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Sicilia intervista a Giancarlo Cancellieri sul viadotto

Il paese di Caltavuturo in Sicilia si mobilita per ripristinare un viadotto. M5S in soccorso. Il PD polemizza. Intervista a Cancellieri (M5S) per capire.

di Daniela Giuffrida.

Crolla un , un’isola resta tagliata in due, un centro abitato viene praticamente isolato dal resto del mondo, un gruppo di volontari si occupa di rimettere un po’ d’ordine nelle umane faccende e una “regia trazzera” dell’800 diventa strada. Un altro gruppo di “volontari” utilizza risparmi propri per rendere più idoneo agli usi, il lavoro dei primi, ma chi dovrebbe muoversi e fare qualcosa, attende sereno non si capisce bene cosa e urla e tuona contro chi qualcosa ha deciso di fare… Cose che succedono ordinariamente?

caltavuturo

Caltavuturo –

Caltavuturo, provincia di Palermo, poco più di 4.000 anime vivono nel piccolo centro posto ai piedi del monte “Rocca di Sciara” nel parco delle Madonie.

Prima del crollo del viadotto che ha tranciato la A19, isolando di fatto il piccolo centro, non molti conoscevano l’esistenza di questo paesino, eppure la storia racconta che nel 1893, durante la rivolta dei “fasci siciliani”, 500 contadini caltavuturesi si resero protagonisti di una occupazione simbolica di alcune terre e dispersi dai regi carabinieri sopraggiunti ben armati e agguerriti, in tredici rimasero uccisi su quei campi. Da lì partì una rivolta sociale in tutta l’isola, rivolta che si allargò anche alla penisola e che il governo Crispi riuscì a reprimere con arresti di massa ed esecuzioni sommarie, ma questa è un’altra storia, a noi è servita soltanto a far capire il carattere fiero dei protagonisti di questa storia.

PALERMO 11.04.2015 - CROLLO VIADOTTO HIMERA TREMONZELLI AUTOSTRADA PALERMO CATANIA

PALERMO 11.04.2015 – CROLLO VIADOTTO HIMERA TREMONZELLI AUTOSTRADA PALERMO CATANIA

E’ il 10 aprile scorso quando una frana vecchia di dieci anni, proveniente dalle colline di Scillato, scivola a valle, interrompe la SP24 che collega Caltavuturo allo svincolo autostradale di Scillato e si ferma contro i piloni del viadotto Himera, piegando in due quella A19 che da Catania conduce a Palermo e, insieme a lei, l’economia dell’isola che viaggia su gomme.

Per i cittadini di Caltavuturo non ci sono possibilità: se vogliono raggiungere Palermo devono inerpicarsi fino a Polizzi Generosa e peregrinare fra campagne e stradine di montagna ormai intasate dall’ alta densità di traffico, anche di mezzi pesanti e di linea. Densità di traffico che impone termini di percorrenza intorno ai 60/70 minuti, allora i caltavuturesi si organizzano.

“Alcuni volontari, fra i quali due imprenditori del luogo – ci racconta il deputato Giancarlo Cancelleri, raggiunto telefonicamente – con la cartografia dei luoghi in mano e del tutto gratuitamente, di concerto con il Comune di Caltavuturo, si son fatti autorizzare da una conferenza di servizi indetta dallo stesso Comune e, individuata una “regia trazzera”, una strada sterrata usata anticamente per le transumanze, hanno deciso di farne un percorso alternativo che possa metterli in contatto con il capoluogo. Una bretella alternativa in attesa che le istituzioni, vittime delle lungaggini burocratiche possano, come di loro competenza, provvedere.”

“I volontari dunque hanno iniziato i lavori – continua Cancelleri – dotati dei permessi dell’Ente Parco Madonie e di quelli della Soprintendenza ai Lavori Pubblici regionale e dotati dei permessi e autorizzazioni vari concessi attraverso la conferenza dei servizi, sia dall’ex sindaco che da  quello attuale. Del resto la trazzera è regolarmente registrata presso l’ufficio regionale delle “regie trazzere”.”

Quindi sembra che tutto sia in regola. Ma la regia trazzera è interamente sterrata, ha una pendenza importante che permette di discenderla ma non di risalirla… poichè, fra l’altro, incombe su di lei un “divieto” gravato da sanzione amministrativa di 200 euro che impedisce agli abitanti dei luoghi di percorrerla in salita.

La buona volontà dei Caltavuturesi sembra destinata a soccombere alle difficoltà imposte dai luoghi, mentre i tempi proposti dall’Anas sono estremamente lunghi.

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consigliere M5S

“Il progetto ufficiale dell’Anas  – riprende Cancelleri – prevede la realizzazione di una bretella “bypass”, nelle immediate vicinanze dell’autostrada, i tempi di realizzazione dall’appalto dell’opera alla ditta già individuata, alla consegna da parte della stessa dell’opera finita, sono di circa tre mesi, ma ancora non vi è un progetto e non sono stati ancora specificati alla ditta i lavori da fare. Sono già trascorsi due mesi e solo da poco è stato dichiarato lo stato di emergenza e nominato un commissario, ma tutto il resto tace ed il costo previsto per la realizzazione di questa bretella è di circa due milioni di euro.”  

“Per quanto riguarda il troncone da sostituire – aggiunge ancora il deputato pentastellato – in un arco di tempo previsto fra i 18 ed i 24 mesi, si dovrà prima demolire la campata i cui piloni sono stati interessati dalla frana, valutare l’idoneità statica dell’altra campata, e qualora questa fosse rimasta “illesa” si andrebbe a ricostruire soltanto la prima, con un impegno di spesa di 30 milioni di euro.”

A questo punto, un mese fa, sono intervenuti i parlamentari del M5S che, in questi mesi, hanno risparmiato del denaro, sottraendolo ai loro “stipendi”.

Questi, contattato il Comune e le due aziende che hanno già in parte recuperato la “regia trazzera” si son resi conto che il progetto degli stessi è già a buon punto e che per essere la trazzera  fruibile nei due sensi di marcia, come una normalissima strada, necessità di lavori come il rifacimento del manto stradale, la collocazione di guard rail e la dotazione di canali di scolo, oltre che della collocazione di due semafori per alternare il senso di marcia nei due tratti più ristretti.

Lavori per i quali, i loro 300. 000 euro sono sufficienti, infatti, il computo metrico redatto da tecnici del Comitato civico e del Comune, in 50 tavole prevede quest’onere di spesa. I tecnici hanno già verificato la stabilità della sede stradale ed hanno previsto l’uso del calcestruzzo per il manto stradale anziché l’asfalto, così da permettere una maggiore aderenza al suolo dei mezzi in transito, anche in salita. Ovviamente questa è una soluzione di emergenza e non definitiva ma può essere utile a snellire il traffico, limitando i disagi, in attesa che il percorso autostradale venga ripristinato.

Questa iniziativa ha dato fastidio alla classe politica siciliana, il centrodestra pare non si sia pronunciato, mentre il ha reagito in mala maniera. Il presidente ha parlato di “inutili illusioni”, di demagogia politica e di “fragorose risate”, ha definito il progetto del M5S come un tentativo di voler “prosciugare il mare con un secchiello”. Possibile non ci si renda conto che si tratta di un provvedimento “tampone”, certamente non destinato a sostituire gli investimenti più elaborati e definitivi? Ci chiediamo se questa iniziativa dei 5 Stelle non sia vista da molti come una sorta di “schiaffo morale”, una presa di posizione attiva e fattiva contro lungaggini burocratiche che esasperano la popolazione, contro una classe politica che non si adopera in tempi accettabili ma che troppo spesso si limita a partecipare ai disastri di questo paese con messaggi di cordoglio piuttosto che con un silenzio assoluto e assordante.

“Noi stiamo mettendo i nostri soldi e la nostra faccia in questa cosa – conclude la nostra chiacchierata Giancarlo Cancelleri – consegneremo entro il mese di luglio ai Siciliani un’opera finita e completa, un’opera che di fatto limiterà disagi alla popolazione, in attesa dei provvedimenti di ripristino del normale percorso autostradale. Non ci interessano le polemiche sterili e basate sul nulla.

Abbiamo voluto far vedere che è possibile risolvere un problema “immediato” senza dover attendere tempi biblici, mi sembra un dato interessante che i cittadini siano stati e siano  in grado di intervenire in maniera intelligente e fattiva, laddove lo Stato latita, che siano in grado di organizzarsi e risolvere nell’immediatezza un problema così rilevante e urgente e soprattutto credo sia il caso di far notare alla classe politica dormiente, quando non indifferente, che i Siciliani si sono stancati, si sono rotti di lamentarsi, i siciliani sono in grado di rimboccarsi le maniche e di ricucire laddove lo Stato taglia e separa.”

(D.G. 16.06.15)