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Processo Coldimosso: udienza sospesa

torino_316179303A partire dall’udienza di oggi, 11 aprile, i testi prodotti dall’accusa avrebbero dovuto essere sentiti dalle parti. Alle 11,15 giunge però la notizia dell’arresto di uno degli imputati avvenuta alle 7,30. Per “legittimo impedimento” non potrà essere presente in aula e l’udienza viene invalidata. L’udienza riguarda due fatti torinesi dei blocchi e degli scontri che la sera del 17 febbraio 2010 hanno luogo a Coldimosso, nel tentativo di evitare il sondaggio S72. A seguito degli scontri due manifestanti No Tav devono ricorrere alle cure mediche: S.P. viene prima soccorso all’ospedale di Susa, poi trasferito alle Molinette di Torino. Qui interviene la Digos con l’ordine di verificare le condizioni di S.P. che pare essere in prognosi riservata. Gli agenti vengono accolti all’ingresso del Pronto soccorso da alcuni manifestanti e fatti retrocedere. Attorno a mezzanotte poi, alcuni si radunano davanti ai cancelli della tipografia de La Stampa in via Giordano Bruno, in segno di protesta per il resoconto che della serata sarebbe stato dato: il tentativo è di bloccare l’uscita del quotidiano impedendo il transito dei vettori nell’area di carico.


Su questi due fatti torinesi, l’udienza odierna avrebbe dovuto sentire i testi prodotti dall’accusa, ma vi è stato soltanto il tempo di ascoltare le deposizioni di due agenti Digos, D’Onofrio e Borgese, in servizio l’uno dalle 19,00 alle 24,00, e il secondo nel turno montante dalle 24,00 alle 7,00.
Entrambi riconoscono tra i manifestanti un buon numero di essi, per averli già fermati e identificati in precedenti occasioni. E del resto l’auto stessa con cui D’Onofrio si presenta con il collega al passo carraio del Pronto soccorso delle Molinette è ben conosciuta nell’ambiente anarchico. Stando a D’Onofrio, non appena giunti al termine della rampa, con il collega vengono invitati a male parole e con minacce ad andarsene. Cosa che essi fanno rimettendosi agli ordini superiori di dislocarsi poco distante continuando a monitorare l’evolversi della situazione. Non risulta ben chiaro dai filmati delle telecamere a circuito chiuso se l’auto avesse già varcato la soglia dell’atrio di accoglimento del Pronto soccorso o se si fosse fermata prima, rifacendo poi la rampa in retromarcia; in ogni caso l’impedimento non pare essere avvenuto per la presenza di un vero proprio cordone di persone, quanto più al loro atteggiamento.
D’Onofrio e il collega alle 24,00 dovrebbero smontare dal servizio, ma restano in appoggio agli agenti del turno successivo, di cui Borgese. Con le due auto si recano in via Giordano Bruno attorno alle 24,00.
D’Onofrio sostiene di aver tentato, a piedi, una mediazione per convincere i manifestanti ad allontanarsi, particolare che sfugge a Borgese. Poi dispone l’auto sull’angolo tra corso Sebastopoli e via Giordano Bruno tenendo sotto controllo la situazione da distante e chiamando la centrale per l’invio di personale. Per Borgese, appena montato in servizio, si tratta di far qualche giro attorno al caseggiato in auto, e di tentare dall’auto di parlare con i manifestanti che lo allontanano. Le due auto percorrono la via di conversa disponendosi entrambe poi all’angolo tra corso Sebastopoli e via Giordano Bruno; ma anche se la deposizione dei due non coincide pienamente, può essere che l’iniziativa dell’uno sia sfuggita momentaneamente all’altro, secondo la deposizione di Borgese.
La mediazione viene raggiunta soltanto dal funzionario superiore, dottor Sertorio, che sopraggiunge con una trentina di carabinieri, e raggiunge un accordo con i manifestanti: lasciare il luogo insieme senza che nessuno venga fermato o identificato. Sono le 2,45 quando i No Tav abbandonano il passo carraio della tipografia.
Sia durante il blocco sia nelle trattative non viene fatto il nome di nessun giornalista in particolare, anche se un nome compare su scritte murarie nelle vie adiacenti e non può che essere di colui da tutti conosciuto in Val di Susa, per aver da sempre firmato tanto fantasiosamente i suoi resoconti sulla vicenda dell’Alta velocità e il movimento No Tav.
Le due deposizioni sono state al momento invalidate per la sospensione dell’udienza e attendono di essere confermate alla prossima, il 12 giugno, ancora in aula 3 alle 9,00.

L’intervista all’avvocato Claudio Novaro, a seguito dell’udienza.

a Novaro

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