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Pista da Bob. Cosa c’è sotto/1. Storia, costi e destino dell’impianto olimpico di Cesana Pariol.

110 milioni di euro, 15mila euro di spese di gestione al mese, 45 mila euro mensili per l'impianto di raffreddamento, funzionante con poco meno di 50 tonnellate di ammoniaca, una perdita di circa mezzo milione di euro all'anno, per una struttura che è stata utilizzata, dopo i 15 giorni di gare olimpiche, una decina di volte appena.

di Barbara Debernardi

, località Pariol: pendio assolato, orgogliosamente esposto a sud, su cui si snodano oggi le 19 curve da brivido (per la velocità raggiungibile dagli slittini, non certo per le temperature…) di una delle più contestate e meno utilizzate strutture reduci dalla sindrome faraonica delle olimpiadi invernali di Torino 2006. Chi volesse osservarla superficialmente, in tutta la sua arroganza, potrebbe salire lungo i tornanti della strada che da conduce a Clavière. Chi volesse guardarla un po’ più da vicino e a fondo, potrebbe invece dare un’occhiata ai suoi costi di costruzione e di esercizio: 110 milioni di euro (a preventivo erano appena 60), 15mila euro di spese di gestione al mese, più 45 mila euro mensili di spese per il solo controllo dell’impianto di raffreddamento, funzionante con poco meno di 50 tonnellate di ammoniaca, una perdita di circa mezzo milione di euro all’anno, per una struttura che è stata utilizzata, dopo i 15 giorni di gare olimpiche, una decina di volte appena. Questo almeno finché non è stata decisa la chiusura della struttura e l’eliminazione dell’enorme e pericolosa quantità di ammoniaca, indispensabile per mantenere le basse temperature di un impianto che fa del ghiaccio la sua ragion d’essere e che fa a pugni con una scelta progettuale tanto infelice.

E dire che a suo tempo, in fase di pianificazione strutturale di Torino 2006, era stata avanzata l’ipotesi di utilizzare, almeno per il , la pista già esistente e perfettamente funzionante di La Plagne, costruita per i giochi olimpici del 1992 nella vicina (ma francese) Albertville.

Scelta ragionevole ed economica, che probabilmente avrebbe fatto qualunque buon padre di famiglia, ma che venne accantonata a favore di Pariol. Costringendo oggi l’amministrazione comunale e il Commissario liquidatore di Torino 2006 ad interrogarsi sul destino di quelle 19 costosissime curve.

L’Agenzia Torino 2006, che vanta un “tesoretto” destinabile alla riattivazione o alla riqualificazione della pista di Cesana, avrebbe dato parere favorevole all’uso di 16 milioni di euro per tali scopi. Ma la cifra, necessaria per porre rimedio al lungo periodo di abbandono e per mettere a punto un  impianto di refrigerazione nuovo e meno pericoloso dal punto di vista ambientale, non coprirebbe certo i futuri costi di gestione, quantificabili in non meno di mezzo milione di euro all’anno, per una apertura ovviamente limitata ai mesi invernali. Costi che ricadrebbero sulle casse esangui del territorio. I dubbi in proposito espressi nei giorni scorsi dall’Amministrazione comunale risultano quindi assolutamente legittimi. Ma altrettanto legittimamente ci si chiede perché dubbi analoghi non vennero sollevati quando si trattò di investire denaro pubblico in un’opera dal fortissimo impatto ambientale e destinata fin da subito ad essere in perdita.

B.D. 14.09.2014