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Riforme Costituzionali: il Presidente Ferdinando Imposimato in Val Susa

Riforme Costituzionali in Val Susa la testimonianza di Imposimato sui motivi che ci devono indurre a votare NO al prossimo referendum

di Redazione.

Giovedì 15 settembre un gradito ospite è giunto in : il Presidente emerito della Corte di Cassazione . Nell’ambito delle iniziative rivolte ad informare i cittadini sui motivi per i quali è bene votare NO al prossimo referendum per le Riforme Costituzionali volute dal governo Renzi, il gruppo degli attivisti del M5S di ha invitato il Presidente come testimone della campagna referendaria.

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La giornata è stata caratterizzata da tre momenti. Al mattino Imposimato ha tenuto una conferenza all’Istituto Des Ambrois di Oulx presso il quale un folto gruppo di studenti liceali lo ha ascoltato con attenzione e partecipazione. Per il pranzo è stato ospite festeggiato dai No presso il presidio di Venaus, accolto dal leader storico del movimento e da numerosi “ribelli”. Sempre molto forte il legame che lega Imposimato ai No , avendo egli indagato per primo, in Italia, sulle vicende giudiziarie (in particolare la tratta Roma-Napoli). Egli è anche autore di un noto libro a riguardo: “Corruzione ad alta velocità”.

Alla sera il Presidente è stato accolto dai cittadini di Susa che hanno occupato completamente la platea del salone Rosaz  per ascoltarlo. (La registrazione integrale della serata QUI)

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Caustico come sempre, il magistrato ha ricordato i principi fondanti della nostra Carta Costituzionale. In particolare si è soffermato nel ricordare il II paragrafo dell’art. 3 della nostra Costituzione (È compito della Repubblica rimuovere…). Il problema della Carta non consiste nella necessità di una revisione urgente, bensì nell’attuazione di quelle parti, come l’art. 3, sino ad oggi disattese dalla maggior parte dei governi di ogni schieramento.

Tra le numerose bugie – secondo Imposimato – con le quali si vuole giustificare la necessità delle riforme, spiccano quelle del presunto risparmio finanziario e la migliore velocità di approvazione delle leggi. Nel primo caso se si fosse voluto davvero ottenere un risparmio, la riduzione dei parlamentari avrebbe dovuto riguardare sia il Senato che la Camera. I conti poi dimostrano come ci siano voci ben più consistenti che dovrebbero essere ridotte per realizzare dei risparmi. Nel secondo caso l’assunto è assolutamente falso constatando la velocità con la quale sono state approvate leggi “vergognose” come il Job Act. Quando c’è da rafforzare un interesse contro i cittadini, sottolinea il Presidente, la rapidità dell’approvazioni delle leggi diventa sorprendente.

Questa riforma stravolge gli equilibri di potere tra gli organi dello stato e concede poteri sovrastanti ad una maggioranza otterrebbe, con la legge elettorale Italicum, un premio di maggioranza schiacciante per avendo avuto un risultato elettorale marginale rispetto agli altri contendenti.

Vergognosa, ci tiene a specificare Imposimato, la norma che congela in Costituzione i privilegi economici dei dipendenti del nuovo Senato. Una vera offesa alla decenza, quando consideriamo che alcune figure arrivano ad essere stipendiate 10mila euro al mese, mentre un docente, che deve formare le nuove generazioni di giovani, prende 1.500 euro di stipendio dopo 20 anni di attività.

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A turbare in particolare il giudice è la modifica dell’art. 78 che assegna la deliberazione dello Stato di guerra alle Camere. Con la riforma, la deliberazione è assegnata alla sola Camera dei Deputati, senza il Senato. Ciò significa, scandisce Imposimato, che una forza politica “minoritaria” nel paese può dichiarare lo stato di guerra. Ma non è un caso. Questa manovra è molto pericolosa in considerazione delle numerose guerre “preventive” già attuate negli ultimi decenni. Guerre rivelatesi sbagliate; si pensi a quella dell’Iraq nella quale Bush e Blair hanno “confessato” come le ragioni addotte – le armi chimiche di Saddam – fossero una menzogna. Guerra che ha prodotto un milione di morti e destabilizzato il già precario Medio Oriente. Identico discorso per la Libia di Gheddafi.

Il rischio, sottolinea appassionatamente Imposimato, è che forze esterne all’Italia, per esempio certi ambienti conservatori negli Usa che potrebbero vincere le prossime elezioni americane, vogliano un governo alleato che abbia mano libera nel dichiarare guerre preventive a discapito dell’art.11 della nostra Costituzione (L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa…).

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Foto di Diego Fulcheri