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Sanità e sicurezza ostetrico-pediatrica all’ospedale di Susa

Sicurezza dei parti all'ospedale di Susa, parlano le Pediatre.

di Leonardo Capella

La delibera della Regione Piemonte continua a far discutere sul nostro territorio a partire dalla chiusura del punto nascite dell’. Contro questo riassetto della già il gruppo regionale del ha presentato un ricorso al TAR contro la Delibera di Giunta Regionale 1-600 del 19 novembre 2014, delibera ribattezzata “Sfascia ospedali”. Fra le molte critiche vi è quella sull‘atteggiamento di chiusura al dialogo nei confronti delle opposizioni, dei territori e delle amministrazioni locali dimostrato dalla  Giunta Chiamparino.

Chiamparino infatti, al momento dell’approvazione della revisione della rete ospedaliera avvenuta il 23 gennaio 2015, non ha pronunciato parole che facessero percepire una particolare sintonia con le amministrazioni locali anzi indicava una velata minaccia affermando: “Se qualcuno – sottintendendo gli enti locali – vuole fare ricorso può farlo sapendo però che entra in conflitto con l’amministrazione”.

Minaccia che ha ottenuto il risultato di alcune perplessità e ripensamenti sul ricorso in alcune realtà territoriali della zona di Tortona e di Acqui Terme com in Valle di .

In questa delicata problematica l’ospedale di Susa viene coinvolto in prima battuta con un taglio al punto nascite e una delle scuse più gettonate che giustificano questa scelta da parte dell’assessore Saitta è la sicurezza. Tema quest’ultimo che evidentemente tocca in modo diretto le cittadine e i cittadini e per il quale crediamo sia opportuno avere il maggior numero di informazioni possibili. La conoscenza e l’informazione, come è risaputo, sono la base fondamentale per l’approccio laico di un problema. Con questa finalità proponiamo uno scritto delle pediatre dell’ospedale di Susa in relazione alla sicurezza dei parti presso l’ospedale.

L.C. 10.04.2015

 


Lettera delle Pediatre del centro nascite dell’ospedale di Susa

In merito alle affermazioni dei politici di turno di Torino e dintorni che continuano ad affennare che il punto nascite di Susa chiuderà perché non è sicuro, noi pediatre della neonatologia del centro nascite di Susa, ci sentiamo in dovere di replicare.

La professionalità degli operatori non è venuta meno nel corso degli anni. Le condizioni di sicurezza non sono cambiate. E’ cambiata la volontà politica che vuole la chiusura del nostro punto nascita. Il limite dei 1000 parti è da tempo indicato dalle linee guida neonatologiche, ma il nostro, come altri ancora attivi sul territorio nazionale è stato fin qui preservato per le particolari condizioni della valle che richiede tempi di percorrenza lunghi e in certi casi disagevoli per il raggiungimento del Dea di riferimento di Rivoli ( Bardonecchia _ Rivoli … ).

Nella nostra Aslt03 è avvenuto un accorpamento: attualmente vi è un’unica unità operativa di ostetricia-nido con due sedi: Susa che accoglie gravidanze prevalentemente fisiologiche e Rivoli centro di secondo livello che può accogliere anche gravidanze patologiche. I ginecologi ruotano sui due presidi e i pediatri di Susa (per gravi carenze d’organico a Rivoli) contribuiscono alla copertura dei turni di Rivoli.

Pertanto il numero dei Parti ( e il rischio) non è il motivo della proposta di chiusura ( anzi studi epidemiologici affermano che, in alcune circostanze, i centri con alti numeri di parti presentano situazioni di rischio maggiori per la salute). Si precisa che lo stesso Ministro B. Lorenzin ha evidenziato l’importanza della tutela dell’ assistenza neonatologica e della qualità di tutti i punti-Nascita in ragione anche del numero elevato di nascite di neonati pre-termine.

Inoltre nel corso degli anni noi neonatologi abbiamo sempre valutato con l’ostetricia quali gravidanze fossero veramente a rischio e in tal caso abbiamo sempre favorito il trasferimento in utero qualora le condizioni di patologia e i tempi lo abbiano consentito.

Il nostro è un Punto nascita che non può essere chiuso proprio a difesa della salute: l’evento nascita non è programmabile né prevedibile, quindi ogni donna come ogni cittadino deve trovare risposta prioritariamente nell’urgenza-emergenza. Come professionisti della salute riteniamo che non debba essere declassato il pronto Soccorso generale né chiuso il punto nascita dell’ospedale di Susa in relazione alle caratteristiche geografiche e di viabilità e all’ afflusso turistico dell’ alta valle che aumenta notevolmente gli accessi nel periodo invernale ed estivo.

Ogni cittadino ha diritto a ricevere assistenza nelle urgenze e nessuna decisione politica o economica può far ritardare una risposta di salute (perché un ritardo potrebbe creare esiti sfavorevoli). È importante ricordare che la carta dei diritti del malato recita: art. 3- Chiunque si trovi in una situazione di rischio per la sua salute ha diritto ad ottenere prestazioni necessarie alla sua condizione e ha altresì diritto a non subire ulteriori danni causati dal cattivo funzionamento delle strutture e dei servizi; art. 5- Ogni cittadino ha diritto ad avere dal Servizio sanitario la certezza del trattamento nel tempo e nello spazio, a prescindere dal soggetto erogatore, e a non essere vittima degli effetti di conflitti professionali e organizzativi, di cambiamenti repentini delle norme, della discrezionalità nell’interpretazione delle leggi e delle circolari, di differenze di trattamento a seconda della collocazione geografica.

Ribadiamo che la nostra professionalità non è venuta meno e neppure il nostro entusiasmo, anche se i nostri turni sono diventati sempre più gravosi per la carenza di personale medico e infermieristico. Le affermazioni negative dei politici, amplificate dalla stampa, sono: l) destabilizzanti per le utenti (alcune delle quali, avendo già partorito da noi, si chiedono cosa sia cambiato), 2) sviliscono la professionalità degli operatori che sono formati per affrontare l’urgenza e si sono sempre adoperati per la sicurezza e l’umanizzazione del punto nascite, 3) concorrono alla diminuzione del numero dei parti in modo da giustificare la chiusura.

Infine non si può affermare che un centro non è sicuro senza decretarne la chiusura immediata. La politica sanitaria regionale e/o Nazionale non può contrattarel barattare il diritto alla salute dei cittadini (da garantire soprattutto nelle urgenze-emergenze) con ampliamenti dei servizi e/o delle prestazioni territoriali: attività ospedaliere e territoriali devono coesistere, creando rete, ed essere promosse entrambe in un progetto di qualità.

Chiediamo cortesemente che questa lettera venga presa in considerazione e valutata prima di prendere decisioni in merito alle sorti dell’Ospedale, in particolare del Punto nascita, anche considerando le implicazioni e le possibili ricadute negative sulla salute (spesso non valutabili a breve termine soprattutto per quanto riguarda le urgenze ostetrico-ginecologiche e neonatali-pediatriche).

Dr Rosalba Seminara e Dr Roberta Vair.