Notizie Flash

Processo ai No tav. Dignità e ragione

E' toccato ai primi cinque imputati la ricostruzione della verità. Alle domande insinuanti dei pm le risposte sono state precise, logiche, talvolta piccate e persino sarcastiche. Alle contestazioni di reato si è contrapposto l'orgoglio delle ragioni per cui ci si è opposti alla violenza di Stato.

 

di Fabrizio Salmoni

Aula bunker 7.3.2014.   Si è spezzata oggi con le testimonianze dei primi cinque imputati l’atmosfera opprimente che ci ha accompagnati fin dall’inizio del processo.  Non solo per quanto è avvenuto in aula quanto anche per le notizie dal congresso della Cgil che ha ufficializzato la posizione contro il Tav della maggioranza. Abbiamo finora dovuto assistere finora a schermaglie giustificate per lo più dall’accanimento dei pm nel voler circoscrivere il giudizio al singolo lancio di pietra; abbiamo ascoltato il vittimismo di agenti che in divisa ostentano arroganza, insensibilità e violenza ma in aula, nei loro naturali panni slandri da sottoproletari, si lamentano della “bua” che si sono fatti inerpicandosi nel fango della Maddalena e raccontano delle paure che li pervadono quando devono affrontare una moltitudine arrabbiata e motivata. Abbiamo ascoltato di lesioni refertate con tre giorni di prognosi poi decuplicate dai medici di polizia, di relazioni di servizio tutte uguali e quindi totalmente inaffidabili, di memorie che si offuscano quando si tratta di ricordare le violenze sugli arrestati o l’uso di armi improprie, di orari e circostanze contradditorie (es. di oggi, il celerino Emanuele Granato che ricorda di essersi fatto male a occhio e piede sinistro mentre tutti i referti parlano solo di piede destro…). Ne rimanevano ancora sette ma due erano assenti giustificati, gli altri cinque non si sono semplicemente presentati. I pm, forse sazi anch’essi di risposte sempre uguali, hanno dichiarato di rinunciarvi ma gli avvocati, soprattutto per guadagnare tempo, hanno chiesto che venissero ascoltati. Questa volta il Tribunale, apparentemente spiazzato, ha accolto l’istanza cosi prima o poi verranno convocati.

Con l’interrogatorio degli imputati si è aperta dunque una nuova fase del processo. Dalle loro voci si è finalmente appreso il contesto generale di quei giorni d’estate. Si è potuto parlare delle ragioni della resistenza con la dignità di chi sa di stare nel giusto. Con fermezza e persino con sarcasmo. Cosi Davide Zilioli ha contestato le foto e i filmati con competenza tecnica, ha posto nella corretta successione le fasi dell’aggressione poliziesca alla centrale elettrica il 3 Luglio, ha lamentato le modalità dell’arresto durante cui alla moglie è stato impedito di allattare la figlia neonata. Guido Fissore ha spiegato come non poteva provocare lesioni spingendo gli scudi con una stampella a punta imbottita, e ha contestato il senso dell’accusa di essersi travisato dopo due ore di fronteggiamento a viso aperto ricordando anche che l’area della Maddalena era stata concessa legalmente dal Comune di Chiomonte. Giuseppe Conversano racconta delle violenze subite dal presidio medico, denuncia violenze subite in carcere e il lancio di lacrimogeni ad altezza d’uomo. Tobia Imperato ha raccontato della Libera Repubblica della Maddalena come luogo di aggregazione e cultura, “…il momento più alto della mia esperienza politica“; ha rivendicato il diritto di reagire a un’aggressione illegittima, “… io facevo resistenza a viso scoperto e a mani nude ad una devastazione militare violenta. Io non ho tirato sassi, ma è giusto che se sei aggredito ti difendi. Hanno tirato ad altezza d’uomo su gente che non c’entrava niente.”  e alla richiesta del pm di sapere chi era andato con lui alla manifestazione ribatte senza celare una dose di disprezzo “Io faccio il bibliotecario, non la spia!“. Giorgio Rossetto rimbecca la pm Pedrotta che lo definisce “professionista del disordine”. Tutti ribadiscono la legittimità della loro presenza sui luoghi degli scontri per protestare contro una illegittima violenza, cioè lo sgombero della Maddalena. Insomma, il quadro ha cominciato a completarsi. Poi bisognerà vedere se prevarrà la ragione dei cittadini o quella dello Stato. E intanto le cose cominciano a cambiare. (F.S. 7.3.2014)

 

No tags for this post.