Processo ai No Tav. Altre battaglie procedurali. Altri testi poliziotti.

Proseguono i riconoscimenti tra mille schermaglie. Dura reazione delle difese contro le regole imposte dalla Procura. Parlano gli agenti che hanno arrestato Soru e Nadalini ma sulle circostanze delle violenze ai fermati le memorie si appannano improvvisamente. DSCN2541 Aula bunker, 6.12.2013.  Sono 242 i testi d'accusa e quindi siamo solo all'inizio perchè ad oggi ne sono stati ascoltati una quindicina. Ma stamattina si è andati abbastanza per le spicce dopo aver superato in apertura una prima protesta degli avvocati per le domande ritenute da Pm e Corte fuori contesto (o "capitolato", in gergo). Il fatto è che il "contesto" per i pm è strettissimo perchè solo cosi si confà alla loro strategia: le domande possono essere fatte solo sul ruolo del teste e in relazione solo all'imputato da esso identificato. Tutto quanto sta "intorno all'azione" per i pm non deve interessare. Per cui si sollevano obiezioni anche solo se il difensore chiede al teste "chi altri c'era vicino a lei a svolgere il servizio?". L'udienza si trascina quindi sull'escussione dei testi-poliziotti Giuseppe Sulcis (Reparto Mobile), Chilese (Digos di Biella) che riconosce

un imputato dalle foto pubblicate su La Stampa.it, su GossipItaliano (!), da filmati postati su youtube ma non è mai stato in Valle e quindi non sa localizzare le fotografie; incalzato dall’avv. La Macchia, esita su una foto agli atti non ingrandita (“Ho la sensazione che sia lui”). Impariamo poi a conoscere Sergio Battaro, del III° Reparto Mobile di Milano, l’addetto all’idrante chiamato ad intervenire presso l’area archeologica: sfilano foto del mezzo danneggiato ma stranamente nessun avvocato fa domande sulla devastazione inferta da quello ed altri mezzi blindati alle strutture neolitiche (forse perchè ristretti dal “capitolato”); sfila l’altro operatore dell’idrante, Tommaso Marsina, quello che dalle vasche accorre a sostituire il primo mezzo danneggiato; poi ancora Alberto Sola, Digos di Modena, e Andrea Cinetto, del Gruppo di Polizia Scientifica di Torino, cioè uno dei 18 operatori impiegati il 3 Luglio per fare foto e riprese dei manifestanti; lui stava alle finestre dell’edificio aggregato alla centrale elettrica con altri due, Cerneca e De Luca. A domanda della difesa risponde che è normale per loro fare riprese preventive su persone che non stanno al momento compiendo reati, riprese che possono venire utilizzate in seguito per eventuali raffronti.

DSCN2542La tensione esplode all’annuncio dei pm di voler rinunciare a sentire un teste: l’avv. Novaro insorge nuovamente, ha interesse a sentire il teste, dice che si vuole ostacolare il normale svolgimento del processo: “Qui si possono fare domande solo sulle domande del pm, si impedisce la ricostruzione della dinamica dei fatti. E’ inaccettabile!” . Gli altri difensori si associano ma non c’è niente da fare, la Corte rigetta. Cosi si continua con il teste Walter Favero, Digos di Torino, che rivela di aver coinvolto la polfer di Bussoleno e “persone del posto”, cioè spie, informatori, probabilmente gente del cantiere, (“…perchè non tutti sono no tav..”.) per identificare un imputato svelando una pratica discutibile, quella di seguire i ragazzi del movimento e filmarli in situazioni normali per poi avere materiali da utilizzare eventualmente in occasioni future. Il teste dà un corposo racconto della battaglia sul fronte del sentiero da Ramat dove il suo reparto, comandato dal commissario capo Scarpello, fronteggia i manifestanti che arrivano in massa giù dalla montagna. Il teste partecipa alla cattura di Soru, lo colpisce due volte “…con tutta la forza che avevo in colpo per tentare di far capire ‘Tu devi restare qua, non te ne devi andare’ e per vincere la resistenza in quel contesto…”, lo lascia per un po’ in balia dei colleghi che lo trascinano nell’area museale (sappiamo in che modo, v. video Operazione Hunter), poi a suo dire, partecipa “…alla trattazione dei fermati, in primis alla trattazione di Soru…” tanto che i fermati “lamentavano lesioni“.

Il successivo teste, Sperati, partecipa anch’esso all’azione in cui vengono arrestati tre imputati. Interrogato da Novaro sulle circostanze del fermo di Soru, i suoi ricordi si appannano, diventa vago, accenna a “una situazione anomala”, “…credo…credo…non ho un’idea nitida…”, tutto diventa confuso, non riconosce l’agente che percuote con un asta, rivela i nomi dei due che trascinavano il fermato (Di Leone e Bagnasco).

Tocca a Felice Colaianni, Digos di Torino, che insieme a Favero arresta Nadalini, lo percuote, lo trascina via per un piede: “…lamentava un dolore, diceva che si era fatto male ad un braccio e io per farlo desistere, avendo un bastone, lo colpivo sul braccio… lui diceva ‘Mi sono fatto male a un braccio’ non mi diceva se era il braccio che avevo colpito io o meno, non mi ha detto ‘Mi hai fatto male’, poi durante l’arresto lui è caduto anche a terra, e in quella zona era pieno di pietre…”. Anche Colaianni, quando il fermato viene percosso, comincia  a non ricordare e non riconosce altri fermati che vengono trascinati. Oggi esco disgustato.

La prossima udienza è il 23 Dicembre.