Notizie Flash

Processo ai No Tav. Le difese smontano il teorema Maddalena

Nel giorno in cui l'Autorità Antitrust mette in luce l'illegittimità del ruolo di Virano, in aula bunker le arringhe mettono all'angolo il Pg sul concetto di democrazia, sulla ricostruzione dei fatti, sull'interpretazione giuridica. Chiesta la riduzione delle pene inflitte in primo grado e la prevalenza delle attenuanti

di Fabrizio Salmoni

Ma che concezione della democrazia c’è dietro le parole del Pg Maddalena quando collega i fatti in giudizio (il sabotaggio del cantiere Tav e l’incendio di un macchinario) con l’11 Settembre, le Brigate Rosse, addirittura l’Angelo Azzurro?” Non lo dice apertamente l’avv. Claudio Novaro ma lo fa capire.”Quale misera idea della naturale dinamica delle democrazie si vuole proporre  quando la logica è che lo Stato decide e tutti devono accettare senza protestare, se basta il proposito di far cambiare idea allo Stato per rientrare nella categoria del etrrorismo? Allora qualunque lotta, come quelle sindacali contro il Jobs Act o come quella degli studenti contro la riforma della ‘Buona Scuola’ rientrano nelle finalità indicate dall’art. 270 sexies!…Il conflitto sociale è componente della democrazia e il sabotaggio non è un aspetto del terrorismo ma è un metodo di lotta praticato da Gandhi e teorizzato dal pacifista Capitini, dissertato in quanto tale da Bobbio….E’ una deprecabile equazione quella che fa il Pg…è mancanza di cultura storica!”. E’ l’attacco più duro sferrato al vecchio Maddalena, che lo inchioda nel buio dell’autoritarismo, che ne smaschera il ruolo politico  con linguaggio comprensibile ai giurati popolari.

Altro che “legge e verità” a cui la piaggeria del Tg3 lo aveva associato. Lui ascolta, un po’ ripiegato sul banco, a capo chino, senza apparentemente accusare i colpi. Un nichelino per i suoi pensieri…

La prima parte dell’arringa era stata dedicata alla ricostruzione dei fatti sotto giudizio, alla descrizione di un contesto banalizzato dal Pg nella sua requisitoria tutta incentrata sulla suggestività (“…un inferno di 4 minuti e mezzo…”) per spaventare la giuria, e sul trasferire i fatti specifici in una storiografia che mette sotto accusa la responsabilità collettiva dei valsusini esulando quindi da quella individuale. (v.  http://www.valsusanotizie.it/2015/12/14/processo-ai-no-tav-i-deliri-del-procuratore-generale/   ). Mancanza di storicità, sfalsamento delle informazioni sul numero di bottiglie incendiarie, sul rischio per l’incolumità dei presenti al cantiere quella notte, addirittura sulle distanze, sulla “densità” delle presenze (non 72 persone in 192 mq ma bensi meno di 30 su più di 5000 mq), sulle menzogne di alcuni militari (primo fra tutti il Sgt. Maggiore Pagliaro degli alpini) che, naturalmente, si contraddicono tra loro. “E’ una ricostrzione scorretta per alterare la realtà!” e allora bisogna spiegare ai giurati come si risale obiettivamente alle condizioni reali. Bisogna per esempio far notare che la fiammata mostrata dal Pg nei filmati, isolando un unico fotogramma, non è causata da una bottiglia incendiaria ma da “un artificio pirotecnico” che si estingue immediatamente (…”Straordinaria cucca!“). Tutto deve essere ricondotto a realtà: gli orari, le dinamaiche. Dalla ricostruzione dei fatti discendono le osservazioni giuridiche e le risposte alle affermazioni “politiche” del Pg. Danno di immagine al Paese? Le malattie aumenteranno del 10-15% in Valle per i lavori del Tav; il costo italiano di 1 km di Tav (235 milioni) in confronto a quello della francia (36 milioni).

Danno per il rallentamento dei lavori? E’ lo stesso capo-lobby Brinkhorst che riferisce che i ritardi sono causati dai tagli dei fondi europei e dalla “contrarietà della popolazione“.

Danno al sistema di trasporti europeo? Menzogne: il corridoio 5 (Kiev-Lisbona) non è mai esistito, l’Asse 6 non è obbligatoriamente ad alta velocità:

Blocco dei lavori? Sono ripresi dopo un’ora dall’azione di sabotaggio.

Spese per la sicurezza? La Cassazione ha già negato la fondatezza dell’argomento.

“Atto di guerra”? Argomenti impropri perchè di natura ideologica, oltre che paradossali.

Tocca agli avv. Dominioni, Losco e Pelazza attaccare sul piano della dottrina giuridica gli argomenti realativi al “dolo” (eventuale, diretto, intenzionale), dissertare tecnicamente su volontà, consapevolezza, prove dirette. Mettono in risalto le dichiarazioni dell’imputato Alberti intercettate quando ricorda all’interlocutore i limiti da non superare durante l’azione (“non fare male a nessuno“) a discapito del previsto sabotaggio più esteso, o la precarietà dei mezzi utilizzati nel “pianificare la guerriglia” (un suono di trombetta – che non funzionerà – per segnalare la fine dell’incursione).

Di fronte a tale muro di argomentazioni, ci si chiede se i giurati popolari saranno in grado di valutare consapevolmente un discorso cosi complesso. Li attende ancora una giornata, lunedi, di repliche e poi toccherà a loro e al loro buon senso esprimersi. Gli imputati si augurano che non sentano la pressione dell’autorità del Pg in aula, una presenza che può influenzare forse più i giudici togati ma nei processi Tav quasi tutto è imponderabile e legato al filo, appunto, del buon senso. (F.S. 18.12.2015)

da valsusanotizie.it