Notizie Flash

Pista da Bob. Cosa c’è sotto/2. La storia nascosta sotto ai parcheggi dell’impianto olimpico di Cesana Pariol.

Importanti ritrovamenti archeologici a Cesana testimoniano la presenza di un centro urbano sin dal III sec. d.C. Venuti alla luce, giusto il tempo per far posto a parcheggi.

di Barbara Debernardi

Nel 1962 nella città danese di Roskilde vennero casualmente scoperte 5 navi vichinghe. Letteralmente attorno a quelle navi si decise di costruire un museo. Nel 1997 il museo è stato ulteriormente ampliato con un’isola e un porto e nello spazio antistante è stato recentemente allestito un cantiere navale in cui i visitatori (e si tratta di molte migliaia ogni anno) possono anche osservare la costruzione di navi tradizionali.

Ci si potrebbe legittimamente chiedere quale sia il legame fra 5 navi vichinghe e una pista da in attesa di smantellamento.

Presto detto. Nel 2003 a , in località Pariol, proprio nel corso della costruzione del complesso olimpico, venne casualmente scoperta una necropoli composta da 9 tombe a inumazione, orientate sull’asse est/ovest, limitate da lastre di pietra, ancora parzialmente dotate di corredo funebre: una coppia di orecchini d’argento cesellati, del VII secolo e un altro in bronzo del V secolo. A poco più di 30 metri dalla necropoli vennero inoltre portate alla luce una abitazione con fondamenta in pietra a secco, sovrapposta a strutture più antiche, e una grande capanna circolare, delimitata da buche di fondazione, destinate ad accogliere una palificazione importante per struttura e dimensioni. Monete e resti di ceramica, di quello che dai sondaggi effettuati su più vasta area, ha tutta l’aria di essere un villaggio piuttosto esteso, hanno cominciato a fornire alcune datazioni, che vanno dal III all’VIII secolo, testimoniando una frequentazione che va almeno dall’età romana al periodo carolingio.

Di tale importante ritrovamento si è avuta notizia quasi esclusivamente nel mondo degli addetti ai lavori (per esempio nei Quaderni della soprintendenza archeologica del Piemonte e sulla rivista Segusium), ma di certo non è accaduto nulla di paragonabile a Roskilde. Infatti, anziché bloccare i lavori per il parcheggio della pista da bob, proseguire l’indagine (come suggerito dagli stessi archeologi Federico Barello e Marco Subbrizio, nei Quaderni sopra citati), immaginare un museo e quindi trasformare l’area in un luogo di cultura e di attrazione turistica, si è letteralmente insabbiato il tutto. Nel senso che i ritrovamenti sono stati protetti, coperti da sabbia e poi dai parcheggi. Rimessi a dormire per far posto al business olimpico. Ma oggi, scoperto che il business in realtà era un bluff, chissà che la città di Roskilde non abbia finalmente da insegnare qualcosa anche al nostro territorio.

B.D. 18.09.14