Referendum davvero basta un SI o un NO per riformare la Costituzione?

Il Referendum che si terrà il prossimo 20 e 21 settembre potrebbe confermare il cambiamento di alcuni articoli della Costituzione che limiteranno il numero dei Parlamentari. È una buona riforma quella che uscirà dalla eventuale vittoria del SI?

di Davide Amerio

Referendum del prossimo 20 e 21 settembre per confermare, o meno, la modifica agli articoli 56, 57, 59 della Costituzione Italiana, che riduce significativamente il numero dei Parlamentari e dei Senatori: siete pronti? Avete studiato?

Sui Social impazzano gli schieramenti opposti, salgono sulle barricate le fazioni per il SI e per il NO, supportate da autorevoli autori, costituzionalisti, e politici. C’è chi immagina la lotta definitiva alla “casta”, certo che la vittoria del SI al Referendum assesterebbe un colpo mortale agli odiosi privilegi, agli sfaccendati, agli incapaci, e assenteisti, che albergano nel Parlamento.

All’opposto c’è chi paventa un attacco al cuore delle istituzioni, alla rappresentanza dei cittadini, alla democrazia nel suo complesso. Chi ha ragione? La questione è un po’ complessa, e richiederebbe un po’ di competenza sul funzionamento delle istituzioni: conoscenze che non tutti posseggono. Gli stessi studiosi sono divisi sui due fronti, seppur con distinzioni sottili, tipiche della dottrina.

Proviamo a inquadrare il tema riepilogando le ragioni del SI e del NO al Referendum esaminando alcune dichiarazioni.

Le ragioni del SI.

Riccardo Fraccaro (M5S), del comitato promotore per il SI, sintetizza1 in tre punti i motivi per cui è un bene votare affermativamente al Referendum:

    • la riduzione del numero dei parlamentari consentirà una migliore rapporto con gli elettori, in quanto ogni membro sarà più riconoscibile dai cittadini, e l’eletto risponderà meno alla maggioranza o al partito
    • in conseguenza del maggior peso che avranno i singoli parlamentari, il funzionamento del Parlamento risulterà più agile e maggiormente efficiente
    • la riduzione del numero avvicina l’Italia alla media europea come rapporto tra il numero dei parlamentari e dei cittadini elettori

Il ragionamento risulta in linea con la storia del Movimento Cinque Stelle, la sua lotta contro la ‘casta’, e la convinzione che alla democrazia parlamentare debba essere sostituita progressivamente una democrazia ‘diretta, nella quale gli elettori si esprimono sulle questioni politiche senza intermediari. Simbolo di questo indirizzo è la piattaforma Rosseau, utilizzata dai Pentastellati per consultare gli iscritti al movimento.

Tra le motivazioni della riduzione figura anche il potenziale risparmio finanziario che deriverebbe dal minor numero di deputati e senatori, in termini di minori stipendi e costi dei privilegi a loro accordati.

L’importanza del rapporto tra eletti ed elettori viene rimarcato dalla costituzionalista Lorenza Carlassare, favorevole al SI2: attualmente i politici in Parlamento rispondono più al partito, che al loro naturale referente (i cittadini), verso il quale non sentono alcuna responsabilità. Di quale democrazia stiamo parlando? Si domanda la Carlassare, la quale però non nasconde le sue riserve sull’esito della consultazione. La riforma della riduzione dei parlamentari non ha senso se non sarà accompagnata da una Legge elettorale che ripristini un rapporto reale con gli elettori, evitando le distorsioni, come le liste bloccate, che consentono ai partiti di manovrare le elezioni a loro piacimento.

Il costituzionalista Giorgio Grasso3 osserva che la diminuzione dei parlamentari è piuttosto drastica, e sarebbe stata opportuna una riduzione minore del numero. A suo parere, comunque, la rappresentanza rimane di tutto rispetto, e non intacca la qualità della democrazia rappresentativa. Un numero inferiore, sottolinea Grasso, dovrebbe contribuire a diffondere un maggior senso di responsabilità nell’esercitare la funzione parlamentare, così come previsto dall’art. 67 della Costituzione. In questo senso il Referendum potrebbe far recuperare agli Italiani piena fiducia nell’istituzione parlamentare.

Pierfranco Pelizzetti, noto saggista, ribadisce4 il proprio SI convinto alla riforma, argomentandolo con la necessità di mandare un segnale alla “corporazione politicante” che si è appropriata delle istituzioni che governano il paese.

L’intellettuale e filosofo Paolo Flores d’Arcais5 ritiene necessario il SI, anche se le sue argomentazioni potrebbero essere lette in chiave opposta. Egli ritiene che questa sia comunque una “riformetta” che avrà poco o nulla effetto sulla vita delle istituzioni, non ostante gli allarmi di molti costituzionalisti. Rivendica la battaglia della rivista Micromega (di cui è direttore) per una riforma che imponga delle norme di trasparenza e anti-lotizzazione; con una collegio unico nazionale per scoraggiare le iniziative localistiche, cui sono dediti molti parlamentari. In particolare, l’elezione dovrebbe avvenire in due turni: il primo per eleggere i rappresentanti, e il secondo per definire la coalizione di governo.

Le ragioni del NO.

Sul fronte opposto, molte sono le critiche che vengono rivolte a partire proprio dalle argomentazioni del SI alla riforma costituzionale.

Alfredo Grandi, del comitato promotore del NO, ex deputato DS, afferma6 perentoriamente che non si tratta di un “taglio dei parlamentari” bensì di un “taglio del Parlamento”. La diminuzione degli eletti (oltre il 40% in alcune regioni) crea di fatto una ‘soglia di sbarramento’ automatico, qualunque sia la Legge elettorale in vigore. Una “riforma populista” che vuole modificare il ruolo del Parlamento, architrave del nostro sistema costituzionale.

I candidati dovrebbero essere scelti per qualità e non per quantità: Grandi rammenta le tre leggi elettorali consecutive promulgate in precedenza, con alti profili di incostituzionalità, che si sono preoccupate di mettere in mano ai ‘capi bastone’ il potere decisionale nella scelta dei candidati. Una pessima abitudine perpetrata nel tempo attraverso l’abuso dei Decreti Legge e dei voti di fiducia parlamentari, senza il necessario confronto e dibattito nelle aule, a fronte di documenti legislativi di centinaia di pagine, che in pochi si sono presi la briga di leggere nella loro interezza.

Il problema è allora la Legge elettorale, in primo luogo, e i regolamenti, se si vuole davvero che i parlamentari siano liberi e non soggetti alla fedeltà verso il capo o il partito.
Anche il confronto con gli altri paesi europei denota che non esiste nessuna “emergenza” che richieda questo tipo di intervento sulla Costituzione. L’emergenza verrà quando ci accorgeremo che il Parlamento conterà sempre meno, specialmente su questioni delicate.

Le stesse preoccupazioni le condivide il costituzionalista Paolo Maddalena7: l’efficienza dipende dalla qualità, e non dalla quantità degli eletti, la cui modifica impatta sul principio dell’eguaglianza del voto, come previsto dall’art. 49 della Costituzione.

Con l’attuale attribuzione dei seggi nei singoli collegi elettorali, che risale al Rosatellum (sistema elettorale vigente), la formazione dei collegi dipende dall’ampiezza dei territori e dal numero delle persone residenti (con uno scostamento per Camera e Senato di non oltre il 20% in difetto o eccedenza), e porterebbe alla conseguenza di enormi differenze del numero di seggi spettanti.

Per esempio, la Lombardia potrebbe perdere 18 senatori, la Campania 11, e il Trentino Alto Adige 1. La riforma dovrebbe prevedere prima una nuova Legge elettorale, e la ridefinizione dei collegi, poi, successivamente, l’aggiornamento della Carta Costituzionale.

Rafforza tale critica la costituzionalista Camilla Buzzacchi8, che sottolinea il pericolo di sacrificare la rappresentanza (di minoranze e territori), nonché di distorcere le maggioranze necessarie per eleggere gli organi di garanzia (es. Presidente della Repubblica, Corte Costituzionale).

Anche lei ribadisce la priorità di una nuova Legge elettorale, nonché la riscrittura dei regolamenti parlamentari, per ridare funzionalità ed efficacia al Parlamento.

Inoltre la Buzzacchi rileva che questo modo di procedere per “tagli” ricorda il modello aziendalistico dei “tagli lineari” spacciato, in questi ultimi 20 anni, come la panacea per aumentare l’efficienza di qualsiasi sistema. Abbiamo sperimentato, ricorda, come i “tagli” alla Sanità, alla Scuola, e in genere ai settori sociali gestiti dallo Stato, non abbiano condotto a migliori efficienze, bensì a forti carenze strutturali (basti fare mente locale in ambito sanitario a quanto accaduto recentemente con la diffusione del Covid). La qualità delle Leggi non dipende dalla riduzione del dibattito parlamentare, dal minor apporto di idee e interventi correttivi, o dalla rapidità con cui vengono promulgate, bensì dalla qualità degli eletti che concorrono alla sua formazione. Molti di questi, oggi, risultano ben al di sotto della necessaria preparazione, politica e culturale, che la complessità dei problemi richiederebbe, per essere affrontati in modo coerente ed efficace.

Dubbi persistenti, a favore dell’astensione.

Henri Schmit, filosofo e giurista, pone9 la questione in altri termini: votare scheda bianca [meglio annullarla! Ndr] per manifestare il proprio dissenso nei confronti delle due opzioni precedenti. Questo perché si ritiene giusto il taglio dei parlamentari, ma sbagliato il modo in cui lo si vuole realizzare. Esistono, secondo il filoso, argomentazioni valide per entrambe le opzioni (tralasciando le tifoserie), che però conducono ad una situazione similmente insoddisfacente, per i rischi e le incertezze che comportano, essendo nel complesso proposte incoerenti e incomplete.

Il SI avvalla un attacco alla democrazia rappresentativa e usa l’argomento facile, e demagogico, del risparmio. Crea una situazione giuridica incerta che richiederebbe comunque altri interventi legislativi, in materia elettorale e dei regolamenti interni. Il risultato finale può essere ben differente a seconda delle iniziative adottate.

Il NO avvalla lo status quo, di un bicameralismo con un numero eccessivo di parlamentari, in due camere separate, sempre più simili, a seguito delle riforme succedutesi nel tempo, dove gli eletti sono sempre più indistinguibili.

Conclusioni.

Stante le motivazioni esposte, si può evincere facilmente che, ancora una volta, il tema delle riforme Costituzionali viene affrontato politicamente con un pensiero di basso profilo, da parte delle forze politiche, volto più al confronto muscolare (ed elettorale), nel breve periodo, piuttosto che alla definizione di nuove regole coerenti con il buon funzionamento di uno Stato democratico.

Le esperienze delle ultime Leggi elettorali, le modifiche alla Costituzione per soggiogarla ai mandati europei (Pareggio di Bilancio), la revisione arbitraria dei collegi, i tentativi di stravolgimento del 2016 (riforma Renzi), non fanno certo ben sperare che la stessa classe politica, autrice di quelle riforme, sia diventata improvvisamente saggia e sapiente.

Siamo di fronte all’ennesima riforma che parte dalla fine per concludersi (se e quando si concluderà) con un inizio di cui si ignora l’incipit. Lo si può capire anche dai dubbi che formulano i costituzionalisti favorevoli al SI. 

Considerando che nei prossimi mesi (anni) ci sarà una crisi economica gravissima, cui il governo sembra voler fronteggiare aumentando il debito dell’Italia verso l’estero (con Recovery Found e MES), è probabile che la riforma non sarà completata, oppure sarà oggetto di scambio/compromesso tra le forze politiche. Questo determinerà l’ennesimo insuccesso del M5S che non riesce (e non può) far valere il suo peso politico di maggioranza relativa in Parlamento (argomento che ho già trattato qui).

Gli interessi di bottega, le promesse demagogiche elettorali, continuano a prevalere sull’attenzione necessaria alle riforme da porre per modernizzare (laddove ce ne sia realmente bisogno) una tra le migliori Costituzioni del mondo.

(D.A. 10.09.20)


NOTE:
1.Riccardo Fraccaro alla Festa del Fatto Quotidiano
2.Lorenza Carlassare articolo del Fatto Quotidiano 30 agosto 2020
3.Giorgio Grasso su lacostituzione.info
4.Pierfranco Pellizzetti su Micromega
5.Paolo Floris d’Arcais su Micromega 
6.Alfredo Grandi alla Festa del Fatto Quotidiano  
7.Paolo Maddalena su Micromega 
8.Camilla Buzzacchi su lacostituzione.info  
9.Henri Schmit su lacostituzione.info

 

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