Renato Accorinti, sindaco di Messina. Sindaco degli ultimi

di Daniela Giuffrida

Nasce la Casa di Vincenzo, centro di accoglienza per senza fissa dimora. Nessuna autorità a tagliare il nastro. E Il sindaco inaugura a modo suo.

«Siamo gli innumerevoli, raddoppia ogni casella di scacchiera.

Lastrichiamo di corpi il vostro mare per camminarci sopra.

Non potete contarci; se contati, aumentiamo, figli dell’orizzonte che ci rovescia a sacco.

Nessuna polizia può farci prepotenza più di quanto già siamo stati offesi.

Faremo i servi, i figli che non fate.

Nostre vite saranno i vostri libri di avventura.

Portiamo Omero e Dante, il cieco e il pellegrino – l’odore che perdeste, l’uguaglianza che avete sottomesso. Da qualunque distanza, arriveremo. A milioni di passi.

Noi siamo i piedi, e vi reggiamo il peso.

Spaliamo neve, pettiniamo prati, battiamo tappeti, raccogliamo il pomodoro e l’insulto.

Noi siamo i piedi e conosciamo il suolo passo a passo. Noi siamo il rosso e il nero della terra, un oltremare di sandali sfondati, il polline e la polvere nel vento di stasera.

Uno di noi, a nome di tutti, ha detto: “Non vi sbarazzerete di me.

Va bene, muoio….  ma in tre giorni resuscito e ritorno”».

Con queste parole, riprese da un lavoro di Erri De Luca, si era aperta la “Notte Bianca” di il 12 ottobre  scorso, notte dedicata al Muos di Niscemi  ma troppo vicina nel tempo a una tragedia della miseria  avvenuta nel Mediterraneo, nei pressi delle coste siciliane: in quelle acque quasi 200 migranti provenienti dalla Libia, erano stati lasciati annegare da sistemi di avvistamento italiani che non avevano funzionato a dovere.

Quella “sala della Comunità Europea” di palazzo Zanca, sede del Municipio messinese era stata la location “perfetta”, il luogo adatto per parlare di diritti umani violati, di integrazione e smilitarizzazione.

In quella sala, nel giugno del 1955, a poco meno di un anno dalla scomparsa di Alcide De Gasperi, si era svolta  una conferenza destinata a creare un “pezzetto” di storia europea.  Fra quelle pareti era stata abbozzata e, aveva  preso il via, l’idea della creazione di un Mercato comune e di una Comunità europea dell’energia atomica (Cee ed Euratom), di fatto sancite poi, il 25 marzo 1957, con la firma dei trattati di Roma.

In quella sala, grande emozione aveva destato l’ingresso di un gruppo di immigrati libici che avevano regalato ai presenti la loro testimonianza di quanto accaduto “la notte dei 200 morti accertati”: loro precedevano di poco quel barcone miseramente affondato.

Il loro portavoce, aveva ringraziato la Città di Messina e il sindaco , che si stava battendo perché venisse  loro riconosciuto lo stato di “rifugiato politico”, il portavoce aveva affermato di riconoscere sicuramente la loro fortuna nell’essere arrivati sani e salvi sulle coste siciliane, ma di non essere sicuro che per loro fosse stato meglio sopravvivere al mare, per poi ritrovarsi accatastati dentro fatiscenti centri di “accoglienza” o rischiare l’arresto se trovati a “circolare” fuori dagli stessi. Erano seguite altre testimonianze e momenti di vera commozione. Poi il discorso del sindaco..

Tentare la via dell’integrazione economica come uno strumento per realizzare l’unione politica, in un’Europa in cui diversi Paesi vivono situazioni di profonda crisi, certamente non è facile: un concetto di unità politica, non può basarsi su idee astratte e dovrebbe sicuramente partire da un’idea di integrazione “umana” nei confronti dei meno fortunati, da qualunque parte del mondo essi giungano.

Integrazione umana, dunque, prima di ogni altra cosa.

Questo  era stato il senso del discorso tenuto durante quella notte bianca da Renato Accorinti, sindaco di una Messina, città di confine di una assetata di giustizia sociale.

renato-accorintiCoerente con se stesso, il sindaco che si presenta alla festa delle forze armate, il 4 novembre scorso, “armato” di una bandiera arcobaleno simbolo di pace, creando imbarazzo e disagio negli alti ufficiali presenti davanti al “monumento ai caduti”, quel  “sindaco speciale” a cui Vauro ha dedicato due bellissime vignette, che si reca in bicicletta al suo posto di lavoro… quell’uomo “umile” con alle spalle i suoi precedenti di attivista “No Ponte”, con il suo trattenere per sé, del suo stipendio, solo la cifra corrispondente a ciò che percepiva da insegnante di educazione fisica, quello stesso sindaco,  che al mattino si ferma a chiacchierare, come un vecchio amico, con i suoi  concittadini che lo fermano per strada, quel sindaco qualche giorno fa ha inaugurato  la “Casa di Vincenzo”.

Vincenzo era un vecchio “amico” e con lui Accorinti aveva trascorso tante volte le sue festività natalizie, il nome di un vecchio clochard morto dieci anni fa, dunque, per il primo dormitorio pubblico di Messina.

Foto: Di Giacomo

Foto: Di Giacomo

La struttura ricavata in una porzione “abbandonata” degli ex magazzini generali ubicati in prossimità del porto si avvale della collaborazione della Caritas locale e dell’aiuto di volontari reclutati anche fra i collaboratori del sindaco. Venticinque posti letto distribuiti in due sezioni, una da otto posti occupata da quattro donne e l’altra per gli uomini che sono in numero maggiore.

“Acqua calda e lenzuola di tessuto – ci racconta Giampiero, giovane ma attento e attivissimo collaboratore del sindaco Accorinti – lenzuola e tovaglie che ogni giorno vengono cambiate per permettere un riposo sereno e un po’ di igiene ad uomini e donne che fino ad una settimana fa dormivano all’addiaccio.

All’inaugurazione, la scorsa settimana, poche autorità religiose e nessuna pubblica o militare, il nastro è stato tagliato da Lucio, uno dei senzatetto ospitati nella “casa di Vincenzo”  e all’ingresso una foto del vecchio clochard”.

Senza clamori e senza pubblicità di sorta Accorinti, il sindaco degli ultimi ha trascorso la prima “notte di vita” della casa di Vincenzo, dormendo accanto ai suoi ultimi…

Oggi pomeriggio era a Catania, anche lui presente ai festeggiamenti per la presenza del presidente Napolitano nella città etnea… ma non stava sul palco delle autorità… sfilava in corteo, insieme ai 128 dipendenti della Micron che protestavano per i tagli al personale voluti dalla multinazionale che ha acquistato la loro società.

Ci torna in mente per un istante ancora la notte bianca messinese… quando fiero e orgoglioso, “Renato” aveva tirato fuori da un armadio una cinquantina di magliette, donate in segno di stima da altrettanti attivisti passati per il suo ufficio, ne aveva presa una e l’aveva mostrata fiero a Massimo Zucchetti, anche lui relatore sul Muos in quella magica notte siciliana… Sulla maglietta una scritta: “Siamo realisti, vogliamo l’impossibile”.