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Polonia: risultati delle elezioni e panorama dell’Est europeo

L'Est Europa negli ultimi 200 anni ha dovuto sopportare gli errori delle politiche estere ed interne delle potenze europee e lo ha fatto a sue, ingentissime, spese. Dovremmo guardare con più interesse a quelle nazioni per capire meglio le nostre.

di Fabrizio Bertolami.

In si sono appena svolte le nazionali e il partito Diritto e Giustizia (PiS) le ha vinte con il 39% dei volti. Il governo uscente ha preso il 24%. Ovviamente è già stato etichettato come “partito ultranazionalista, populista ed euroscettico” dalla stampa italiana ed internazionale secondo un ben noto clichè. L’eurocrazia vede come fumo negli occhi qualsiasi forma di nazionalismo, anche la più blanda. L’accusa di populismo viene di conseguenza. Sull’accusa di euroscetticismo non c’è invece nulla da eccepire visto che la non adotta l’Euro e non sembra neanche tentata più dal farlo. La viene già affiancata alla “terribile” Ungheria di Orban ma presto altre nazioni potrebbero seguirle in questa nuova lista di proscrizione compilata a Washington e Bruxelles. Inoltre manifesta una comunanza di vedute anche con Serbia, Croazia e Slovenia sulla questione dei migranti. Sebbene infatti la non sia interessata dal flusso diretto dei profughi e dei migranti è però investita dalla richiesta europea affinché si faccia carico di una quota di essi.

È comunque tutta l’area centro-europea ad essere più che mai al centro di tensioni geopolitiche di cui le carovane di migranti provenienti dal medio oriente e dalla Turchia sono più un effetto che una causa. L’area ha diversi punti fermi di natura militare, economica e politica che la rendono rigida e fragile allo stesso tempo. Un po’ come accade alla ghisa, capace di resistere a notevoli pressioni ma anche di andare in frantumi sotto un colpo ben assestato. E’ rigida nella sua impostazione filo-atlantista e antirussa dettata dalla partecipazione alla NATO di quasi tutte le nazioni che la compongono.

È rigida anche nei confronti dell’Unione Europea con la quale ha il maggior interscambio commerciale e della quale segue le decisioni politiche, anche se non sempre del tutto convinta. E’ fragile in quanto ancora troppo dipendente dalla in campo energetico ed economico, come testimoniano i danni arrecati dalle contro-sanzioni russe al commercio della Polonia o della Repubblica Ceca. Ha però un’enorme punto di forza: la sovranità economica. A parte Slovacchia e Slovenia le altre nazioni dell’ex blocco socialista hanno mantenuto la propria moneta sebbene alcune di esse abbiano intrapreso le procedure per adottare l’Euro. In un epoca di governo economico, i diktat politici si possono anche sfidare se si ha un’alternativa. Se però da una parte c’è l’Euro, con le sue dure leggi di austerità e pareggio di bilancio, dall’altra parte l’alternativa può essere il Rublo? Da tempo Mosca cerca di aggirare l’uso del dollaro nelle transazioni internazionali ed inoltre la recente minaccia di espellere la dal circuito SWIFT ha portato ad un ritorno alle transazioni in rubli con paesi extra UE. La svalutazione della moneta russa ha avuto un però un forte impatto e la sua instabilità crea un elemento di incertezza nei rapporti economici con l’est . Per tutti questi motivi quest’area è quindi il vero crocevia d’, o per dirla con il celebre geografo Sir Harford Mackinder, dell’Eurasia. Fu infatti il geopolitico inglese nel 1919 ad affermare “ Chi controlla l’ dell’Est, comanda l’Heartland, chi comanda l’Heartland comanda l’isola mondo, chi comanda l’Isola Mondo comanda il Mondo”. L’area che va dal Mar Baltico all’Adriatico e al Mar Nero è infatti al contempo una cerniera tra l’occidente cattolico e l’est ortodosso, tra un sud musulmano ed un nord cristiano. La cultura slava e quella latina coabitano ma per la maggior parte delle nazioni di questa parte d’ il trait d’union è ancora la matrice mitteleuropea retaggio dell’impero austroungarico.

Quanto sono importanti le nazioni dell’est per l’Unione Europea ,e sottinteso per gli Stati Uniti? Quanto lo sono per la Russia? Quanto ancora si potrà sperare nella benevolenza turca nel trattenere i profughi che attraversano il suo territorio con il desiderio di andare in Germania o in Svezia? La geopolitica è tornata in forze nelle analisi sull’attuale situazione nell’est Europa, poiché non vi è , e non potrebbe esservi, una chiave di lettura univoca per ciò che sta accadendo politicamente. Nei confronti di alcuni paesi, come i Baltici o la Polonia , si sta agitando lo spettro russo, con annesso panorama ucraino fatto di invasioni e partizioni. Dall’altra però ungheresi e, probabilmente dai prossimi mesi in avanti, polacchi gradiscono l’interpretazione “sovranista” data da Putin all’intervento in Siria. Secondo quest’ultimo, infatti, Bashar Al Assad rappresenta il legittimo governo siriano, quindi la Russia interviene per ripristinare la legalità dietro sua esplicita richiesta. Il governo uscito dalle urne è perciò l’unico autorizzato a governare e non ci sono rivoluzioni colorate che tengano. Una bella assicurazione sulla vita per quei governi che anche in Europa vogliono continuare a mantenersi il più possibile indipendenti dal pensiero unico econo-tecnocratico. C’è poi il fattore G. La Germania è il vero dominus dell’area e probabilmente se oggi non esistesse l’Euro sarebbe il Marco la moneta da Stettino ad Atene. I tedeschi tengono particolarmente al loro “giardino di casa” forse più che al resto d’Europa.

I disaccordi con gli circa la gestione della questione ucraina e le aperture a Putin sull’intervento in Siria stanno segnalando la volontà tedesca di non cedere alla volontà di Washington di isolare la Russia. La Germania è il primo esportatore in quel paese e non vuole certo perderlo così come non vuole perdere l’influenza che ha nei paesi dell’est Europa. Anche l’Italia, per voce del suo primo Ministro, ha fatto notare che le sanzioni alla Russia danneggiano particolarmente il proprio commercio ma la linea dura di Washington non permette deviazioni. Al momento le sanzioni europee sono garantite fino al gennaio 2016 ma è già in vista un prolungamento. Le controsanzioni russe termineranno a giugno dell’anno entrante. Al momento, quindi, l’area che va dalla Germania alla Grecia, se non alla Turchia, è parzialmente separata economicamente dalla Russia a causa di sanzioni e controsanzioni e contemporaneamente molti dei paesi che la compongono hanno frizioni con l’UE sia in merito alla gestione dei profughi sia per quanto attiene a materie economiche. Pensiamo a Grecia, Ungheria, Polonia, Slovenia, Croazia.

La svolta nazionalista della Polonia dopo quella ungherese e quella, estrema, dell’Ucraina, è parte di una reazione delle opinioni pubbliche est europee di fronte ai problemi posti dall’appartenenza all’Unione Europea da un lato e dal risveglio della ricerca identitaria di fronte all’invasione che proviene dal meridione islamico dall’altro. La Russia ha ancora una forte influenza in tutta l’area e gradisce le rivendicazioni nazionaliste ed i partiti che le propugnano. In 25 anni i cittadini delle nazioni est-europee sono passate dal comunismo al liberalismo, dal Patto di Varsavia alla NATO dal Rublo all’Euro, dall’Unione Sovietica all’Euro. Ovviamente ognuno di questi passaggi ha lasciato perlomeno qualche dubbio nelle opinioni che questi cittadini si sono fatti circa il percorso fatto sinora. In Repubblica Ceca alle ultime elezioni del 2013 il secondo partito dopo quello Socialdemocratico, primo con il 20,46 dei consensi è stato il “Partito dei cittadini insoddisfatti” con il 18,66. Più chiaro di così.

(F.B. 09.12.15)