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Sistema elettorale: un po’ di luce nel buio delle parole (Parte I)

Mattarellum, Porcellum, Italicum: la politica italiana si arricchisce sempre di onomatopeici vocaboli per annunciare riforme elettorali risolutive che si rivelano inevitabilmente inefficaci. Senza pretesa di essere esaustivi per una materia così vasta, cerchiamo di capire qualche cosa in più per evitare di essere turlupinati (di nuovo) dal salvatore della patria di turno.

di Davide Amerio

Le democrazie moderne sono nate caratterizzate dal fatto di essere regimi rappresentativi.

Il rapporto che lega la rappresentanza e il sistema elettorale è molto stretto in quanto ai rappresentanti (eletti nelle assemblee istituzionali) viene demandata la “sovranità popolare” attraverso il meccanismo delle elezioni.

Sfatiamo subito una bugia che troppo sovente ci è stata propinata con leggerezza rassicurandoci su quanto sia meglio (giusto o efficace) un piuttosto che un altro.

Non esistono sistemi buoni o cattivi in sé: ogni sistema privilegia un modello di organizzazione dello Stato. In Italia le regole elettorali non sono vincolate dalla Costituzione e non sono soggette, nel caso di modifica, alla rigidità prevista per la modifica della stessa (art. 138). E’ innegabile il rapporto tra sistema elettorale e il modello organizzativo e politico che si viene a configurare. Ciò significa che, a fronte di determinate modifiche di un sistema elettorale possono essere necessarie delle modifiche della carta Costituzionale per creare un modello idoneo e compatibile.

Teodori

Osserva Massimo Teodori (docente di Storia Americana e più volte Deputato del Partito Radicale):

Dal sistema elettorale dipende se ci sono pochi o molti partiti; se il governo è forte e stabile oppure debole; se gli elettori sono invogliati a votare secondo preferenze ideologiche o per soluzioni a problemi specifici; se si può dare più peso ai partiti o alle persone, e così via. In definitiva, la scelta di un sistema elettorale non riguarda gli esperti e i politici ma investe la vita di tutti noi perché condiziona il modo in cui si organizza la dimensione pubblica dell’esistenza (1)

La revisione dei sistemi elettorali è perciò connessa con la modifica di tutta la materia che regola le funzioni delle assemblee rappresentative e del governo nonché dei reciproci rapporti […] Apparentemente si tratta di soluzioni tecniche, ma in realtà la posta in gioco ha una portata fortemente politica sia per i cittadini sia per i partiti.(2)

Questa precisazione è importante per capire subito il nuovo pasticcio che si prospetta all’orizzonte con l’accordo Renzi-Berlusconi: proporre una legge elettorale che necessita di una modifica della Carta Costituzionale senza essere sicuri di avere la maggioranza per poterlo fare è un azzardo che rischia di produrre una riforma già zoppa in partenza.

E’ importante sottolineare come un sistema elettorale non sia solamente una questione tecnica di meccanismi matematici per attribuire i seggi sulla base dei voti assegnati dall’elettorato ma la sua struttura configura un modello politico piuttosto che un altro e la scelta della sua adozione costituisce un precisa volontà politica.

Dietro ogni soluzione si nasconde un concetto o un obiettivo che si vuole perseguire: il differente peso che si vuole dare alla “rappresentatività” o alla “governabilità”, per esempio, è una tipica antitesi tra il sistema proporzionale e quello maggioritario.

Ugualmente la soglia di sbarramento (limitazione verso i partiti piccoli per costringerli a coalizzarsi) oppure il premio di maggioranza (assegnazione ad un partito della maggioranza assoluta senza avere ottenuto la maggioranza dei voti) perseguono un differente obiettivo politico.

GiannuliScrive Aldo Giannuli (docente di Storia contemporanea all’Università Statale di Milano):

un sistema elettorale non è solo la formula matematica che trasforma i voti popolari in seggi, sicuramente questo è l’aspetto più importante del sistema elettorale, ma non è l’unico.

L’ampiezza delle circoscrizioni, la presenza o meno di voti di preferenza, il tipo di scelte sul diritto elettorale, l’età degli elettori, in alcuni casi il sesso, perché il voto alle donne è una conquista recente nel nostro Paese, è del 1945. L’insieme di queste norme forma un sistema elettorale. Bisogna dire che spesso è una stessa impostazione di principio: maggioritario, proporzionale, etc., può dare risultati molto diversi in base alla composizione con gli altri elementi del sistema. Influiscono poi altri aspetti, ad esempio la storia politica e la struttura del territorio. Non si possono inventare formati politici, come un sistema bipartitico o pluripartitico, se non ci sono le condizioni ambientali che favoriscano l’una o l’altra soluzione (3)

Oltre al sistema elettorale occorre affrontare, secondo  Teodori (che scrive queste cose nel 1993), altre tre questioni fondamentali per “recuperare il funzionamento democratico del paese e mettere tutti nella stessa condizione di uguaglianza di fronte alla prova elettorale” :

1) La riforma giuridica dei partiti

Devono essere sottomessi alle regole del diritto pubblico per tutelare la comunità nazionale e per impedire ogni sopruso interno da parte dei suoi membri. Non possono inoltre sottrarsi ad una regolamentazione con particolare riguardo alla selezione delle candidature, al fine di realizzare delle effettive riforme democratiche.

2) L’aspetto economico finanziario della politica (i costi)

Approvazione di un disciplina per il finanziamento pubblico dei partiti, sopratutto da parte dei privati che metta sotto controllo di autorità pubbliche neutrali le entrate e uscite dei partiti e dei candidati senza potersi rifugiare nello status speciale odierno

3) Regolamentazione dell’uso elettorale della televisione

Qualsiasi sistema, anche il migliore, sopratutto se di tipo uninominale, non può funzionare democraticamente senza che venga disciplinata accuratamente la radio e la televisione che rappresentano il canale principale tra eletto e elettore (4).

Sugli interessi di bottega che troppo spesso hanno guidato le “riforme” del sistema elettorale ce ne fornisce un quadro chiaro il professore Giannuli :

il ceto politico dal ’93 in poi, tutto il sistema politico dei partiti, ha cercato di realizzare un sistema elettorale il più possibile favorevole a sé e naturalmente questo alla fine ha prodotto dei compromessi molto pasticciati, è venuto fuori un insieme di norme incoerenti.

Per esempio io vorrei ricordare una cosa, nessun sistema costituzionale bicamerale adotta leggi maggioritarie, questo perché siccome il maggioritario ha un effetto moltiplicatore, per cui pochissimi voti possono produrre uno spostamento massiccio in termini di seggi, il rischio di un risultato difforme tra due camere, che porta all’ingovernabilità, è quello che sconsiglia di conciliare il sistema maggioritario e Parlamento bicamerale (5).

I sistemi elettorali in genere sono abbastanza semplici, hanno poche norme portanti, per cui non esiste l’effetto di ridondanza, se c’è un premio di maggioranza è inutile la clausola di sbarramento e viceversa, noi invece abbiamo creato un sistema in cui c’è un po’ di questo, di quello e di quell’altro, con il risultato di avere una legge assolutamente poco funzionale (5)

[…] tutto questo dice quale è il livello di dilettantismo e di impreparazione della classe politica, che lavora sulle leggi elettorali, conoscendo assolutamente poco il problema e facendo una serie di errori. La classe politica ha cercato di truccare la partita, questo è evidente, ma quello che deve colpire è che gli stessi obiettivi che la classe politica si riprometteva, prima di tutto il bipartitismo, sono stati regolarmente falliti (5).

GalloMa quali sono i fondamenti che dovrebbe avere un buon sistema elettorale? Giorgio Gallo (Università della Pace di Pisa) ci fornisce alcuni spunti interessanti di riflessione:

1. Assicurare trasparenza e semplicità. Il sistema elettorale deve essere semplice da comprendere da parte dell’elettorato.

2. Garantire l’accuratezza. L’atto della votazione deve avvenire nella massima sicurezza: i singoli votanti debbono essere messi nelle condizioni di poter verificare personalmente che i loro voti siano stati correttamente contati.

3. Promuovere la competizione elettorale ed evitare distorsioni di parte. Il sistema non deve favorire nessun gruppo politico rispetto a un altro. In particolare, dovrebbe rendere praticamente impossibile l’elezione di una maggioranza parlamentare che disponga solo di una minoranza di voti.

4. Far sì che ogni voto conti. Un sistema non dovrebbe mai incentivare l’assenteismo; al contrario, dovrebbe promuovere la partecipazione (6).

Abbiamo sin qui trattato in breve le motivazioni politiche che stanno alla base della scelta di un sistema elettorale cercando di fornire indicazioni sulle potenziali ipocrisie dei partiti.

Alcune di queste motivazioni dovrebbero guidare la stesura di una legge che cerchi di sposare il miglior funzionamento dello Stato con la rappresentanza dell’elettorato ovvero un sistema democratico efficiente e credibile.

Nel prossimo articolo vedremo in dettaglio le regole fondamentali dei diversi sistemi elettorali e alcuni dei meccanismi utilizzati per calcolare la ripartizione dei seggi.

D. A. 08.03.14

(1) Come Voterai – Massimo Teodori – Stampa Alternativa 1993

(2) idem

(3) Aldo Giannuli – interventi sul blog BeppeGrillo.it

(4) Massimo Teodori op. cit.

(5) Aldo Giannuli – interventi sul blog BeppeGrillo.it

(6) Giorgio Gallo Università di Pisa – Sistemi elettorali