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Processo ai No Tav. The Day of Novaro

Un'energica arringa di Claudio Novaro spiana le tesi del Procuratore Maddalena e ottiene che la Corte respinga tutte le richieste dell'accusa. Acquisita la sentenza di Cassazione che nega l'aggravante del terrorismo.

di Fabrizio Salmoni

Si vedeva subito che era carico e, confessava, anche un po’ esasperato dall’accanimento del Procuratore Generale nel tentare di riaprire una fase dibattimentale sulla base di “nuove evidenze”. Ma ha dovuto aspettare tutta la mattinata prima di lanciarsi con un un’arringa impetuosa all’attacco delle tesi dell’accusa per demolirle una ad una.

 L’udienza era stata introdotta dall’eccezione del collega difensore avv. Pelazza per un ennesimo tentativo di rispedire il  processo in Tribunale contestando le pressioni dei Carabinieri sul Tribunale per presunte ragioni di ordine pubblico. Respinta dopo dieci minuti di Camera di Consiglio.

Fremeva sul suo scranno Novaro, come un bronco da rodeo trattenuto nella chute, ma toccava prima al Consigliere Bianco “riassumere” in un paio d’ore (!) la storia del processo di primo grado con tanto di antefatti “storici”. Poi allo stesso Procuratore Maddalena che illustrava le sue richieste con eloquio incerto e un po’ contorto, quasi sapesse di giocare con carte basse: le sue richieste erano di acquisire insieme alla sentenza di Cassazione del 16 Luglio scorso e all’ordinanza del Tribunale della Libertà in cui si rimodulavano le misure cautelari, il ricorso della Procura per la Cassazione e l’ordinanza del Gip per ottenere una base da cui prendere spunto per le sue tesi. Il corpo delle richieste però riguardava la riproposizione di carteggi e testimonianze già respinti in primo grado su fatti risalenti all’8 Dicembre 2005 fino a dopo il 13 Maggio 2013 (notte dell’azione di sabotaggio) “a illustrazione del contesto composto dai fatti precedenti e successivi tenuto conto che le vicende sotto esame sono anelli di una liunga catena non terminata di fatti criminosi e che anche fatti successivi danno rilevanza a tutta la vicenda per comprendere la portata  delle condotte degli imputati…“: in sostanza, poter portare un attacco politico a tutto il movimento No Tav e coinvolgervi gli imputati come protagonisti di uno dei tanti atti illegali commessi dal 2005 a oggi facenti parte di un unico piano criminoso e terroristico in quanto volto, nel suo insieme, a fermare un’opera decisa dallo Stato. A sostegno delle sue richieste, Maddalena chiedeva di ammettere a testimoniare due vicequestori, il Capitano dei CC Pieroni, Virano, Bufalini, Brinkhorst, Bresson e di acquisire una relazione dell’Università Bocconi sui presunti danni inferti al progetto dall’attività dei valsusini.

E finalmente Novaro ha avuto facoltà di parlare. Con foga contenuta ma decisamente percepibile ha contestato ogni punto sottolineandone i paradossi prendendo velocità e efficacia in progressione per trattenersi infine a stento:”Ma che cavolo c’entrano queste argomentazioni con il principio di responsabilità personale? E’ giuridicamente agghiacciante! Inoltre, nel 2005 tutti gli attuali imputati erano minorenni!”. Non ci sono nè prove nè fatti nuovi e tutto quanto citato dal Procuratore è irrilevante. Se si vuole riaprire il dibattimento con quei testimoni Novaro chiede di acquisirne tanti altri (e ne cita otto solo per cominciare) per ristabilire parità giudiziale ma questo vorrebbe dire riprendere in esame tutta la vicenda Tav (cosa che deve aver terrorizzato la Corte): “Insomma, facciamo processi o ricostruzioni storiche?” Sullo studio della Bocconi fa rikevare che neanche è firmato e che, dopo breve ricerca si è accertato che l’autore è un certo Oliviero Baccelli, un docente che oggi fa parte del CdA di Telt, la società incaricata di realizzare la Torino-Lione. Più che di una testimonianza si tratta di una “consulenza” cosi come quelle degli altri, coinvolti a vario titolo negli interessi o nella realizzazione del progetto. Esemplare la posizione di Virano, prima “mediatore del governo”, ora Dg di Telt. Quale obiettività può esserci in una sua testimonianza quando è già in conflitto di interessi? Un fiume in piena, Novaro, per dirla con un luogo comune.

Quando finisce quasi scatta l’applauso del pubblico. Pacche sulla spalla. Sorrisi degli imputati. Lui, ancora lanciato, deve fare un giro dei banchi prima di sedersi vicino all’assistente.

Il collega milanese non può far altro che associarsi e aggiungere qualche altro elemento a sostegno. Segue pausa di un’ora poi rientra la Corte: tutte le richieste del Pg respinte: irrilevanti. Niente terrorismo, per la quinta volta. Si potrà procedere molto più serenamente partendo dalla discussione sulle pene comminate in primo grado. Altra musica. Ma che avvocati!

Si riprende lunedi con la requisitoria del Pg. F.S. 11.12.2015

da valsusanotizie.it