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Precariato: in agitazione i forestali siciliani

In agitazione i 24.000 operatori forestali siciliani. Precari da sempre,sembra siano destinati a non essere "stabilizzati" in eterno

di Daniela Giuffrida.

In agitazione i 24.000 operatori forestali siciliani. Precari da sempre, i forestali addetti alle 78, 101 e 151 giornate lavorative, non solo sembra siano destinati a non essere “stabilizzati” in eterno, ma pare siano stati privati anche della possibilità di recuperare importantissime giornate di , mancano infatti i fondi del CIPE che dovrebbero servire a retribuirle loro.

Mentre a Palermo è prevista per oggi, promossa dalle associazioni sindacali, una giornata di sciopero che culminerà in un sit-in davanti a Palazzo D’Orleans, alle 7.15 di ieri mattina, un centinaio di lavoratori dell’Azienda Foreste Demaniali della Provincia di Catania, ha occupato l’aula consiliare “Falcone e Borsellino” del Municipio di Randazzo (CT).

Gli operatori del comparto hanno di fatto “occupato” Il palazzo di città e sei di loro hanno annunciato di aver iniziato uno sciopero della fame che durerà finchè non avranno ottenuto il loro rientro al lavoro.

La Giunta regionale, dopo aver usato i 16 milioni di euro, reperiti alla fine di ottobre, per pagare stipendi relativi ad una decina di giornate di lavoro degli operatori, si era assunta la responsabilità di preparare una delibera di autorizzazione alle riprese delle attività; questa è stata presentata già dieci giorni fa ma, di fatto, l’iter che rende disponibili i fondi del CIPE, non è stato completato. Perchè questo avvenga, dopo il nulla-osta del Ministero dell’Economia, occorrerà la firma del premier Renzi, quindi dovrà ottenere il “bollo” della Corte dei Conti: fino a quel giorno, i 24 mila lavoratori vivranno la preoccupazione di non tornare al lavoro o, comunque, di non poter svolgere tutte le giornate previste dalla legge, con tutte le conseguenze che ne deriveranno.

“Abbiamo occupato l’aula perchè non ci ascolta nessuno – ci racconta da Randazzo Antonina Carmeni, raggiunta telefonicamente – Il 31 dicembre è vicinissimo: se non fanno in fretta noi non potremo completare le nostre giornate di lavoro (che già sono tanto poche!), non avremo stipendi e nemmeno i contributi INPS relativi. Mi sembra assurdo che dopo 30 anni di mi tolgano anche la dignità di ciò che mi spetta per legge. Ho 56 anni – conclude la signora col tono vibrante di chi è disperato e arrabbiato insieme – ed essere costretta ad una “occupazione”, a dormire su delle sedie o in terra, essere costretta ad uno sciopero della fame per ottenere ciò che probabilmente non riuscirò ad avere, per colpa delle lunghezze burocratiche del Governo, è una cosa che non auguro a nessuno.” “Ditelo al Governo – conclude – che siamo disperati, veniamo trattati peggio che i profughi, ci tolgono il lavoro e ci lasciano soli e disperati.”

Con loro la solidarietà del sindaco Michele Mangione e quella del consigliere, Cettina Foti, che è rimasta a fianco dei lavoratori dalle prime ore del mattino, fino a notte inoltrata.

(D.G. 18.11.15)