviamo ad Ottana un paesino al centro della Sardegna, con un centro industriale più grande del paese.

di Valsusa Report

Forse un disegno del governo che sta cercando oramai da tre anni di infilare in qualche posto in Italia il Deposito Nazionale delle Scorie Nucleari. Ottana ha già un centro industriale importante con nelle vicinanze centrali elettriche, che come da tradizione mineraria sarda sono a carbone. Con un fiume il Tirso di discreta portata d’acqua.

Ottana industriale

In Sardegna la chiusura delle industrie e la cancellazione della produzione energetica si svolge sistematicamente da un quinquennio, l’alluminio, il carbone, e le servitù militari sono la fonte di guadagno operaia dell’isola, se manca questo, altro dovrà prenderne il posto. Immaginiamo che un Governo qualsiasi voglia trasformarsi in becero speculatore imprenditoriale. Lentamente si tolgono le occasioni di lavoro, si precede con una bella campagna pubblicitaria nazionale, ed ecco la proposta, il deposito di scorie nucleari, infiocchettato di grande ecologia, salvatore dell’ambiente e luogo di felice occupazione, diventa il progetto che tutti vogliono.

Ora non sappiamo se così macchinoso e pieno di ditrologia può essere una proposta, ci limitiamo a descrivere un intervento del deputato di Unidos Mauro Pili alla Camera, preso dal sito soleminis. Partendo dalla ditta incaricata di costruire e gestire il sito, la Sogin, essa avrebbe dovuto individuare il luogo per il deposito delle scorie nucleari entro l’anno 2015 e comunicare ai territori le possibili scelte, non è avvenuto. Si rileva dall’interrogazione che “in Sardegna girano società iscritte nella vendor list di Sogin, quelle 10-12 società che hanno avuto e che rientrano nei requisiti della Sogin per realizzare il deposito unico di scorie nucleari. Girano in Sardegna, passeggiano per il sito di Ottana a misurare terreni, a valutare la compatibilità di Ottana rispetto al deposito delle scorie nucleari”.

Ottana storica (2)

Il sito industriale di Ottana è già abbastanza usato a livello di emissioni e di concentrazioni di lavorazioni che hanno rilasciato sul territorio i loro problemi di gestione, ma è anche su un’isola ed è al centro di essa con poche strade accessibili. Perchè scegliere quel posto? forse perchè deriva dai due referendum che impongono all’Italia il bando del nucleare, un’opposizione popolare sicura, che avrebbe molti problemi logistici ad arrivare nell’isola e che potrebbe essere fermata ai porti o aereoporti, come ci dissero i manifestanti al decennale dell’8 dicembre di quest’anno, “lo fanno sempre, controllano tutti, foto, video e perquisizioni, quando i pulman vengono da fuori in Valsusa alle manifestazioni”. Ore interminabili che rallentano e diminuiscono i numeri, quegli stessi numeri presto forniti ai giornali dalle questure in campo?

Un altro campanello d’interrogazione deriva dalla smentita che avviene a sfavore del Ministro dell’Ambiente che ha più volte dichiarato proprio riferendosi alle domande di possibili installazioni del deposito: “per la Sardegna c’è il problema dei trasporti”, se si guardano i dati delle spese di Sogin, nel tabulato delle spese sottoposte a controllo dall’Autorità garante per la concorrenza e la trasparenza, si vedrà che “ci sono due polizze assicurative (una di queste di 339 mila euro) stanziate da Sogin e pagate a una società inglese per fare un brokeraggio di polizza assicurativa RC trasporto nucleare, rischio per responsabilità connesse al trasporto marittimo”.

pastore di ottana (foto di claudio gualà)

pastore di ottana (foto di claudio gualà)

Non si sa e non sappiamo, potrebbe trattarsi anche di polizze per trasporti nucleari marittimi internazionali, non ce lo spiega il dettaglio e nemmeno il Ministro. Si sa che a pensar male qualche volta ci si azzecca, come dice la Gabanelli in Report, e allora si vedrà se il Deposito Nazionale delle Scorie Nucleari sarà in Sardegna, di sicuro si sa che i trasporti marittimi possibili avranno un impatto enorme sulle spese della cassa dei soldi pubblici. Questo in un contesto dove i tecnici del nucleare, estranei ai futuribili guadagni, dicono che “le scorie ad oggi è meglio renderle sicure nel luogo in cui sono con un investimento di manutenzione e conservazione sicuro, il male minore per rischi e ambiente”.

V.R. 18.1.16