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Processo ai No Tav. Aria nuova

Con i testi a difesa si parla finalmente dei motivi e dei contenuti della lotta al Tav. Continui battibecchi con i pm che non esitano a provocare i testi. Poi il botto a sorpresa che potrebbe essere decisivo.

di Fabrizio Salmoni

Aula bunker, 11.3.2014. Aria molto più salubre quella che si respira da quando si sono esaurite le testimonianze dei poliziotti. Finalmente, già dalla scorsa udienza, si parla del contesto in cui sono maturati gli eventi dell’estate 2011 e la qualità stessa delle testimonianze la dice lunga su dove sta la ragione e dove la violenza. Oggi si è avuta l’impressione che il vento stia lentamente cambiando. Lo si è sentito dalle tante opposizioni dei pm respinte dalla Corte che sembrava voler ascoltare qualcosa di più rispetto a chi ha tirato una pietra e dove. Del resto, con le trappoline del “capitolato” ci avevano marciato a lungo i pm quando si trattava di interrogare i poliziotti: domande solo sulle lesioni e non altro. Oggi gli argomenti li dettavano gli avvocati e a poco sono serviti tanti tentativi di estrarre dettagli controproducenti ai testi. E il Tribunale fortunatamente si è mostrato coerente. Il risultato è stato un crescente nervosimo dei pm che si abbandonavano a commenti ironici a mezza voce (colti e denunciati a verbalevideo dalla controparte) o a domande crudemente provocatorie (respinte) quasi a cercare il titolo sui giornali più che un risultato effettivo.

Al momento giusto, le difese hanno prodotto a sorpresa il colpo di scena: una lettera della Presidenza del Consiglio dei Ministri datata 24 Maggio 2013, indirizzata al deputato cittadino 5 Stelle Ivan Della Valle (che aveva fatto richiesta di precisazioni) e per conoscenza al Ministero delle Infrastrutture in cui si dichiara che a quella data non risultava pervenuto alcun progetto esecutivo del cantiere!  La lettera, messa subito agli atti e porta cortesemente ai pm dall’avv. Bongiovanni ha avuto l’effeto immediato di far cadere il silenzio in aula e il sorrisino ironico dalle facce dei pm. C’è stata la netta sensazione che fosse stato calato un asso decisivo, perchè senza progetto esecutivo decade la legittimità dell’apertura forzata del cantiere e di conseguenza ne risultano legittimate le reazioni.

Fino ad allora gli sforzi dei procuratori si erano rivolti prevalentemente a sondare l’attendibilità dei testi tramite domandine trappola sulla relazione fra tempi dell’azione e posizione dei testimoni con l’ausilio dei filmati e del relativo minutaggio. Tentativi mai andati a successo malgrado insistenze e pressioni per la dei comparenti e anche grazie alla buona coordinazione tra quelli e i difensori che intervenivano con opposizione nei momenti più critici. L’altro punto che i pm cercavano di far emergere era la successione dei tempi dell’aggressione puntando naturalmente sulla reazione della polizia alle pietre dei manifestanti ma anche qui hanno incassato multiple conferme del contrario.

Sono sfilati in sequenza: Giorgio Vair (amm. S. Didero e capogruppo maggioranza in Com. Montana), Valentina Cancelli (amm. Avigliana) , Davide Bono (cons. regionale 5 Stelle), Paolo Anselmo (Cattolici per la vita della Valle), don Silvio Bertolo (parrocchia Almese), Chiara Sasso (giornalista), Claudio Giorno (tecnico Com. Montana), Marco Villa, Chiara Usseglio.

Giorgio Vair. Racconta la storia della Libera Repubblica della Maddalena e cosa ha significato per i valsusini. Ricorda di aver partecipato alla fiaccolata del 26 Giugno sera e di essere rimasto a presidiare l’area insieme a centinaia di altre persone e molti degli amministratori. Conferma che l’area era stata regolarmente autorizzata e che era stato deciso in assemblea di attuare resistenza passiva all’arrivo della polizia. Quando si scatenano i gas lacrimogeni, Vair chiama il cap. Mazzanti per chiedere spiegazioni e ci litiga per telefono. E’ tra gli ultimi a lasciare il piazzale : si ritira sul sentiero di Ramat sotto una pioggia di lacrimogeni che rischiano di incendiare la boscaglia. Vede i più anziani rimanere indietro e patire più di altri i gas venefici, poi constata gli atti di vandalismo sulle tende del presidio, tagliate e insozzate dalla soldataglia. Ricorda il gesto di Turi Vaccaro sull’autostrada. Ci sono le prime opposizioni della pm Pedrotta che cerca di andare “fuori tema”. Vair ha ancora il tempo di precisare che l’area del cantiere era esterna all’area presidiata.

L’imputato Tobia Imperato ottiene di poter leggere una descrizione sulla natura dei gas Cs e sugli effetti che essi provocano e l’intervento è messo agli atti.

Valentina Cancelli. Racconta la sua esperienza della LRM. Il 27 Giugno mattina era alla centrale elettrica su via Avanà insieme ad altri amministratori e assiste dal muro al tentativo della polizia di agganciare le catene al cancello per strapparlo via; vede l’imputato Fissore che tenta di respingere con la stampella gli scudi degli agenti, vede il successivo lancio di lacrimogeni a tiro diretto sui manifestanti e fin sulle vigne sovrastanti. Si ritira sulla strada per Chiomonte e da li vede il piazzale che si satura di gas. Un filmato agli atti conferma lo sparo dei lacrimogeni precedente la reazione dei manifestanti.

 Davide Bono. Il 27 Giugno mattina è alla centrale elettrica e vede il tentativo di aggancio  del cancello e i lacrimogeni sparati immediatamente dopo. Semisoffocato, ripiega sul muraglione a lato della strada e prosegue per il piazzale dove arriva a sgombero completato e partecipa ai negoziati tra amministratori e dirigenti delle forze dell’ordine per il recupero dei materiali. I Pm cercano di metterlo in difficoltà ma lui se la cava  solo con qualche esitazione. Loro ridacchiano e fanno pesanti considerazioni a mezza voce per cui insorgono gli avvocati e danno luogo a un fitto battibecco.

Paolo Anselmo. Racconta delle sue frequentazioni alla LRM e della costruzione del pilone votivo a cui col suo gruppo si rivolge in preghiera la sera del 26 Giugno perchè venga risparmiata la Valle. Dopo l’assemblea che decide la resistenza passiva, passa la notte sul piazzale e descrive al Tribunale la folla eterogenea dei presenti: giovani, anziani, famiglie, sindaci. Quando il piazzale viene avvolto dai gas, senza che ci fosse stata da quella parte alcuna violenza, scappa sul sentiero di Ramat, cade più volte soffocato, vede altri come lui in difficoltà e a fatica raggiunge infine, esausto, il piazzale della frazione Ramat.

Don Silvio Bertolo.Quando viene chiamato, dai banchi dei pm altro sarcasmo “Arriva il prete vero...”. Lui forse non sente o non dà retta mentre dai banchi delle difese si rumoreggia. Racconta di aver partecipato a diverse marce ed in particolare alla fiaccolata del 26 sera; del disagio riscontrato nelle comunità parrocchiali di Valle per l’incedere della contrarietà al progetto e di aver quindi pregato più volte al pilone per la salvaguardia e il rispetto del creato. Nega di aver visto barricate sull’Avanà la sera del 26 Giugno

Chiara Sasso. Descrive nei dettagli le attività della LRM e ne collega lo spirito con i presidi del 2005. Il 26 sera aspetta Marco Revelli a Chiomonte e con lui raggiunge il piazzale dove si sta svolgendo l’assemblea che ratifica la decisione di resistenza passiva in caso di sgombero. Oltre a Revelli, con lei quella sera c’è anche Giulietto Chiesa con cui rimane sul piazzale a vegliare in attesa degli eventi. La pioggia di lacrimogeni copre il piazzale e molta gente sta male e ripiega verso il bosco. Con Chiesa raggiunge Ramat dove la gente del paese li accoglie e soccorre gli intossicati.  Riferisce che sul piazzale non ha visto nè caschi nè armi improprie, solo “gente normale”. La pm Pedrotta ironizza e le chiede, mostrandole un fotogramma degli scontri, se la “gente normale” era quella con caschi, pietre e vestita di nero, o se era gente venuta da fuori. Lei risponde: “C’erano i valsusini, la gente che si vede tutti i giorni per strada e nei negozi…”

Si alza Rinaudo e con la delicatezza che lo contraddistingue le chiede di brutto se è vero che suo marito è stato in Prima Linea ma è un abbaglio, un’omonimia e Rinaudo si risiede tra i boati.

Claudio Giorno. Vuole strafare e parla troppo. I pm si buttano a pesce e lo mettono in difficoltà sulla sua posizione quel mattino del 27 rispetto agli incidenti presso la barricata Stalingrado.  Gli fanno vedere fotografie con l’ora e gli chiedono come mai non ha visto quello che si vede in foto.Lui si districa un po’ in affanno e Padalino insiste con poca grazia. Qualche commento ad alta voce dal fondo dell’aula e il Presidente espelle una donna.

E’ a  questo punto che opportunamente l’avv. Bongiovanni introduce la lettera della Presidenza del Consiglio e l’incidente sembra ribaltare la situazione. Tra il pubblico si levano silenziose braccia a ombrello.

A completare un senso di soddisfazione ecco il teste Marco Villa, un personaggio singolare. Ricorda Peter Sellers in Hollywood Party per naturalezza e candore e risponde con una sua particolare sicurezza alle domande incalzanti del controesame. Parla con proprietà ma a brevi pause un po’ strascicate, sembra in difficoltà e tiene tutti sulla corda e invece oppone le risposte giuste con un atteggiamento che pare dire “Facile no?” e un sorriso disarmante da Hrundi Bakshi. La tensione si stempera e tutti se la ridono in silenzio perchè, malgrado le apparenze, se la cava benissimo. Il 26 giugno è alla cancellata dell’Avanà, vicino a Fissore, dopo essere calato all’alba dal piazzale. Descrive la situazione con semplicità e controbatte a modo suo ai pm che si arrendono in fretta. Un mito.

 Chiara Usseglio. Racconta del suo coinvolgimento nell’organizzazione logistica della LRM e dà una bellissima descrizione della natura collettiva di quell’esperienza. Sottolinea la condivisione dell’informazione e dello studio praticato tramite decine di incontri che affrontavano gli argomenti più disparati con l’aiuto di professori ed esperti. E’ un bel quadro di cosa è veramente stata la LRM ma realisticamente “…non ha mai pensato che le forze esterne che volevano impadronirsi del territorio ci avrebbero lasciato stare. Si era deciso con fermezza di rimanere ma non mi aspettavo di dover far scappare mio padre sui sentieri…”. E’ la descrizione della gente “normale” che popolava la Maddalena a far scattare ancora il sarcasmo di Padalino “C’erano anche donne incinte?” E a ruota la Pedrotta, insinuante, insistente, tenta di farle fare dei nomi ma si scatena la bagarre delle opposizioni.

Da queste poche righe avrete capito quale tensione domina questo processo e non è detto che abbia toccato il culmine. E’ evidente l’obiettivo dei pm di screditare i testi, riportare il quadro sui singoli atti di violenza, puntare sulla tesi degli “esterni” violenti, stabilire la successione degli atti violenti a sfavore delle forze dell’ordine. Non sarà facile neanche per loro e rischiamo di vederne ancora delle belle.

La prossima udienza del 24 Marzo si preannuncia altrettanto interessante: compariranno tra gli altri, Pinard, Marco Scibona, l’ex prefetto Di Pace e Giulietto Chiesa.

(F.S. 11.3.2014)