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#scuolastaiserena

Conferenza stampa sulla riforma della scuola targata Renzi, sabato 15 novembre al Des Ambrois di Oulx.

di  Barbara Debernardi

Abbiamo cominciato a sentir parlare di “Buona ” sul finire dell’estate: una riforma nuova, attenta alla “base”, da costruire “insieme”, in modo innovativo e quindi attraverso una consultazione on-line aperta a tutti: docenti, studenti, famiglie e cittadini. Perché “per fare non basta solo un Governo. Ci vuole un Paese intero.” Così recita il testo di apertura del documento del MIUR, cioè l’ultima versione di quello che fu il Ministero dell’Istruzione.

Fantastico! abbiamo pensato. Poi però abbiamo scaricato il malloppo fatto di centinaia di pagine colorate, farcite di inglesismi superflui ma così ben intonati all’intero sistema comunicativo scelto e ci siamo accorti che tanto fantastica questa “buona scuola” proprio non era. Impostazione del dibattito, scelta dei contenuti, inconsistenza delle soluzioni proposte hanno cominciato a far scricchiolare l’impalcatura. E la “Buona” Scuola, tolta la grafica colorata e la terminologia innovativa (crowdfundimg, school guarantee, comfort zone, school bonus, decision-making ecc ecc) si è rivelata per quel che davvero sarà: una Scuola non davvero “Buona”, ma soltanto più “Povera”. E infatti il Governo tanto nel documento, quanto nelle recenti comparsate televisive, enfatizza la prossima assunzione di 150mila precari (meglio sarebbe dire la loro legittima e fin tardiva stabilizzazione) per nascondere altri tagli (il taciuto blocco contrattuale, la limitazione percentuale della futura progressione “per merito”, la drastica riduzione degli ATA, cioè di bidelli e segreterie didattiche…), mentre tace su altri bisogni (strutture sane, strumentazioni adeguate, classi non sovraccariche…) di cui -se si vuole mantenere l’aggettivo pubblico accanto al nome Scuola- non può e non deve farsi carico il mondo dell’imprenditoria privata, così come invece il Governo auspica.

Dobbiamo partecipare alla consultazione! ci siamo detti. Per correggere queste storture, per far notare le incoerenze, per denunciare le carenze, per sottolineare che anche questa volta la “riforma della scuola” pare essere stata scritta da chi nella scuola non ha più messo piede, almeno dai tempi del suo liceo. Ma qui abbiamo avuto la seconda sgradevole sorpresa: partecipare al dibattito on-line infatti è diventato una specie di corsa ad ostacoli, via di mezzo tra un voto per un reality show, il cinguettio di un tweet e un like cliccato su facebook.

Che la scuola di domani passi attraverso un colpo di mouse, su un cuoricino apposto accanto a una frase da 140 caratteri ha del surreale. Eppure forse questo accadrà, nell’inconsapevolezza dei più.

Per affrontare il problema un gruppo di docenti dell’Istituto Superiore di si è autoconvocato nelle settimane scorse in orario extrascolastico per studiare il documento e provare, non senza ironia, a rispondere con le stesse armi, dunque anche a colpi di clic (https://labuonascuola.gov.it/dibattiti/mostra/conclusioni/1197/).

Le conclusioni a cui sono giunti verranno presentate in conferenza stampa a giornalisti e famiglie sabato 15 novembre, alle ore 12, nell’Auditorium della sede centrale dell’Istituto, in via M. L. King 10.

Il titolo dell’incontro è già tutto un programma: #scuolastaiserena.

B.D. 14.11.14