Processo ai No Tav. Attacco della Procura ai 5 Stelle

Dopo aver maltrattato e sfottuto Davide Bono in una scorsa udienza, i due procuratori si accaniscono contro Vittorio Bertola tra le proteste delle difese. Un attacco concertato contro gli esponenti del Movimento per delegittimarli personalmente, in sintonia con la campagna mediatica pre-elettorale?

Aula bunker, 31.3.2014.  Non è stata un’udienza qualsiasi anche se le premesse e la lista dei testi non sembrava offrire particolari “attrattive”. C’è stato il rigetto della richiesta delle difese sulla base di quanto dichiarato dal senatore Scibona in merito ai limiti e alla natura dell’area di cantiere e c’è stata la rapida comparsata del sindaco Pinard che, tra i denti, ha confermato che l’area della Maddalena era stata regolarmente ottenuta. Ma fin dall’inizio si è registrata una particolare aggressività dai banchi dell’accusa.

E si è visto subito che non era episodica perchè per tutta l’udienza i procuratori hanno interferito nel dibattito con enfasi nei confronti di avvocati e testimoni: battute, risate condivise con tecnici e Digos che li circondano in permanenza, provocazioni verbali più o meno fuori luogo, atteggiamento intimidatorio, più volte rilevato dagli avvocati, verso chi deponeva. In almeno due occasioni, gli avvocati indignati sono stati vicini a compiere qualche gesto clamoroso di protesta, visto che anche la Corte interveniva solo tiepidamente per frenare i bollenti spiriti dei pm.

Cosi è stato, durante la deposizione di Ugo Zamburru, medico e presidente dell’Arci, quando Padalino si è rivolto all’avvocato Milano con la  frase “Forse l’avvocato ha bisogno dello psichiatra!” o quando Rinaudo tiene a precisare che il teste Claudio Muto è convivente della precedente teste Maria Gonella (come se la circostanza avesse rilevanza ai fini dell’attendibilità) aggiungendo tra il minaccioso e il beffardo “Ci siamo informati anche sugli aspetti affettivi dei vostri testi!...”; o ancora quando lo stesso Rinaudo si rivolge al teste Alberto Bonaudo dicendogli “Non risulta che lei sia sempre stato pacifico!”. Questa è l’atmosfera che si respira in aula bunker ove l’unica tensione, quella presa a giustificazione per non trasferire il processo in un’aula normale, è costantemente generata da tali atteggiamenti.

Ma il peggio si è registrato con il controinterrogatorio di Vittorio Bertola, consigliere  comunale 5 Stelle, sul quale Padalino si è accanito per alcune discrepanze evidenziatesi nei tempi e nelle circostanze del racconto malgrado il teste ripetesse di non poter confermare con esattezza il minutaggio e la sua posizione. Qualche esitazione e l’eccessivo eloquio del teste su cui il pm si scagliava come un falco, creavano l’ennesimo scontro tra le parti e la finale richiesta di acquisizione dei verbali presumibilmente per una eventuale querela per falsa testimonianza. Un accanimento sospetto se messo insieme agli sfottò per Bono e il conciliabolo stretto tragiornjpg4web pm e giornalisti nell’intervallo, la rappresentazione di un’intesa mediatica di  ampio respiro forse non solo per concordare i titoli dei giornali. Se cosi fosse, si rivelerebbe una volta di più in questo processo la totale sintonia della procura con i partiti e la lobby del , un sospetto elemento politico che dovrebbe inficiare l’intero processo…in un Paese normale.

C’è da dire, d’altra parte, che i testi a difesa appaiono spontanei, genuini ma decisamente impreparati ad affrontare un controinterrogatorio sempre uguale (quindi prevedibile) e mirato esclusivamente a comprovarne l’attendibilità, cosa che non fu permessa agli avvocati allorquando si manifestarono relazioni di servizio degli agenti di polizia identiche nel dettaglio, quasi sicuramente false. Prossima udienza, l’8 Aprile. (F.S. 31.3.2014)

 Nelle foto:  (in alto) La deposizione di Vittorio Bertola; (in basso a destra) Il conciliabolo tra Pm, Digos e giornalisti (da sin. Ansa, Repubblica, La Stampa) prima della deposizione di Bertola