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Punto di svolta: la crisi ambientale e del Diritto nel libro di Ugo Mattei

Il pianeta verso il baratro non è un'esagerazione ecologista. A Oulx il prof. Ugo Mattei (Comitato Rodotà) ha presentato il libro "Punto di svolta", ovvero cosa dobbiamo cambiare per evitare la catastrofe.

Terra malata
di Davide Amerio

Venerdì 9 agosto, presso la sala consigliare del comune di Oulx, si è tenuta, a cura del , la conferenza di presentazione del libro “Punto di Svolta”, scritto da , e Alessandra Quarta (*), per i tipi di Aboca.

Il libro nasce con lo scopo di creare una eco-alfabetizzazione diffusa, in merito alla contingenza della catastrofe ecologica che si svilupperà nei prossimi decenni, e di cui abbiamo già oggi le prime significative avvisaglie. Si parla di , ma anche, e forse sopratutto, di tecnologia e diritto privato, per analizzare il passaggio epocale dai al Capitale, in un’ottica storica, e culturale.

Il professor Ugo Mattei è esplicito a riguardo: le società di capitale protagoniste della nostra economia e della nostra politica hanno un DNA di tipo predatorio. Esse hanno costituzionalizzato l’accumulo di capitale di breve e brevissimo periodo: una coazione al profitto e alla rendita non determinata più dalle persone che amministrano queste società. Nei consigli di amministrazione potrebbero anche esserci brave persone, ma ciò non toglie che le società, sul mercato, si comportino come dei predatori.

Questo accade perché è il Diritto che crea il DNA delle Società di Capitali. Vengono creati obblighi e imperativi giuridici cui qualsiasi soggetto, che ricopra il ruolo di amministratore, è obbligato a soddisfare, pena la commenda di sanzioni.

Se l’amministratore di una società di Capitali non persegue l’obiettivo di una massimizzazione del valore delle azioni, viene meno al suo dovere ed è passibile di sanzioni.

Le Persone Giuridiche rappresentano, in genere, un aggregato di persone fisiche, acquisenti personalità giuridica. Da ciò ne consegue la nascita del patrimonio – delle personalità giuridiche,- che è distinto da quello delle persone che ne fanno parte.

Quindi la Persona Giuridica diventa una essenza astratta che individua l’organizzazione, separando in modo netto le persone che ne fanno parte. Questa idea nacque nel 1600 circa in Olanda, e ha trasformato il in modo importante con gli sviluppi che esso ha avuto, e la ricchezza che ha potuto offrire.

Il libro sviluppa la teoria della persona giuridica, in particolare quella privata (società di capitale) che oggi sono diventate troppo influenti, sino ad essere più importanti talvolta degli stessi Stati nazionali.

Esse sono in grado di determinare le fortune politiche di possibili candidati alle istituzioni. Essere eletti oggi, nel mondo occidentale, è quasi impossibile oggi senza avere rapporti di “buon vicinato” con questi soggetti giuridici.

Questo cambiamento è iniziato negli anni ottanta; un processo derivato dal processo della globalizzazione dei mercati. Il rapporto di forza tra soggetti privati (organizzati), come le società di capitale, e i soggetti pubblici organizzati (come gli Stati), è cambiato in modo drammatico.

Fino agli anni ‘80 era il Pubblico a dominare nel rapporto tra pubblico e privato; e questo era costretto a rispettare le regole del gioco imposte. Per usare una espressione famigliare: era la Politica a dettare le regole all’Economia.

A partire dagli anni ‘90 questo rapporto di forza si è ribaltato. Il Diritto ha avuto una parte da protagonista in questa evoluzione. Siamo abituati a considerarlo come un sistema positivo creato dalla Politica, che è presente nelle nostre vite, a cui facciamo riferimento con il nostro agire. Non lo “vediamo” ma è presente; lo chiamiamo in causa in seguito a controversie; e, nella generalità dei casi, adattiamo il nostro comportamento alle regole che stabilisce.

La difficile crisi del 2007, che ha coinvolto il mondo intero, stravolgendo buona parte delle nostre vite, è stata prevalentemente letta come crisi di carattere economico, le cui radici affondano nella struttura dell’attuale economia di mercato capitalistica.

Ma l’economia non esiste all’infuori del Diritto. Questo ha un forte impatto sui modi e sulle strutture con cui quella opera nel mercato. Il valore “performativo” del Diritto ha una funzione politica molto importante, e anche pericolosa.

Le regole stabilite, anche all’interno del Diritto positivo, possono avere caratteri “ingiusti”, e talvolta “immorali”. Si pensi ad esempio agli ultimi Decreti Sicurezza che introducono dei principi che sono in chiaro contrasto con il Diritto Naturale del mare.

La separazione tradizionale tra Diritto Pubblico e quello Privato, dove il primo regola i rapporti “verticali” tra il cittadino e le istituzioni; mentre il secondo quelle “orizzontali” tra privati, presenta oggi un deficit che ricade pesantemente sul cittadino comune.

Se un privato cittadino si rapporta, per qualsiasi motivo, a un altro soggetto privato che sia una persona giuridica – per esempio un colosso come Google,- sul piano formale (giuridico) essi sono identici. Non è difficile intuire che, nel caso di controversie, la forza economica, e quindi giuridica in termini di azione legale, di una società di capitali come Google, è assolutamente prevaricante nei confronti del comune cittadino.

Questo sbilanciamento di forze però, non vale solo verso il comune cittadino, ma anche nei confronti delle istituzioni. Lo stesso rapporto si può presentare se, al cittadino, sostituiamo, per esempio, un Comune come Oulx, ma anche uno Stato, come quello italiano.

Nei prossimi anni problemi di questa natura si presenteranno, per fare un esempio, con le installazioni per il famoso 5G della telefonia. Allo stato attuale, le norme del diritto favoriscono, indipendentemente anche dai soggetti politici di governo, le società di accumulo capitalistico. Questo determina la grave svolta nella quale non è più tutelato l’interesse generale della collettività, bensì quello particolare di determinati soggetti.

Uno dei casi più eclatanti, in Italia, sono state le privatizzazioni: sia di beni materiali, che di asset, ma anche di territori, nel senso di vendita o di concessioni per lo sfruttamento indiscriminato. In questi casi è risultato evidente che il pubblico è alla mercé dell’interesse del capitale privato. Ed essendo questo in grado di controllare gli apparati ideologici (giornali, televisioni, etc), a livello informativo si fa credere che le svendite siano state fatte per tutelare l’interesse pubblico.

Oggi la situazione ambientale è devastante. L’impronta ecologica è dell’ordine del 1.5, questo significa che consumiamo più del doppio delle risorse che dovremmo consumare per consentire al pianeta di rigenerare le risorse naturali – a livello globale. Perché se esaminiamo i valori dei paesi “evoluti e ricchi”, l’impronta sale a 5/6 volte, e questo a discapito dei paesi poveri che magari consumano lo 0.2; motivo per cui la media “mondiale” è, in fondo, così bassa.

All’origine di questo problema è lo squilibrio enorme tra il modello di sviluppo umano oggi, e le capacità riproduttive del pianeta. E’ un dato incontrovertibile. La conseguenza di questi squilibri sono, per esempio, i fenomeni migratori che non riusciamo più a gestire.

Perché allora “Punto di Svolta” affronta la questione del Diritto Privato? Perché questo è il luogo delle regole che la comunità stabilisce per la convivenza, e indica la direzione verso la quale la società è in cammino.

Ma la narrazione dominate, rispetto al diritto della proprietà privata, si è trasformato nel diritto di fare, da parte di ciascuno, ciò che più gli aggrada, del bene che possiede, senza valutazione dei costi che vengono, indirettamente, imposti a tutta la collettività. Il diritto di disporre di un bene, di cui si è proprietari, è diventato assoluto, senza riguardo alle conseguenze che possono ricadere su altri soggetti.

Analogamente accade per le regole della responsabilità, per cui un soggetto è costretto a pagare i danni creati solamente se c’è una colpa; se questa non è stabilita dal diritto, pur avendo magari oggettivamente generato disastri, il risarcimento non è dovuto.

Questi processi non sono nella “natura” delle cose, bensì sono fenomeni “culturali”: quelli giuridici della modernità, così intesa. E’ un sistema costruito all’inizio del ‘700 con lo scopo preciso di trasformare i “beni comuni” in “capitale”, trasformando il valore d’uso in valore di scambio.

Queste regole del gioco sono state importanti per lo sviluppo dei sistemi economici. Senza di esse, la nostra vita sarebbe, probabilmente, ancora a livello di sussistenza, e non avremmo a disposizione tutte quelle risorse che rendono la nostra vita più agevole.

In quel momento, però, i beni comuni erano di gran lunga superiori ai beni capitali. La situazione oggi è ribaltata. Molti i beni capitali (e di valore impressionante), nelle mani di pochi, e scarsità di beni comuni. Dieci anni fa il capitale finanziario mondiale era stato stimato essere 14 volte superiore al PIL mondiale.

I beni comuni, come gli eco sistemi, sono in fase terminale. Con il riscaldamento globale abbiamo situazioni di crisi ovunque. Quello di cui i più non si rendono conto, è che questo disastro si abbatterà sul pianeta tra il 2050 e il 2070, non tra centinaia di anni. In quel periodo è stimato che l’8% delle coste italiane saranno sott’acqua e questo coinvolgerà i nostri figli e i nostri nipoti.

Lo sviluppo così inteso sino ad oggi (più consumi meglio è!) mette seriamente a rischio la sopravvivenza delle specie di mammiferi sulla terra. L’intelligenza delle specie è calcolata con il parametro della resilienza (ovvero quanto tempo una specie riesce a stare al mondo). La durata media delle specie animali sulla terra, prima delle estinzioni, sono cinque milioni di anni. L’homo sapiens sapiens esiste da 370.000 anni; oggi non sono in molti a scommettere che possa arrivare al milione di anni. Quindi noi, la specie che avoca a sé il privilegio di chiamarsi due volte “sapiente”, rischia di essere presto la specie più “stupida” dal punto di vista della resilienza, ovvero la specie animale che ha avuto vita più breve rispetto a tutte le altre sulla faccia della terra.

Come si può invertire la rotta? Lo si può fare lavorando sul Diritto Privato, riequilibrando questi rapporti “verticali” troppo sbilanciati a favore del Capitale. Lavorando sulle regole fondative: contratto, responsabilità, proprietà; sia a livello giuridico, sia a livello popolare, perché il diritto privato fa parte della cultura di un popolo. Questa deve essere reindirizzata in una direzione che sia ecologicamente sostenibile.

Questo è l’impegno del lavoro intrapreso dagli autori de il “Punto di Svolta”, considerando gli sviluppi della nostra società, che viaggia in modo rapido, e non sempre verso direzioni positive. Si pensi allo sviluppo della rete e dei Social, che sono ancora lontani dallo sviluppare una coscienza politica adeguata ai problemi che abbiamo di fronte.

Abbiamo assolutamente bisogno di ricreare assonanza tra le leggi del nostro sviluppo, e quelle dell’ e dell’ecologia. Non si tratta di decrescita (tema importante cui è stato assegnato un termine infelice), quanto di preoccuparsi, seriamente, della cura, e dei rimedi necessari per invertire la tendenza.

La situazione attuale era già prevista nel famoso libro “I limiti dello sviluppo”, commissionato al MIT da parte degli studiosi del Club di Roma. Il libro vendette milioni di copie e fu tradotto in moltissime lingue. Fu a lungo dibattuto, ma, ancora oggi, sembra l’umanità non abbia imparato nulla da quelle previsioni. Non è possibile attendere oltre.

Approfondimenti sul sito del Comitato Rodotà: www.generazionifuture.org

(vedere anche la voce Cooperativa Delfino sul sito)

(D.A. 13.08.19)

(*) 
Ugo Mattei insegna Diritto internazionale e comparato all’Università della California, Hastings College of the Law, San Francisco, e Diritto civile all’Università di Torino.

Alessandra Quarta insegna Diritto privato all’Università di Torino ed è Direttrice di Ricerca all’International University College di Torino.