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Reato di tortura dopo la Diaz: chi lo teme?

La condanna della Corte di Strasburgo sancisce definitivamente come al G8 di Genova furono commessi atti di tortura in spregio dei valori democratici, civili e Costituzionali.

di Davide Amerio.

Giunge implacabile sulla testa dell’Italia la sentenza della Corte Europea di Strasburgo che sancisce ciò che era chiaro, conosciuto e risaputo. La mattanza disumana della scuola durante i fatti di del 2001. Una “sospensione della democrazia”, un atto barbaro e crudele e vile commesso dalle forze di polizia sotto la guida e la complicità della classe politica e di funzionari di Stato. Con veri e propri atti di .

I fatti di Genova sancirono un punto di svolta nelle complicità di Stato per garantire l’impunità ai responsabili politici e non. A più di un decennio di distanza nel nostro ordinamento manca il riconoscimento del reato di tortura. A chi fa paura questo reato? Forse agli stessi che si oppongono ferocemente all’introduzione dei numeri identificativi per le forze dell’ordine. A chi teme, e in questo paese non sono pochi, di essere inchiodato alle proprie responsabilità.

La tortura è inaccettabile perché rappresenta il confine tra una società civile e la barbarie. I mafiosi uccidono, ma noi non uccidiamo i mafiosi. I manifestanti violenti aggrediscono ma non per questo abbiamo la giustificazione per picchiarli a morte o ucciderli.
Noi, società civile, non torturiamo e non uccidiamo “Caino” perché siamo diversi. Se lo facessimo tra noi e lui non esisterebbe alcun confine e se non esiste alcun confine allora non siamo più una società civile e moderna.

Caino alberga in ciascuno di noi, dentro una piccola parte della nostra mente, in un mondo atavico e lontano. Lo abbiamo relegato in un angolo e lì lo teniamo rinchiuso ed è per questo che stabiliamo Leggi e usiamo le Forze dell’Ordine per far si che il Caino rimanga nei confini in cui lo abbiamo rinchiuso. Ma se sono le Forze dell’Ordine a liberare impunemente questa forza oscura allora non c’è più sicurezza e non c’è più Legge che tenga.

I casi in cui il comportamento dei tutori della Legge non è stato conforme e rispondente alla difesa del cittadino e della Costituzione non sono pochi; anzi sono davvero troppi. E quando per coprire questo disonore si fa uso della menzogna questa è per sua natura terreno fertile sul quale germoglia una violenza contraria che reagisce e si contrappone. Chi beneficia di tutto questo? Quelle forze politiche di chiaro stampo non democratico, quando non dichiaratamente fascista, che agiscono per mano di politici corrotti e complici. Il loro obiettivo non è la salvaguardia del sistema democratico ma la sua sottomissione ad altre logiche, la creazione di una sudditanza del popolo al quale incutere paura e terrore manovrando le forze che invece lo dovrebbero difendere.

La nostra epoca, il nuovo millennio, è contrassegnato da una verità ogni giorno sempre più evidente. Da un lato ci sono coloro i quali si adoperano per costruire la società del futuro nella quale la conoscenza, la scienza, la cultura e il dialogo siano le fondamenta sulle quali gli individui costruiscono la propria libertà e maturano la propria personalità concorrendo alla prosperità di tutti. Dall’altro ci sono coloro che agiscono con ogni mezzo per far si che l’uomo non esca dalla caverna di Platone e si trastulli con le ombre proiettate sulle pareti. I primi operano per costruire un mondo di cittadini, i secondi una pletora di sudditi obbedienti, impauriti e rincitrulliti. Per costoro la “tortura” è uno degli strumenti preferiti da sempre per piegare la volontà degli individui, per sottomettere, per umiliare.

Non possiamo accettare tutto questo.

D.A. 08.04.15