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Rifiuti nucleari vs armi chimiche

Diventa di attualità quello che oggi inizia ad intravedersi come soluzione, ma il tutto manca di ideologia. Armi chimiche brutte da condannare, armi nucleari utili a stabilire la pace. Un significato stridente.

di Valsusa Report

Italia la decisione è presa. Sarà grande come un campo di calcio e alto come una palazzina di cinque piani, coperto da argilla e alla vista apparirà come un prato verde. Il sarcofago dei rifiuti atomici dovrà resistere intatto per almeno tre secoli, saranno rinchiusi 90mila metri cubi di rifiuti: quelli delle vecchie centrali e quelli che si continuano a produrre con medicina, industria, ricerca e militare.

Tutto sarà gestito dalla , azienda pubblica che con scarsi risultati venne incaricata dello smontaggio di vecchie centrali nucleari italiane. Fu creata, nel 1999, doveva smantellare gli impianti entro il 2020, spendendo 3 miliardi e mezzo di euro. Oggi, la fine dei lavori è rinviata al 2029, mentre la costruzione del deposito era prevista ad iniziare nel 2010. Raddoppia anche la spesa dello smantellamento: 6,7 miliardi, a cui bisogna aggiungere 2,5 miliardi necessari per costruire il deposito unico.
Inoltre non depone a favore l’uso dei fondi pubblici di questa azienda di Stato che ha all’attivo costi esorbitanti e curiosi finanziamenti. Un esempio su tutti, i 300mila euro stanziati per uno stand al Salone del libro antico di Milano, organizzato da Marcello Dell’Utri ai tempi del governo Berlusconi. Anche il 98 per cento del combustibile è stato spedito, con , a quello che è detto riprocessamento, utile solo a far rientrare nuovamente in Italia, entro il 2025, scorie altrettanto radioattive. Nella centrale francese di Le Hague e in quella inglese di Sellafield, sono stati mandati i soldi pubblici ricavati dalle bollette, questo ciclo ci costerà un miliardo e mezzo.

Con il danno la beffa, oltre ad aver speso per tutti questi anni in inutilinuke1 trasporti nucleari, giocando con l’incolumità dei cittadini, il deposito definitivo rischia un’altra sorpresa: l’aumento del costo dell’elettricità. Per la sua attività Sogin si finanzia attraverso due componenti della bolletta: la A2 e la Mct. Si tratta di circa 4,5 euro all’anno per un utente domestico tipo, che nel 2013 sono valsi 227 milioni di euro.

Torniamo in Italia, Gioia Tauro, la nave “Cape Ray” statunitense è incaricata di distruggere le sostanze pericolose delle siriane, lo farà nel Mediterraneo. in acque internazionali. Esiste un’organizzazione per la proibizione delle , la “Green Cross International”, un’organizzazione non governativa (), è il braccio operativo delle Nazioni Unite si batte contro la loro proliferazione. Il cargo danese Ark porterà 560 tonnellate di elementi di “priorità uno” da Latakia Siria al porto di Gioia Tauro. Trasporterà 21 tonnellate di gas mostarda. Trasporterà i componenti separati, del gas nervino sarin.

Tutto il mondo si muove all’unisono per la distruzione di queste armi del secolo passato. I residui del processo? Saranno inceneriti, a Port Ellesmere, in Gran Bretagna, a Brema, in Germania, e a Kotka, in Finlandia. Verranno bruciate cinquecento tonnellate di sostanze con “priorità due”, trasportate dal cargo norvegese Taiko in Finlandia, e a Port Arthur, in Texas.

nuke esigeteIn sintesi mentre si parla di Armi chimiche è l’internazionalità a saltare sulla sedia: urla al dissenso si corre ai ripari, si rende mondiale un problema; lo si sottopone alle nazioni unite che ne trova la soluzione. Per il no!! Togliamo il fatto che i materiali nucleari non sono distruggibili. Si dovrebbe produrne di meno, ci si aspetterebbe di evitare ogni tre mesi il reintegro efficace delle B-61, bombe atomiche che nella loro manutenzione per efficacia, producono scorie radioattive. Ecco ci si aspetterebbe di dover far le spese con il civile utile, delle sale ospedaliere, non per quello militare. Data la enorme potenzialità distruttiva del in confronto al chimico, ci si aspetterebbe che il mondo ideologicamente ritenesse i materiali radioattivi banditi, che si unisse in ONG per la lotta al , che seriamente si capisse cos’è l’inquinamento radioattivo, una piaga difficile da debellare e una possibile distruzione del mondo così come lo conosciamo.

Di tutto questo ne avevamo parlato quella sera del Presidio di Venaus, una serata speciale con persone informate dell’argomento, con cui umanamente si è riusciti a capire. Una volta per tutte, gli interessi di pochi non possono più ricadere su tanti e per dirla da Alfonso Navarra – ESIGETE! Un disarmo nucleare totale.

V.R. 29.04.14