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Parigi. #porteouverte, il mio indirizzo è Valsusa

Mentre i terroristi sparavano e si facevano saltare in aria, i cittadini di Parigi twittavano il loro indirizzo sotto l'hashtag “porteouverte”, “porte aperte”. Dopo quei giorni, “porte aperte” dovrebbe diventare il modo per uscire dal neocolonialismo.

di Report

Il colonialismo, o oggi neocolonialismo, altro non è, che la sopraffazione del più debole, significa spadroneggiare con territorio e risorse dell’altro. Il proprio benessere a discapito del più debole in un perverso gioco di potere. è stata una risposta alla strage compiuta nel cuore di e dell’Europa.

rivista francese colonialeLa Guinea con Sékou Touré decise nel 1958 di uscire dall’impero coloniale francese. Volevano l’indipendenza del Paese. Fu allora che l’élite coloniale francese a Parigi si infuriò al punto da portare la Guinea a distruzione, con la giustificazione di volersi riprendere “i benefici di colonizzazione francese”. Sistematicamente vennero rasi al suolo scuole, asili, edifici della pubblica amministrazione; tutto ciò che nell’immediato non poterono portare via fu sabotato, bruciato o avvelenato. Dagli anni Cinquanta, 3000 francesi lasciarono il Paese, portandosi via soldi e beni. Da allora più o meno velatamente la Guinea subì guerre alternate ed embarghi. Un trattamento simile lo subì il Togo Francese, con a capo il presidente Olympio, che decise di uscire dalla moneta coloniale francese, la famosa FCFA (Franco per le Colonie africane francesi), e così poter battere moneta propria, e uscire da una profonda crisi che investiva il Paese da alcuni anni. Crisi probabilmente dovuta a una politica monetaria sfavorevole all’allora valuta coloniale. Il 13 gennaio 1963 il presidente Olympio venne ucciso, dopo soli tre giorni di indipendenza dalla Francia. Etienne Gnassingbe, un ex sergente francese della Legione Straniera, ricevette una taglia di 612$ presso l’ambasciata francese nello Stato di Togo.

guineaE via così, nel corso degli ultimi 50 anni, un totale di 67 colpi di stato in 26 paesi dell’Africa, di questi 16 paesi sono ex colonie francesi, il che significa che il 61% dei colpi di stato è da imputare al colonialismo. Guardando all’Asia o al Medio Oriente lo scenario non cambia. Il colonialismo o oggi neocolonialismo altro non è, (in quegli stati), che il sopraffare del più forte sul più debole, lo spadroneggiare con le risorse dell’altro. Il potere di sopravvivenza a discapito del più debole. #porteouverte forse una risposta all’attacco. Popolazioni sottomesse un tempo e che oggi in un miraggio perverso della religione vogliono la vendetta.

Chi il colpevole?, chi da colpire? Di getto e di pancia, il dito punta all’islam e acceca tutti. La compagine di potere coloniale tramite i talk e i media aggrava ancora di più la percezione e i sentimenti. L’unico punto fermo è quel #porteouverte. La risposta “porte aperte” viene dal basso e dal basso la comprensione e il rifugio. Solo il popolo può rispondere con dignità. Non si può fermare in una città chi ha in mano un mitra ed è accecato dall’odio. Aprire le porte significa fidarsi: non si sa chi entrerà, un francese, un italiano, un ebreo, musulmano, forse un profugo.

parigi attentati

Di colonialismo si è parlato con le Grandi Opere nel Tribunale Permanente dei Popoli, con la sofferenza delle popolazioni impotente all’avanzata dei cantieri, che proietta nella dimensione “di pace” dei conflitti. Non raffiche d’armi o bombe intelligenti , ma uno status permanente di sofferenza della popolazione. #porteouverte lo troviamo di nuovo lì, dove i cittadini colpiti aprono le loro porte agli altri. Il Movimento No sta con gli ultimi e agli ultimi apre le porte, le convinzioni si limano e le punte di autorità create dai sistemi di potere, si spezzano, tutti rivolti a uscire dal pericolo, e si incontrano genti dei quattro continenti in una magia che qualcuno definisce già impossibile da redimere. Chi trova la Valsusa non la abbandona più.

popoloLa risposta migliore, la #porteouverte dei primi parigini, potrà essere l’unione e la capacità di far comprendere che il nemico è altrove, non in basso ma in alto. Chi sta in basso non decide nulla, può solo decidere con gli altri intorno la via per uscire di casa, la via della comunità. #porteouverte, il mio indirizzo è Valsusa.

V.R. 17.11.15