Notizie Flash

Riformare la Giustizia a colpi di Referendum? Una pagliacciata!

Davvero si può seriamente pensare che una riforma della giustizia possa essere compiuta ragionevolmente a colpi di referendum? Oppure siamo di fronte all’ennesima dimostrazione di un sistema politico che non riesce a sollevarsi dalle paludi del populismo e riversa sui cittadini le proprie incapacità?

Tempo Lettura: 4 minuti

Davvero si può seriamente pensare che una riforma della giustizia possa essere compiuta ragionevolmente a colpi di referendum? Oppure siamo di fronte all’ennesima dimostrazione di un sistema politico che non riesce a sollevarsi dalle paludi del populismo e riversa sui cittadini le proprie incapacità?

Le considerazioni che seguono non hanno alcuna pretesa di fornire indicazioni di voto sui quesiti referendari, sono semplicemente il rifiuto di un cittadino (di un non suddito) di permettere ulteriori prese in giro da parte di una classe politica inadempiente nei suoi minimi doveri costituzionali.

Sino a sei mesi fa, chiunque osasse mettere in dubbio la bontà della campagna vaccinale, dei sieri sperimentali (spacciati per vaccini), della moltitudine degli effetti avversi, delle contraddizioni di una politica sanitaria per nulla trasparente (come Democrazia richiederebbe), nonché dei conflitti di interesse delle cause farmaceutiche, era spacciato, classificato, derubricato, a ignorante No Vax.

Fino a l’altro ieri, chi ha osato mettere in discussione la politica italiana, e dell’Unione Europea, riguardo alla guerra Russo-Ucraina, facendo riferimento a una interpretazione “ampia” dell’art. 11 della Costituzione Italiana, criticando quindi l’invio di armi, le scellerate parole in libertà del Ministro degli Esteri, l’assenza di una azione di intermediazione forte e credibile, l’indifferenza dedicata a una questione delicata già presente nel 2014 in Ucraina, la pericolosa strategia della Nato a ridosso dei confini con l’Est, è stato tacciato di putinismo, di essere filo-russo. Da ultimo abbiamo avuto le indegne liste di proscrizione del Corriere della Sera.

Oggi invece, per comodità e compiacenza di quelli che fino a ieri ci hanno trattato come ignoranti de la qualunque, possiamo sentirci tutti giuristi, esperti di Diritto (Costituzionale, Penale, Civile) ed esprimere il nostro voto per modificare un sistema delicatissimo, qual’è quello della giustizia. Non so come la chiamate voi, ma io, tecnicamente, la definisco una presa per il culo!

La difficoltà delle democrazie moderne di definire un confine tra scelte tecniche (che richiedono conoscenze specialistiche), e quelle più semplici (comprensibili a tutti), è una questione già paventata da Norberto Bobbio. Un confine difficile da definire volendo mantenere viva la Democrazia, evitando la trasformazione di questa in una becera Tecnocrazia, dove i cittadini tornano a essere sudditi di scelte preconfezionate da altri, in nome, e per conto, di un ipotetico interesse generale.

Affinché questo limite non venga superato (e in Italia è già accaduto più volte) occorre più politica; o meglio: più capacità politica. In altre parole: un classe politica degna di questo nome e all’altezza dei compiti complessi da svolgere richiesti da una società moderna. Questo non può prescindere da una questione dirimente: la moralità di chi si presta a svolgere un ruolo in politica. Le Leggi e le Costituzioni scritte non sono sufficienti a garantire un corretto funzionamento della Comunità, se chi si candida a ricoprire ruoli politici è privo di morale.

E qui gli esempi di a-moralità, in Italia, abbondano oltre ogni ragionevole misura. Siamo il paese:

– di “Ruby nipote di Muraback”

– della filosofia per la quale “rubare per il partito” è meno grave che per sé (diversamente onesti)

– di partiti politici trasformati in comitati d’affari, molti dei quali connessi direttamente con la criminalità organizzata, a colpi di appalti pubblici con costi lievitanti a spese del debito pubblico

– di trombati alle elezioni riciclati in apparati burocratici di stato (altro che le “porte girevoli” dei magistrati)

– di una informazione per lo più padronale e servile nei confronti dei poteri industriali e politici

– dei segreti di stato sui contratti pubblici (vedi Ponte Morandi) o di quelli militari (vaccini)

– di continui assalti alla Costituzione del 1948 con modifiche pretestuose: a proposito! Ma non avevano già fatto una modifica per inserire il “giusto processo” ?

– dei tempi di prescrizione accorciati per favorire chi si può permettere avvocati per trascinare i tempi e far fallire i processi (siamo noti in tutto il mondo come il paese in cui è facile farla franca…)

– delle “prescrizioni” di reati spacciate per “assoluzioni”

– del blocco alle richieste di procedimento per certi Parlamentari da parte della magistratura (su cui convengono quasi sempre destra e sinistra per proteggere i propri “paladini”)

– etc etc

Questo vuol dire che la Giustizia in Italia funziona e va bene cosi? Assolutamente no!

Tempi e modi della Giustizia sono indecenti. I casi di persone accusate ingiustamente sono troppi. Processi intentati e poi falliti (della durata di anni) ne vediamo in continuazione. Le vicende interne alla magistratura, i giochi di potere, le carriere, le complicità politiche, sono inaccettabili.

Ma utilizzare uno strumento chirurgico, come il Referendum, presumendo di riparare a tutto ciò che la Politica non è stata in grado di fare in questi anni (a causa dei personali conflitti di interesse di molti – troppi- personaggi che la popolano), è come mettere un bisturi in mano a un tizio qualsiasi dentro una sala operatoria, privo della cognizione della differenza tra una cistifellea e una appendice.

La Democrazia è l’arte del confronto e del possibile compromesso tra gli attori. Un’arte dimenticata, subordinata ai conflitti di interesse particolari, all’interno di una società pluralistica piegata al potere del danaro e del privilegio sociale. La giustizia è questione seria. Uno dei tre Poteri dello Stato cui va garantita indipendenza e funzionalità: per proteggere la comunità dai furbi, dai malfattori, e dai disonesti. Il “quarto potere”, quello dell’informazione, che dovrebbe garantirci la trasparenza e la pubblicità delle azioni che il potere vuole occultare, ce lo siamo giocati da un pezzo.

Ci sarà chi voterà SI al Referendum perché quegli altri han detto di votare NO. E vice versa: riproducendo quell’eterno modello di tifo da stadio che caratteristica oramai il non-dibattito politico.

Io, non ci sto! Non prendo in mano un bisturi per operare e assumermi il compito di un mestiere che altri sono deputati (e strapagati) per fare. Sopratutto perché so già, con assoluta certezza, che quando l’operazione sarà riuscita, ma il paziente sarà morto, comunque vada, gli “altri” diranno che la colpa è stata nostra; della nostra scelta.

No! Cari miei! Non ci sto a questo sporco vostro gioco infame!

(D.A. 09.06.22)